Dieci.
Decimo scritto sotto l’effige “From The Corner”. Traguardo? “Manco per il….” tuonerebbero in posti meno rinomati di questo. Sicuro un Check Point, prendendo spunto dall’affezione che, da sempre e per sempre, mi lega (e mi legherà) al videogioco Crash Bandicoot.

Houston Rockets
Ed attenzione perché precedentemente ho usato la parola “scritto” con coscienza, in quanto gli “articoli”, quelli belli davvero, sono tutta un’altra cosa. O almeno dovrebbero.
NBA Passion in questi giorni è tale e quale alla rinfusa scrivania di un ansioso studente, quando gli esami sono tanti, ed il tempo è tiranno: libri accatastati, idee sfocate e tanta ottima volontà mischiata a quel sapore agro della paura di incappare in qualche errore. In pratica è come se i Playoff li stessimo giocando noi.
Magari.
Invece no, li giocano loro, quelli bravi (e milionari..) dall’altra parte dell’oceano e finora, in realtà, ci sono state ben poche sorprese: Cleveland ha sbrigato la pratica Indiana con barlumi di bel gioco mescolati ad altri di fortuna sfacciata. Nella vita serve pure quella. Golden State ha sistemato una Portland forse troppo arrendevole nel corso delle singole gare, la quale ha pagato la poca fisicità sotto canestro, dove McGee (si proprio lui, quello degli Shaqtin’) non si è dovuto nemmeno rimboccare le maniche. Curry intanto è tornato ai livelli di MVP delle scorse stagioni, complice anche l’assenza di Durant. Passano anche San Antonio e Houston, i primis dopo 6 partite toste (ed aiutatemi a dire “toste”) contro gli intramontabili Memphis Grizzlies ed i secundis in 5 contro il Russell Westbrook Show & l’allegra combriccola al seguito. Manca solo il verdetto sancito dalla disperata gara 7 tra i Jazz ed i Clippers, in scena stasera.

Thomas e LBJ
Girando la testa verso la parte destra del tabellone non può che tornare un sorriso nel notare che Isaiah Thomas ha ritrovato quella luce che lo ha illuminato per tutta la stagione. Così dopo i primi due stop, Boston ha inanellato 4 successi consecutivi, validi per la semifinale contro i maghi di Washington, ugualmente vincitori in 6 gare contro Atlanta. Toronto, dopo aver sconfitto il Dio Greco, si ritrova ancora una volta contro Cleveland, in una serie che si preannuncia calda come poche.
Previsioni? Accendetevi il meteo, se volete le previsioni. Nell’ultima puntata a Web Radio 5.9, alla domanda se i Celtics fossero finiti, ho ammesso convinto: “Cavolo se sono finiti! Peccato, dopo l’ottima stagione che hanno fatto. Però almeno questa sconfitta verrà ricordata più per il lutto di Thomas che per tutto il resto..”.
Dopo questa ritengo di essere l’ultima persona al mondo che può dare un pronostico, ma sicuramente la prima con la quale seguire TUTTE le partite che ci separano da qui fino alla consegna del Larry O’Brien Trophy, accompagnati dalla Peroni gelata.
Per il resto: JUST ENJOY.




La faccia di chi sa di aver scritto la storia ed aver battuto un record che sembrava inarrivabile. Con la vittoria contro Memphis, i Warriors raggiungono quota 73 vittorie stagionali, superando il primato appartenuto ai Bulls di Jordan. A quella squadra apparteneva Steve Kerr, artefice di quest’altro successo. Però per Golden State la stagione non finì altrettanto bene.
uno dei migliori giocatori che abbiano calcato quel palcoscenico. L’immagine rappresenta il numero 24 gialloviola che saluta per un’ultima volta il pubblico che lo ha amato. Mamba out.
Draymond Green colpisce con un calcio nelle parti basse Steven Adams, mettendolo ko. Questo è solo uno dei quattro flagrant fouls che impediscono al numero 23 dei Warriors di disputare gara-5 delle Finali.
l’anno. La stoppata di LeBron James su Andre Iguodala è rimasta il simbolo del dominio del “Re” sia dal punto di vista fisico sia da quello tecnico e della vittoria dei Cavaliers.
LeBron James abbraccia il suo compagno Kevin Love e scoppia in lacrime sul parquet dell’Oracle Arena. È finalmente il titolo con la sua Cleveland, che desiderava fin da bambino e non era ancora mai arrivato.
(quasi) tutti gli appassionati. KD si schiera dalla parte dei vincenti e lascia da solo Russell Westbrook, che nel frattempo ha preso più saldamente le redini della squadra.
Dwyane Wade cambia aria. Flash approda a Chicago, dove i Bulls, insieme a Butler e all’altro neo-acquisto Rajon Rondo, hanno grandi ambizioni.
La squadra statunitense si mette in posa per quest’immagine dopo aver vinto il terzo oro olimpico consecutivo e il sesto su sette apparizioni dal 1992, l’anno del Dream Team. Sì scontato il trionfo (+30 in finale sulla Serbia), ma il meno scontato tra tutte le sei vittorie, anche a causa di un roster privato di molte stelle.
in una serata da brividi a Springfield. Julius Erving, Bill Russell, Alonzo Mourning e Isiah Thomas presentano i tre ex-giocatori che emozionano il pubblico con i loro
Nell’immagine Kevin Garnett con il pugno sul petto, uno dei suoi gesti tipici. Nel 2016, oltre a Kobe Bryant e Tim Duncan, si ritira anche KG, alla sua maniera, senza un farewell tour o una partita d’addio.
Craig Sager viene sconfitto dalla leucemia. È questa la terribile notizia che sconvolse il mondo dello sport il 15 dicembre. Una tra le icone sportive statunitensi abbandona la lotta iniziata nel 2014 e tutto il mondo si stringe a lui.
da tre punti di Kyrie Irving è diventato “The Shot”, un rifacimento di ciò che decise le Finals diciotto anni prima. Il tiro della guardia dei Cavs è ciò che decise la partita e portò nell’Ohio il titolo mai arrivato prima.


















