Dopo il burrascoso esordio casalingo contro i San Antonio Spurs,sulla baia di Oakland si diradano un po’ le nubi e si intravedono alcuni raggi di sole: i Warriors infatti escono vittoriosi dalle 2 trasferte a New Orleans (122-114) e Phoenix (106-100) e riportano il record in positivo. Ovviamente non è accaduto che magicamente tutto è andato al proprio posto e i meccanismi hanno cominciato a funzionare alla perfezione, ci sono cose che iniziano a girare per il verso giusto e altre ancora no ma vincere aiuta a vincere ed a rasserenare gli animi e soprattutto aiuta ad analizzare con più tranquillità gli errori commessi.
Cosa inizia a funzionare
Nonostante i continui alti e bassi, l’attacco dei Golden State Warriors da l’impressione di poterne segnare 110 ogni sera anche ad occhi chiusi: il potenziale è enorme ed il gioco inizia ad essere più fluido anche perché Draymond Green sembra aver preso in mano le redini del gioco ( è lui il vero play maker di questa squadra) anche a discapito di qualche conclusione personale. Kevin Durant continua ad impressionare ed è senza ombra di dubbio il più positivo ed il più costante fino a questo momento anche se 3 partite sono alquanto poche per dare giudizi significativi, per lui parlano i numeri: fino ad ora 2 doppie doppie ed oltre 30 punti di media. Nelle ultime 2 gare ci sono stati più tiri che rientrano nella filosofia di gioco di coach Kerr derivanti da movimento della palla e transizione che poco si erano visti nella prima uscita stagionale contro gli Spurs.
Cosa ancora non va
Certamente in questo inizio i punti deboli dei Warriors sono stati la difesa e i rimbalzi e le cose al momento non sembrano voler migliorare. Se nella prima contro gli Spurs come leggere attenuanti c’erano la caratura dell’avversario e la pressione per l’esordio in casa, alcuni dei canestri subiti contro Pelicans e Suns sono davvero di difficile comprensione; cambi sbagliati sui blocchi,lay up senza nessun tentativo di ostacolo, e tanti rimbalzi offensivi concessi sono ancora all’ordine del giorno in casa Warriors cosi come le palle perse in attacco che sono ancora in numero troppo elevato. La panchina non riesce ancora a dare il giusto contributo sia in termini di energia che realizzativi.
I Golden State Warriors sono ancora un cantiere aperto, hanno bisogno ancora di rodaggio e di trovare le giuste alchimie; a volte danno la sensazione di essere anche un po’ presuntuosi e di pensare di trovare sempre e comunque un modo per vincere la partita, ma come ribadito anche da coach Kerr, il talento non basta da solo per vincere le partite, e aggiungiamo noi figuriamoci per vincere un anello. C’è ancora tantissimo tempo, mancano 79 partite di regular season e poi ci saranno i play off e questa squadra ha espresso fino a questo momento neanche la metà del proprio potenziale. Partita dopo partita le cose andranno sempre meglio, questo è poco ma sicuro, se poi questo potrà bastare o meno per arrivare fino in fondo lo dirà soltanto il campo.

