Milano, 17/12/2025 – In occasione della presentazione del palinsesto natalizio di Sky Sport, abbiamo avuto l’onore di essere presenti e parlare con i protagonisti del network sportivo più seguito d’Italia. Da quando sono stati accesi i riflettori sulla grande novità di Sky Sport Basket, il nuovo canale interamente dedicato alla pallacanestro, tanti sono i volti nuovi all’interno del team. Tra loro, un nome che incarna più di ogni altro l’essenza del basket italiano: Marco Belinelli.
Belinelli non è solo un campione, è un simbolo. Un uomo che ha trasformato la passione in missione, costruendo un ponte tra due universi cestistici, quello europeo e quello americano, con determinazione, talento e una devozione assoluta per la palla a spicchi. Nato a San Giovanni in Persiceto, cresciuto tra i sogni di Bologna e le sfide dell’NBA, Marco è riuscito dove pochissimi sono arrivati: diventare il primo italiano campione NBA, trionfando nel 2014 con i San Antonio Spurs di Gregg Popovich.
La sua carriera è una parabola di coraggio e perseveranza: dalle prime schiacciate con la Virtus Bologna all’approdo nel basket più spettacolare del mondo, passando per tappe che lo hanno reso un esempio dentro e fuori dal campo. Come racconta lui stesso, “il fuoco che ho sempre avuto dentro di me è stato una sfida. Ma per me vincere è sempre stato tutto”.
Oggi, dopo aver salutato il parquet, Marco resta un faro per la nuova generazione di cestisti. Ambassador di Sky Sport, consigliere della Virtus e figura di riferimento per chi sogna di arrivare lontano, continua a trasmettere valori autentici: impegno, umiltà, rispetto e amore per lo sport. “Essere un esempio significa trasmettere passione, umiltà e rispetto”, dice. Un’eredità che va ben oltre le vittorie e i trofei.
Nell’intervista che segue, Marco ripercorre le tappe della sua carriera, racconta l’emozione dell’NBA, la crescita nel basket italiano e il suo nuovo capitolo televisivo. Una chiacchierata sincera e appassionata con un uomo che ha dato tutto a questo sport. E continua, ogni giorno, a restituirgli qualcosa.
In tanti anni di carriera tra la LBA, l’Eurolega, Nazionale ed NBA, cosa ti ha motivato ogni giorno a dare sempre il massimo?
“Io nasco con una passione incredibile per questo sport, per la pallacanestro. Ho sempre cercato di rispettarlo, di crescere di anno in anno e soprattutto di centrare gli obiettivi, che sono stati: essere un giocatore importante, vincere i trofei e cose del genere. Il fuoco che ho sempre avuto dentro di me è stato una sfida nel confrontarmi con i miei compagni di squadra, con gli avversari. Ma per me vincere è sempre stato tutto”.
Hai frequentato spogliatoi e culture cestistiche diverse. Cosa ti ha insegnato il basket americano e cosa invece quello europeo?
“Sono due mondi diversi, ho sempre guardato l’NBA con occhi diversi fin da piccolo. Per me l’obiettivo era complicato, ma quando ero piccolino non me ne rendevo ancora conto. Diventare un giocatore NBA è sempre stato uno dei miei obiettivi e il lavoro sodo ha pagato, come anche avere una grande famiglia alle spalle o amici giusti. Mi hanno sempre portato a credere nei miei sogni e a lavorare per fare in modo di centrare i miei obiettivi. L’NBA l’ho sempre vista con gli occhi diversi perché è un mondo talmente magico che per me, il primo giorno di allenamento, anche solo indossare un calzettone con il logo della lega è stato qualcosa di clamoroso. Quando guardavo la tv pensavo che avrei voluto esserci io lì, ero affascinato dalla perfezione di quel mondo. Ma ovviamente anche il basket italiano mi ha dato tanto, mi ha dato la possibilità di crescere come giocatore e sicuramente anche come persona fuori dal campo”.
L’idea del 3×3 olimpico, che coinvolge anche Danilo Gallinari, è sfumata oppure ci state ancora lavorando?
“Da parte mia non è mai esistita, anche se è stato divertente. Quando ho deciso di smettere intendevo del tutto, il 3×3 è molto complicato e faticoso. Non so se a questa età io, Gallo e il Mago possiamo fare la differenza. È stato divertente, ma direi che il discorso è finito 30 secondi dopo essere cominciato”.
In Italia si sta aprendo un nuovo ciclo. Tra i giovani vedi già un nuovo Belinelli, qualcuno pronto a fare sacrifici per far lievitare il proprio talento?
