Andre Roberson è l’uomo chiave della finale di Western Conference, chi lo avrebbe mai detto? Ma soprattutto, chi avrebbe mai detto che la metà campo dove è decisivo è quella offensiva? Praticamente nessuno poteva pensarlo.
In difesa è sempre stato determinante, riesce a cambiare quasi con tutti i giocatori, eccetto i centri veri e propri. il magnifico pressing su Steph Curry è uno dei motivi per cui lo Chef ha tirato 6 su 20 dal campo in gara 4, ovviamente il più delle azioni era Russell Westbrook a marcarlo, ma sono stati un po’ tutti ad infliggere dei duri colpi al MVP. Il 25enne da Colorado dalla serie contro i San Antonio Spurs ha raggiunto una maturità spaventosa: il suo livello di gioco è aumentato moltissimo, così come la fiducia nei suoi mezzi. L’esempio lampante è il tiro dall’arco, inizialmente era intimorito e preferiva mettere sempre la palla a terra per attaccare il ferro; invece poi piano piano, grazie ai palloni smistati splendidamente da Westbrook e Kevin Durant, si è riscoperto tiratore.

In rosso la percentuale di marcatura contro Roberson. In rosa la percentuale abituale dei giocatori che affronta.
Gran parte del merito è sicuramente da attribuire a Billy Donovan, che coinvolgendo molto il dinamico duo, è riuscito a sfruttare al meglio i raddoppi sullo 0 e sul 35; così facendo Roberson tira spesso con tempo e soprattutto metri a disposizione. L’ottimo lavoro svolto da coach “Billy The Kid” è evidente anche con Dion Waiters, passato da essere un pessimo difensore e un ottimo attaccante solista e inaffidabile a buon creatore di gioco, affidabile sulle situazioni di catch and shot e difensore scarso, ma accettabile. Il giocatore nativo di Las Cruces, New Mexico, è entrato sotto pelle ai Golden State Warriors, perchè ora è chiaro a tutti che contro i Thunder, bisogna preoccuparsi anche di André. Un rompicapo sempre più difficile, ecco cosa sta diventando OKC. Se il contributo offensivo di Roberson dovesse calare, resterà comunque il suo enorme apporto difensivo e la sua eccellente difesa sugli Splash Brothers e questo è preoccupante per gli avversari. Nelle 4 gare disputate nella finale di Western Conference, è cresciuto costantemente fino ad arrivare al culmine che ha contribuito fortemente al 3-1. In gara 1 infatti, Roberson aveva giocato solo 21:34 minuti con 7 punti (3 su 3 dal campo, 1 sola tripla segnata/tentata), 5 rimbalzi, 1 assist, 1 rubata e +/- di -8. Nel secondo episodio della serie, quello vinto dagli Warriors, era stato in campo per 15:21 minuti con 5 punti (2 su 5, 1 su 2 da tre), 3 rimbalzi e +/- di -19. A questo punto qualcosa è cambiato per il figlio dell’ex giocatore John Roberson, visto che è riuscito a farsi spazio nella cute degli avversari. In gara 3 con 30:16 minuti a disposizione, ha collezionato 13 punti (5 su 9 con 3 su 5 dall’arco, ma 2 su 8 dalla lunetta), 6 rimbalzi e un impressionante +/- di +33. Il mood positivo continua nella quarta partita della serie, dove in 40:26 minuti ha demolito Golden State. A fine partita il tabellino segna: 17 punti, 12 rimbalzi, 3 assist, 5 rubate e con un +/- di +25. Oltre a migliorare dalla lunetta, ci sono poche cose da dirgli, giusto un banale “Continua così!”
Essere figlio di due atleti professionisti, John giocatore di basket per 12 anni e Lisa di pallavolo, ha certamente aiutato André a cogliere le sfumature dello sport professionistico, così da poter entrare sotto pelle nei momenti decisivi. Diciamo che si respirava sport in famiglia, non a caso su 6 figli (5 femmine), ben 4 praticano sport a livelli più o meno alti. Comunque finiranno, i playoff che ha giocato, meritano di essere incorniciati e metaforicamente appesi su una parete di casa Roberson, dove appunto, lo sport è di casa.








































