Hakeem Olajuwon, forse il miglior centro della storia della NBA, sicuramente il primo giocatore arrivato dall’Africa a distruggere gli avversari sul campo dominando il pitturato. Eccovi il racconto di Federico Buffa:
Ci sono tantissimi, grandissimi atleti nel mondo di fede islamica. E come ben sapete c’è un mese all’anno in cui sono tenuti al digiuno completo però. Durante le ore del giorno non si mangia e non si beve. Essendo legato ad un calendario lunare, non esiste un mese fisso: dipende dai movimenti della luna.
Tra i più grandi atleti della storia dell’Islam c’è Hakeem Olajuwon. Arriva negli Stati Uniti a 19 anni dalla Nigeria: lo hanno visto giocare e gli offrono una borsa di studio tre differenti università. Nessuna è realmente convinta, ma il fisico è da guerriero yoruba, ha una forza dirompente… Ecco a basket è tutto da inventare.
Scende dall’aereo a New York e va così a sentire fuori che aria tira: siamo in tardo autunno, inizio inverno fa un po troppo freddo. Cancellata le due università del Nord degli Stati Uniti. La terza, la terza, la terza: Houston. Giocherò a Houston. Arriva e non c’è nessuno a prenderlo: sale su un taxi, arrivato al campus dell’università dice “sarei il vostro reclutamento africano, potreste darmi almeno 20 dollari?”. Eseguono.
Dopo 4 anni se ne andrà dalla stessa porta, solo che sarà la prima chiamata del draft NBA. Scelto ancora prima di Jordan. Non sarà un giocatore come gli altri, sarà un giocatore storico. Non soltanto perché sarà il primo africano a fare realmente la differenza, ma perché i suoi movimenti sono unici. Ha una potenza straripante, a cui unisce la parte “africana” del suo gioco ed una tecnica individuale sopraffina. […]
Io credo che di tutte le cose che Hakeem Olajuwon abbia fatto, ce ne sia una che non viene ricordata mai e secondo me è la più impressionante di tutte. Nel febbraio del 1995 viene eletto giocatore del mese. Voi direte “beh certo era forte così…”. Si ma il febbraio del 1995 corrisponde con il ramadan. Vuol dire che lui per decine di ore al giorno non poteva né alimentarsi, né soprattutto bere. Non beveva neanche in partita. Ho sempre tenuto con me un piccolo trafiletto del NY Times di quell’anno: il giornalista che lo aveva visto segnare 45 punti contro Jordan e dominare la partita durante il ramadan ha centrato perfettamente la logica mentale di quello sforzo. E per una volta Jordan ha trovato uno, mentalmente più forte di lui.
Fonte: Character, rubrica radiofonica prodotta da RSI (Radio televisione svizzera).




“Non avevo mai visto una partita NBA, nemmeno in TV.” Insieme agli altri ragazzi dell’università di Houston per la prima volta aveva avuto la possibilità di vedere quegli idoli di cui aveva sentito solo parlare. “Ero nervoso, avrei visto una partita degli Houston Rockets per la prima volta. Pensavo che avrei visto il gioco in cui tutti schiacciavano così facilmente e nessuno sbagliava mai alcun tiro. Mai. Come avrei potuto imparare tutto ciò? Come avrei potuto raggiungere quel livello?”.
A chi volesse sottovalutare i Rockets, dal momento che nei due anni in cui i texani vinsero il titolo Michael Jordan aveva mollato gli ormeggi per giocare a baseball, gioverà sapere che nei confronti diretti durante i 3 anni precedenti i Chicago Bulls erano sotto 1-5. Dopo una sconfitta casalinga nel vecchio Chicago Stadium, fu lo stesso Jordan a dire, scuotendo la testa, “È ottimo che questi ragazzi non abbiano ancora trovato il modo di farcela sino alle Finals, perchè non abbiamo ancora trovato una risposta al ragazzone.” Più o meno le stesse parole di Riley, pronunciate qualche anno prima. Due vincenti veri, tra i più grandi della storia del gioco, che non hanno mai saputo come veramente fermare il grande Hakeem. Lo stesso David Robinson, avversario di mille battaglie e ottimo difensore a sua volta, riconoscerà al suo “nemico” il suo immenso valore dopo gara-6 delle Western Conference Finals 1995, quando Olajuwon ne mise 39, con 17 rimbalzi e 5 stoppate: “In molti casi ho difeso bene”, dice l’Ammiraglio Robinson, “semplicemente quello è un ottimo giocatore.” Il fatto che Robinson fosse stato premiato pochi giorni prima come MVP della Lega non ha certamente aiutato il numero 50 degli Spurs a tenere tranquillo il suo avversario.






