Il dibattito sulla durata delle partite NBA si è intensificato in seguito a una serie di post, pubblicati su X, da Mark Cuban.
Mentre la lega sta finalmente intervenendo con decisione contro il tanking, personalità come Bill Simmons e Mark Cuban stanno proponendo una soluzione ben più radicale. E, probabilmente, più intelligente.
Simmons ha espresso il suo verdetto, criticando le proposte della NBA per aver ignorato una causa fondamentale: la stagione lunga 82 partite. Ha sostenuto che ridurla a 72 potrebbe migliorare la competizione. Invece, la lega ha offerto soluzioni alternative che lui ha ritenuto errate, facendo sembrare la situazione evitabile e frustrante.
In aggiunta a ciò, Cuban ha twittato: “Facciamo le partite di 40 minuti. Questo è il numero equivalente di partite, di cui si ridurrebbe il calendario senza violare i contratti di locazione delle arene. Funziona per il college. Funziona a livello internazionale. Funziona per la WNBA. Se si guardano gli indici di ascolto della TV e dello streaming, minore è il tempo di gioco effettivo di una partita trasmessa in TV, maggiori sono gli indici di ascolto. Meno tempo i tifosi hanno per concentrarsi su una partita, più si divertono a guardarla in TV”.
Ci sono prove evidenti che i formati più brevi funzionano. Le partite olimpiche, universitarie e della WNBA si inseriscono costantemente in finestre temporali più ristrette, pur mantenendo un forte coinvolgimento. Secondo Cuban, i tifosi apprezzano l’esperienza e sperano in un progresso, più che nelle vittorie serali. E il tanking spesso diventa la via più veloce per costruire una squadra da titolo.
L’idea solleva quindi una domanda più ampia: la lega è disposta a cambiare il prodotto stesso, e non solo le regole che lo circondano?
