Il fallo su Brandon Clarke, il flagrant 2 comminato dagli arbitri, l’espulsione, la corsa a dare il “cinque” alle prime file del FedEx Forum prima di scappare negli spogliatoi, e persino una puntata “d’emergenza” del suo podcast a caldo dopo la vittoria per 117-116 in volata dei suoi Golden State Warriors contro i Memphis Grizzlies in gara 1: Draymond Green la partita non l’ha finita, ma ne è stato uno dei protagonisti assoluti.
Certo, Klay Thompson ha sbagliato 2 tiri liberi nel finale (!) per poi redimersi con la tripla decisiva a 36 secondi dal termine. Ok, Jaren Jackson Jr e Ja Morant hanno risposto colpo su colpo a Stephen Curry e Jordan Poole, la guardia degli Warriors ha persino sfiorato la tripla doppia partendo dalla panchina mentre Jackson Jr ha messo a segno ben 6 triple.
Tutto stupendo, ma l’espulsione di Green, la sua reazione divertita e soprattutto la levata di scudi generale a suo sostegno e contro la decisione degli arbitri, è stata l’evento catalizzatore di gara 1.
Draymond Green espulso, Clarke: “E’ noto per i suoi fallacci”. Lui: “Ma se ti ho persino tenuto…”
Draymond Green ha commesso a 1:18 dalla fine del secondo quarto un fallo giudicato flagrant 2 su Brandon Clarke, colpendo il lungo dei Grizzlies all’altezza delle spalle per poi trascinarlo a terra tenendolo per la maglia. Un fallo duro, commesso per impedire a Clarke di segnare un comodo layup ma nel quale Green ha finito per mettere troppa foga. Gli arbitri hanno giudicato “non necessario e eccessivo” l’intervento di Draymond Green, da qui l’espulsione diretta come da regolamento: “Il primo è stato un significativo contatto all’altezza del capo, e quindi la trattenuta per la maglia su un avversario in una posizione fuori equilibrio, in aria (…) non necessaria e eccessiva“.
Nella puntata speciale del suo podcast post partita, Draymond Green si è difeso spiegando come “la mia mano si sia solo impigliata nella sua maglia (…) credo che l’espulsione sia stata più dovuta alla mia reputazione che al fallo di per sé. La realtà è che l’ho persino tenuto mentre cadeva, era a terra e avevo ancora la sua maglia. E mi hanno espulso perché IO lo avrei tirato giù… Ma arrivati a questo punto me lo aspettavo, voglio dire, mi hanno sospeso per una partita in gara 5 delle finali NBA, pensate davvero che non sapessi che mi avrebbero cacciato in una gara 1 di secondo turno? Non sono sorpreso neanche un po’“.
Vero o no, su Twitter tra i colleghi di Green e tra i tifosi si è aperto un collegio difensivo largo a supporto di Green, con Trae Young a chiedere, ad esempio, di “giudicare il fallo e non chi lo ha commesso“, con Damian Lillard a chiedere “più contestualizzazione” nell’applicare il regolamento, con Tyrese Haliburton, Donovan Mitchell e altri a esprimere la propria incredulità, e con James Worthy, grande Ex Lakers, a rimpiangere i bei tempi andati delle sane (si fa per dire) mazzate sotto canestro. E naturalmente, la sequela infinita di meme riciclati e corse di Antonio Brown riproposte in ogni variante sul tema.
Fanno ovviamente quadrato attorno a Draymond Green Stephen Curry: “Espulsione pazzesca, non bello da vedere e non certo un bene per la partita. Non penso meritasse l’espulsione, assolutamente“, e coach Steve Kerr: “Siamo rimasti tutti un po’ scioccati, ma abbiamo mantenuto determinazione e fiducia, siamo rimasti dentro la partita“.
Alla fine, l’unica voce contro il furor di popolo è stata quella della vittima del fallo, Brandon Clarke che ha anche citato i precedenti di Draymond Green: “E’ ben noto per i suoi fallacci in carriera, lo guardo giocare da una vita per cui non c’è molto da stupirsi. Io non sono uno che simula, mi ha dato un bel colpo, due volte, ma ripeto che non sono stupito. Lo ha già fatto in passato“.





