ANDAMENTO STAGIONALE: 30 W-23 L (6° posto nell’Eastern Conference e 3° nelle Central Division)
Prima dell’inizio di questa regular season, attorno ai Milwaukee Bucks c’era sicuramente grande curiosità per vedere come i giovani Parker e Antetokounmpo si sarebbero comportati e come si sarebbero integrati tra loro. Tuttavia, col passare delle settimane e di partita in partita questa curiosità s’è trasformata in un vero e proprio interesse. I risultati, quantomeno fino alla pausa dell’All Star Game, parlano chiaro: dal peggior record della lega nella stagione 2013/14, fino al 6o posto nell’Eastern Conference.
Coach Kidd, tanto criticato durante la sua esperienza ai Nets, si sta prendendo le sue rivincite e con un gruppo giovane come il suo, sta fecendo divertire tutto il pubblico della lega. Insieme agli Atlanta Hawks si contendono il titolo, seppur fine a se stesso, di sorpresa dell’Est, grazie all’ottimo rendimento di alcuni giocatori e un ottimo sistema difensivo. Analizziamo insieme la loro stagione fino alla pausa per l’All-Star Game.
PUNTI DI FORZA:
-Giannis Antetokounmpo
Altra nota molto positiva della stagione dei Bucks è il rendimento della bench unit, guidata dall’ex Memphis e Dallas, O.J. Mayo. La SG sta mantenendo le medie di 11.8 punti e 2.9 assist a partita, ma oltre a lui sono tre i giocatori che superano i 7.1 punti di media (Henson, Bayless e Ilyasova). E avere una rotazione ampia di giocatori è fondamentale per andare avanti ai Playoffs.
-La difesa
La più grande sorpresa della stagione dei cervi non è però un giocatore, bensì la difesa. Coach Jason Kidd, tanto criticato per il suo operato a Brooklyn, ha messo in piedi un ottimo sistema difensivo e ha portato i Bucks nell’élite delle difese NBA. Principi cardine della fase difensiva sono la protezione del ferro da parte del centro in campo e un grande spirito di sacrificio sui recuperi, in particolare sulle uscite dai blocchi (citofonare ad Antetokounmpo).
-La transizione
È vero che essere una delle squadre più giovani della lega comporta una generale mancanza d’esperienza ai Playoffs, ma sicuramente mette al servizio di coach Kidd tanta velocità in transizione. Nonostante tengano ritmi abbastanza bassi, i Bucks sono sempre pronti a correre da una parte all’altra del campo. Sono 1.18 i punti prodotti a transizione e 1.01 quelli concessi ogni contropiede subito.
Se c’è una nota dolente nella stagione dei Bucks, essa porta sicuramente il nome di Larry Sanders. Il centro ventiseienne aveva saltato 59 partite nella stagione passata, ma la dirigenza dei Cervi ha creduto fortemente in lui e lo ha rifirmato per 44.000.000$ in quattro anni. Le aspettative di rivederlo tornare a registrare le medie del 2012/13 si sono infranti agli albori del mese di gennaio. Sanders non mette piede sul parquet dal 23 dicembre, tra infortuni, sospensioni e svogliatezza e non sembra intenzionato a farlo fino al resto della stagione, come riporta Ric Blucher di Bleacher Report.
Larry Sanders con la canotta n. 8 dei Milwaukee Bucks
-I rimbalzi
Il ritmo di gioco dei Bucks prevede pochi possessi per gli avversari e di norma, anche pochi tiri. Per questo motivo non avere buoni rimbalzisti, come nel caso di Milwaukee, assume una funzione doppiamente negativa. I Bucks sono al 26° posto in NBA per rimbalzi catturati a partita e il leader della squadra in questo fondamentale è una SF come Antetokounmpo. Per questo motivo la dirigenza è molto attiva sul mercato in questo periodo e sta cercando di accaparrarsi un buon lungo prima della trade deadline.
-L’attacco in post
Un’altra ragione per cui i Bucks sono alla disperata ricerca di un lungo sul mercato è la mancanza di un lungo con un buon gioco in post. I vari Zaza Pachulia, Middleton, Kenyon Martin, Ilyasova, Henson ecc. non offrono grandi sicurezze e di conseguenza la squadra si affida al post solo nel 6% delle azioni d’attacco e riescono a produrre punti solo nel 42.6% di queste situazioni.
I RIMANDATI
-Jabari Parker
Scelto con la scelta numero 2 all’ultimo draft, Jabari Parker non ha fatto attendere il suo contributo alla causa dei Bucks. Al momento del suo infortunio era il principale candidato al premio di ROY, facendo registrare le medie stagionali di 12.3 punti e 5.5 rimbalzi. Il futuro sarà sicuramente roseo per l’ex Duke, ma 25 partite sono un campione troppo esiguo per poterlo valutare.
Jabari Parker, ala dei Milwaukee Bucks
-Zaza Pachulia
Che offensivamente non fosse un fenomeno tutti lo sapevano, ma Pachulia sta sorprendendo (quasi) tutti nella propria metà campo. Con lui in campo il defensive rating della squadra è 99.1, mentre senza di lui sale fino a 104.1. Il georgiano sta facendo mancare per il suo apporto a rimbalzo. 6.5 rimbalzi a partita sono troppo pochi per un centro dal suo minutaggio.
PROSPETTIVE PER LA STAGIONE
È vero che in Wisconsin non ci sono più né Richie e Fonzie, né Jabbar e Robertson, ma si può dire che con Parker e Antetokounmpo siano tornati gli Happy Days.





