“Ne parlavo l’altro giorno con un mio amico. Penso che, purtroppo, non ci sono ragazzi con la mia mentalità o con quelli dei vari Bargnani, Gallinari, Datome, Mancinelli, ma anche di giocatori dell’epoca precedente quali Menego, Soragna, Pessina. Quella mentalità lì, secondo me, è un po’ complicata da ritrovare nei ragazzini. Ovviamente la mia speranza è sempre che ci siano giovani talenti, perché sono il nostro futuro. Penso che si stia lavorando in un modo abbastanza corretto per fare in modo che si costruisca un futuro per la pallacanestro italiana. Non so se ci sarà un nuovo Belinelli, ma sicuramente spero che possano sbocciare tanti giovani, che possano crescere con la mentalità giusta, magari quella che abbiamo avuto noi che adesso abbiamo smesso”.
Parliamo del tuo futuro. Petrucci ha già accennato qualcosa riguardo ad alcuni progetti che ti coinvolgono. In più sei Ambassador di Sky Sport e stai collaborando con la Lega. In generale ti vedi più vicino o più lontano dal campo, ad esempio in un ruolo dirigenziale?
“Dopo essermi ritirato ho ricevuto questa grandissima possibilità, stabilita di comune accordo, da Sky Sport. E mi rende molto contento e orgoglioso, Poi ho anche questo ruolo da consigliere ambassador della Virtus Bologna, quindi sono abbastanza impegnato. Con Petrucci ci siamo sentiti e anche con Gigi Datome, è un discorso che non è ancora stato chiuso. Vedremo sicuramente più avanti, perché in questo momento sono focalizzato su Sky, sulla Virtus e anche sull’essere un padre e un marito presente”.
Ad oggi, quanto ti pesa la responsabilità di essere un punto di riferimento per i giovani italiani?
“Io ho sempre spinto molto. In generale lavoriamo per essere un esempio per tanti giovani, non solo dal punto di vista pratico, quello della pallacanestro, ma anche al di fuori. È importante essere una persona umile, corretta. Ancor di più trasmettere tutta la passione e l’amore che ho avuto per la pallacanestro, lottando, non affrettando le cose. E questo penso che sia importante, è una cosa per cui spero i ragazzi possano prendermi come esempio, non solo me ma anche tante altre leggende che ora non giocano più”.
Se volessi dare con un consiglio ai giovani che sognano di allargare i propri orizzonti e giocare all’estero, cosa gli diresti?
“Innanzitutto gli direi di non volere tutto subito, è una cosa graduale su cui bisogna lavorare, bisogna fare sacrifici, aspettare il proprio tempo e lavorare duro. Io sono stato contentissimo di giocare in Italia fino all’età di 19-20 anni. Ho avuto la fortuna, per merito mio ma anche per altri motivi, di poter crescere come giocatore e come persona. Un consiglio che posso dare è sicuramente quello di amare questo sport, di lottare e di lavorare”.
Parliamo di età. L’orizzonte si sta allungando sempre di più: Chris Paul nonostante il recente taglio, LeBron che va verso i 41… Tu lo conosci bene e sai come vive lo sport, ti aspettavi questa longevità da parte sua?
“La cosa non mi sorprende, LeBron è qualcosa di unico. Per Chris, ci sono rimasto un po’ male, perché è mio amico e abbiamo giocato insieme. Bisogna sempre capire come sono andate le cose per davvero, però mi è dispiaciuto. Dopo tutto quello che era nato di bello quest’estate, con l’acquisto e il ritorno, la sua commozione durante le interviste, vederlo essere tagliato dalla squadra è stato un dispiacere. Io ci sono stato per 13 anni, purtroppo devo dire che il mondo NBA è bellissimo ma anche molto crudele”.
Dall’NBA Christmas Day di quest’anno cosa ti aspetti? Quali protagonisti ci possiamo attendere?
“Alla fine sempre i soliti. Sicuramente adesso Dončić rimane il giocatore che tutti vogliono vedere. Penso che la squadra adesso sia a tutti gli effetti diventata la sua. LeBron è sempre LeBron, ma penso che sia una persona talmente intelligente che abbia capito che il suo ruolo è più secondario. Quindi direi che lo sloveno è l’uomo che tutti vogliono guardare”.
Un ringraziamento speciale va al team di Sky Sport per la preziosa opportunità, e a Marco Belinelli per la disponibilità, la cordialità e la passione con cui ha condiviso la sua storia.






