È stata la notizia della settimana, tutti i fans della NBA ne hanno parlato e ancora adesso ne stanno discutendo. Per alcuni è stata una gioia enorme, per altri una mazzata, un colpo al cuore. Succede questo quando un giocatore importante, un uomo squadra com’era Rajon Rondo per i Boston Celtics decide di abbandonare la nave, cambiare aria nella speranza di trovare maggiori opportunità. Il pezzo settimanale della rubrica #123Ragioni di oggi, è incentrato proprio su 3 ragioni che motivano la scelta di Rondo di passare a Dallas:
1) Voglia di cambiare aria al più presto
Chiariamo subito una cosa: nessuno vuole insinuare situazioni mai esistite. Rondo ha sempre dichiarato di sentirsi parte integrante della franchigia e i tifosi gliel’hanno sempre riconosciuto. L’impegno messo sul parquet è stato sempre esemplare, le prestazioni fornite neanche a parlarne. Rondo ha dato tanto a Boston, così come Boston ha dato tanto a lui. C’è un momento, però, nel quale bisogna dirsi addio e, tale momento, pare fosse arrivato da qualche tempo. Le voci sul futuro del 28enne di Louisville con un contratto in scadenza a giugno 20
15, s’erano fatte sempre più insistenti. I dubbi aumentavano e con essi anche le probabilità di vederlo lontano da Boston in estate. La trattativa con Dallas ha semplicemente accelerato i tempi dell’addio. I dirigenti bianco-verdi, se da un lato avevano in Rondo un simbolo della franchigia, allo stesso tempo lo vedevano oramai come una figura parecchio ingombrante, sia a livello contrattuale che per le operazioni di tanking. Rondo, dal canto suo, poteva decidere di aspettare la naturale scadenza del contratto, diventando così appetibile per diversi roster (Rockets, Kings, Knicks e Lakers erano su di lui incessantemente) ma i Mavs sono arrivati prima di tutti, accontentando sia le esigenze di Boston, che ha ottenuto il massimo da un giocatore in scadenza, che quelle del giocatore, inserendolo in un roster pronto per giocarsi il titolo.
2) Basta aspettare
Aspettare: una parola che presuppone grande impegno da parte di chi attende. È in sostanza quello che i dirigenti Celtics avevano chiesto a Rajon Rondo, aspettare. Avere la pazienza di attende la ricostruzione che Danny Ainge aveva in mente per riportare Boston al posto che gli spe
tta, per storia e tradizione. Rondo ha pazientemente aspettato ma, con un contratto in scadenza a giugno 2015, le voci su un suo possibile addio s’erano fatte sempre più insistenti. RR9 ha cercato davvero di essere l’anello di congiunzione tra gli ultimi gloriosi Celtics del 2008 e i nuovi Celtics che sarebbero dovuti essere altrettanto gloriosi. Nel frattempo il tempo scorreva e, 6 anni senza mai una gioia, sono diventati un peso sempre più grande. Gli errori dei Celtics nascono proprio dall’anno successivo all’ultimo titolo, quando, complice l’arroganza o la convinzione che il roster non andasse rifondato, l’età dei Celtics aumentava mentre la qualità andava via via scemando sul parquet. Una rifondazione avviata quindi troppo tardi e che ha costretto Rondo a masticare amaro per tanto tempo, fino al 18 Dicembre, quando accettando l’offerta di Mark Cuban, ha deciso che non si potesse più aspettare, bisognava fare qualcosa per vincere davvero e vincere subito. Un incubo al quale il tifosi bianco-verdi non hanno mai voluto credere, che nel frattempo però, attraverso delle tempistiche sbagliate da parte della dirigenza di Boston, si è materializzato.
3) Dal tanking al titolo
Dal una situazione di tanking ad un roster costruito per vincere il titolo, il passo per Rondo è stato breve. È bastato dire un sì e tutto magicamente è cambiato di colpo. Passare da Boston a Dallas attualmente, con rispetto parlando, è tutta
un’altra storia. C’è un abisso nel mezzo. I Mavs avevano apertamente fatto intendere le proprie ambizioni al titolo in estate, piazzando un uno-due micidiale che aveva portato Chandler Parsons e Tyson Chandler alla corte del sapiente Rick Carlisle. Mancava giusto un qualcosa, quel tocco che avrebbe fatto la differenza, il dettaglio che avrebbe reso i Mavericks una contender a tutti gli effetti. Rondo ha avuto la ghiotta occasione di potersi giocare le sue carte in un roster altamente competitivo nella Western Conference e, giustamente, l’ha presa al volo. Già prima del suo arrivo infatti, i Mavs, nonostante qualche sconfitta di troppo, hanno avuto in assoluto il miglior attacco della lega con ben 110.1 punti di media a gara. Una statistica mostruosa che sicuramente avrà fatto meditare bene Rajon al momento della firma. Un potenziale che, con il talento che può apportare la Point Guard ormai ex Celtics, potrà sicuramente essere sfruttato pienamente, riuscendo quindi a lottare per il titolo sin dalla stagione in corso.

