Guardando una partita NBA qualsiasi, chiunque può essere testimone di grandi giocate e momenti spettacolari. Con la forza e l’atletismo che i giocatori possiedono, giocate spettacolari, da lasciare con gli occhi sbarrati, accadono piuttosto regolarmente, diminuendo un po’ l’eccitazione che dovrebbe accompagnarle.
Vedere due giganti di 2.13 m o più in campo contemporaneamente per la stessa squadra, però, attirerà sempre l’interesse dei fans. E quando qualche giorno fa, per la precisione la scorsa Domenica, i giornalisti hanno avuto la possibilità di assistere all’allenamento nella nuova struttura di Camden, sicuramente l’esperimento di coach Brett Brown non è passato inosservato: riportare in auge le “torri gemelle”, con Embiid e Okafor in campo insieme per alcuni minuti durante la partita di fine allenamento.

di Joel si può dire qualsiasi cosa, ma non che gli manchi il fisico
Ciò sicuramente ha portato un po’ di eccitazione e di ottimismo a una squadra che durante la preseason è stata martoriata dagli infortuni. Quello di Domenica era, infatti, il primo giorno dall’inizio del training camp in cui Okafor ha partecipato all’intera seduta, essendo in precedenza infortunato allo stesso ginocchio che da Marzo da problemi. Nel tempo limitato in cui i media hanno potuto osservare la squadra, una cosa è saltata all’occhio: nella squadra in cui Embiid e il centro di Duke giocavano insieme, la palla si muoveva velocemente e, con i due ad alternare attacchi in post e jumper dalla media distanza (nel caso di Joel anche oltre la distanza canonica da cui un uomo di 2.16 m dovrebbe poter tirare) la difesa spesso sembrava aprirsi come il Mar Rosso, creando spaziature interessanti per le penetrazioni degli esterni.
Una cosa però è certa: nonostante il potenziale in una formazione del genere sia tangibile, è tuttavia un’arma a doppio taglio. Prima di tutto, togliere un giocatore dalla zona del campo in cui preferisce operare lo limita e non poco dal punto di vista offensivo. I due insieme non sarebbero sicuramente una sentenza di morte come la coppia Noel-Okafor da quel lato del campo, ma il fatto che entrambi siano in grado di allontanarsi un po’ da canestro non vuol dire che lo debbano fare un possesso sì e l’altro pure.
Sappiamo tutti che nella NBA di oggi il prototipo di ala grande perfetta dovrebbe avere un buon tiro da fuori (diciamo almeno il 35% da 3 e il 42% dagli angoli) e essere abbastanza veloce lateralmente e forte fisicamente da poter marcare almeno 3 ruoli dall’altro lato del campo. Si da il caso che per ora né Embiid (che certamente ha il potenziale per diventare qualunque tipo di giocatore voglia) né tantomeno Okafor possiedono queste caratteristiche. Farli giocare insieme, con uno dei due da 4, può essere una tentazione forte per i 76ers fino a Gennaio, quando presumibilmente (si spera) ritornerà dall’infortunio al piede Ben Simmons.
La fase difensiva potrebbe essere un grosso grattacapo se dovessero giocare contemporaneamente per diversi minuti ogni partita. I problemi di Okafor da quel lato del campo verrebbero ingigantiti nel caso in cui dovesse difendere le ali grandi avversarie. Poiché le altre squadre stanno puntando sempre di più verso “shooting and spacing” da tutti e 5 i giocatori in campo, sarebbe irrealistico e ingiusto pensare che Jahlil possa inseguire per il campo i 4 moderni. Lo stesso problema insorgerebbe nel caso in cui i ruoli venissero invertiti, con Okafor al centro del pitturato e Embiid da ala.
Nonostante sia potenzialmente un difensore fenomenale, in grado di cambiare pure con le guardie ( qui per esempio resta incollato a Wall, non proprio l’ultimo arrivato), farlo allontanare dal canestro minimizzerebbe l’impatto che può avere come stoppatore e rimbalzista. La ragione per cui è considerato un talento così cristallino è proprio la capacità di mescolare incredibili istinti offensivi (venerdì notte contro Miami ha collezionato ben 18 punti e 9 rimbalzi in 18 minuti di gioco. D I C I O T T O) con giocate difensive fuori dal comune. Toglierlo dalla sua “comfort zone” per coprire le lacune difensive di Okafor o di qualunque altro giocatore sarebbe semplicemente senza senso.
Nonostante il roster dei Sixers non sia particolarmente competitivo al momento, gettare tra le fiamme due dei migliori giocatori in squadra, con il rischio che, dovendo stare al passo con giocatori più leggeri e veloci, si possano infortunare nuovamente non sarebbe una mossa delle migliori. Per quanto i tifosi di Philadelphia possano essere eccitati per la stagione imminente (d’altronde hanno buona ragione di esserlo ), quest’anno sarà ancora di transizione, in cui il front office e i coach dovranno concentrarsi sul miglioramento e sulla comprensione del gioco dei vari Embiid, Okafor, Simmons, Saric e Noel (se rimarrà in squadra, ed è un grosso se) più che sulle vitt0rie.
In definitiva, Okafor e Embiid potrebbero giocare in modo efficace qualche minuto sporadico insieme questa stagione, grazie al loro talento sconfinato e alle mani da pianista che entrambi i giocatori possiedono, e dalle prime dichiarazioni sembrano stimarsi molto (cosa molto sottovalutata da chi guarda da fuori la lega) e non vedono l’ora di condividere il campo insieme. Sarà sicuramente una stagione interessante per Philadelphia, e chissà che in futuro un ritorno al “tall ball” non possa soppiantare la “small ball” che recentemente ha portato successo in quel della Baia e dell’Ohio.






