Coach offensivo, coach difensivo, coach da pretattica: tante sono le etichette che ci piace appiccicare alla fronte e alla reputazione di chi ha deciso di fare delle panchine della pallacanestro la propria vita. Eppure spesso dimentichiamo che un allenatore bravo è preparato in tutti gli aspetti del gioco; per questo un Thibodeau sarà ottimo conoscitore della fase offensiva e un D’Antoni di quella difensiva. Un grande allenatore è tale ben oltre il gioco che la propria squadra esprime. Tuttalpiù possiamo ricordarci di coach che, per risultati ma non solo, sono già parte della grande storia del gioco del basket. Ne abbiamo selezionati dieci, che forse sono i migliori ad essersi seduti su una panchina NBA.
10) JERRY SLOAN
Ha lavorato per quattro stagioni ai Bulls, ma la parte migliore della sua carriera si è svolta a Salt Lake City, alla guida degli Utah Jazz. Dal 1988 al 2003 ha potuto lavorare con il duo John Stockton-Karl Malone, riuscendo a raggiungere le Finals nel 1997 e nell’anno seguente. Purtroppo non è mai arrivato un titolo che sarebbe stato quanto mai meritato, ma in quelle quindici stagioni i Jazz non hanno mai mancato i playoff. L’ultimo acuto di Sloan risale al 2007, quando i Jazz di Deron Williams ed Andrej Kirilenko sono approdati alla finale di Conference, senza riuscire tuttavia a battere gli Spurs.
9) DON NELSON
E’ ricordato soprattutto per le esperienze sulle panchine di Golden State Warriors (1988-1995, 2006-2010) e Dallas Mavericks (1997-2005). Anche lui non ha mai vinto il titolo, ma durante i periodi trascorsi con la Dub Nation ha allenato gente del calibro di Mitch Richmond, Chris Mullin, Tim Hardaway, Latrell Sprewell e Chris Webber. Sulla panchina dei Mavs, invece, ha contribuito in modo significativo alla definitiva esplosione del talento di Steve Nash. La sua più grande impresa risale proprio ad una serie di playoff tra queste due squadre nel 2007, quando dei sorprendenti Warriors eliminarono i Mavericks campioni in carica e favoriti al titolo.
8) GEORGE KARL
Le maggior parte dei tifosi lo ricorda per aver guidato i grandi Seattle Supersonics negli anni ’90, raggiungendo due finali di Conference e le Finals NBA nel 1996, perse poi contro i soliti Bulls. Ha condotto successivamente i Milwaukee Bucks al loro ultimo acuto, con le finali di Conference perse nel 2001 contro i 76ers. Nel 2012/2013 riceve il premio di Coach dell’anno grazie all’ottimo lavoro svolto con i Denver Nuggets. Purtroppo la corsa di quella squadra si ferma al primo turno di playoff, complice il gravissimo infortunio di un Danilo Gallinari che ha dominato la stagione regolare.
7) Doc Rivers
Nel suo primo anno da capo allenatore porta dei sorprendenti Orlando Magic ad un record di 41-41, vincendo il Coach of the Year Award al termine della stagione. Ma la sua fortuna inizia a diventare immensa con l’arrivo dei Big Three Allen, Garnett e Pierce a Boston. Raggiunge e vince le Finals contro i Lakers nel 2008, grazie ad un basket ordinato in attacco e aggressivo in difesa. Due anni dopo, le velleità di Kobe Bryant impediranno a Rivers di ripetersi. Dal 2013 è coach dei Los Angeles Clippers, con cui, nonostante i grandi roster assemblati, non è mai andato oltre il secondo turno dei playoff.
6) LARRY BROWN
Questo è un coach che ha avuto grande pazienza, e lo diciamo perchè è rimasto nell’ombra per i primi trentasei anni della sua carriera. Il suo primo successo risale al 2001, quando porta i Philadelphia 76ers di Allen Iverson alle Finals, pur perse, e vince il premio di allenatore dell’anno. Il vero capolavoro è da ricondursi ai Bad Boys dei Detroit Pistons nella versione del ventunesimo secolo, con cui raggiunge le Finals per due volte di fila, vincendo quelle del 2004 grazie ad una difesa con pochi precedenti per efficacia.
5) Chuck Daly
Si parlava di Bad Boys. Ecco, Chuck Daly è colui che ha allenato quelli originali, sempre targati Detroit Pistons. Durante le nove stagioni trascorse a Motor City, ha raggiunto le Finals per tre volte di fila, riuscendo anche nell’impresa del repeat. A suggellare la carriera, la nomina di head coach del Dream Team allestito per le Olimpiadi di Barcellona del 1992.
4) PAT RILEY
Siede sulle panchine dei Lakers dello Showtime, dei Knicks fra il 1993 e il 1995 e dei Miami Heat tra il 1995 ed il 2008. Se a New York non va oltre le Finals perse del 1994, vince ben quattro anelli a Los Angeles e mette la ciliegina sulla torta con la vittoria del titolo in rimonta sulla panchina di Miami nel 2006. E’ alla fine della sua peggiore stagione da coach (2007-08) che decide di ritirarsi e passa al ruolo di presidente della squadra della Florida.
3) GREGG POPOVICH
Per risultati e costanza di rendimento ad alto livello, è il miglior coach NBA degli ultimi vent’anni. Può vantare nella propria bacheca cinque titoli, tutti vinti con i San Antonio Spurs, e quattro partecipazioni all’All Star Game in qualità di allenatore. I suoi Spurs non mancano i playoff addirittura dalla stagione 1996-97, quando David Robinson era fuori per infortunio e Tim Duncan giocava ancora all’High School. Nelle ultime quattro stagioni, San Antonio è andata tre volte oltre le sessanta vittorie stagionali.
2) RED AUERBACH
Basterebbe fermarsi a dire che ha allenato i mitici Boston Celtics degli anni ’60 per intuirne la grandezza. Ha allenato un campione del calibro di Bill Russell e con lui ha raggiunto le Finals per ben undici volte, vincendone addirittura nove, il che ne fa il secondo allenatore di sempre per numero di titoli conquistati. Pensate che il premio di allenatore dell’anno porta anche il nome di Red Auerbach Trophy e i Celtics lo hanno onorato ritirando la maglia numero 2.
1) PHIL JACKSON
Il re di tutti i coach NBA, colui che ha vinto più di chiunque altro. Ha lavorato con i migliori giocatori che abbiano calcato il parquet: Michael Jordan, Shaquille O’Neal, Kobe Bryant, Karl Malone. Ha guidato i Chicago Bulls degli anni ’90 a sei titoli e ne ha vinto appena uno in meno con i Lakers del nuovo millennio. Ha provato anche l’esperienza della presidenza di una squadra NBA in un ambiente difficile come quello di New York, stavolta senza successo. Una cosa è certa: seduto in panchina, anziché dietro la scrivania, è un vero artista.


















