Peccato di gioventù di Trae Young, che in vantaggio di 6 punti e con un minuto ancora da giocare proclama: “It’s over!”, è finita, contro i Miami Heat di Jimmy Butler.
Alla ripresa del gioco dopo il timeout di coach Erik Spoelstra, gli Heat recuperano lo svantaggio e forzano un tempo supplementare, e tra ultimo minuto e overtime segnano 22 punti consecutivi. 135-121 il risultato finale alla American Airlines Arena di Miami, ancora inviolata dopo 11 partite.
Per Jimmy Butler un’altra tripla doppia (20 punti, 18 rimbalzi e 10 assist), tripla doppia anche per Bam Adebayo, che chiude con 30 punti (13 su 18 al tiro), 11 rimbalzi e 11 assist in ben 44 minuti. Heat senza gli infortunati Goran Dragic e Justise Winslow, e che trovano il massimo in carriera di 10 tiri da tre punti a bersaglio di Duncan Robinson (12 su 16 al tiro per 34 punti per l’ex Michigan), record di franchigia pareggiato per Miami (Brian Shaw, Mario Chalmers).
Duncan Robinson put up a career high 34 points and tied a @MiamiHEAT franchise-record with 10 ?'s in a game!
?? #HEATHighlights pic.twitter.com/KST87LKmqG
— Miami HEAT (@MiamiHEAT) December 11, 2019
Kendrick Nunn completa il quadro Heat con 36 punti, 6 rimbalzi e 4 assist in 42 minuti, in una gara in cui l’altro rookie meraviglia di Miami Tyler Herro resta a secco.
Alex Len aveva portato avanti 117-111 gli Atlanta Hawks a circa un minuto dal termine dei regolamentari, dopo due errori ai tiri liberi di Butler. Trae Young chiude con 21 punti e 9 assist in 41 minuti, il rookie DeAndre Hunter sigla il suo massimo in carriera con 28 punti in 40 minuti, con 5 su 10 al tiro dalla distanza. Ad Atlanta non bastano 20 tiri da tre punti a bersaglio, di cui 13 nel solo primo tempo.
Il proclama coraggioso di Trae Young, e la successiva rimonta Heat, provocano dopo la partita la replica divertita di Jimmy Butler, che su Instagram posta la clip che immortala Young nel suo gesto plateale: “Il giovanotto sa leggere nel futuro… era davvero finita!“.
Con la vittoria di martedì, i Miami Heat salgono ad un record di 18-6, che vale agli uomini di coach Spoelstra il terzo posto nella Eastern Conference alla vigilia della sfida casalinga ai Los Angeles Lakers.































Nella stagione successiva arriva la svolta. Anche se Robinson gioca solo 6 partite per infortunio, così come Sean Elliot, sulla panchina di San Antonio approda Gregg Popovich, il mai contento coach, ex assistente allenatore di San Antonio e Golden State. Quella stagione non finisce bene, l’assenza delle due stelle della squadra fa in modo che San Antonio non arrivi neanche ai play-off, ma questo manda direttamente gli Spurs al sorteggio con i Celtics per ottenere la prima scelta assoluta al Draft del 1997. Il sorteggio, nonostante Boston sia favorita, premia San Antonio e Popovic, che ha passato l’estate a corteggiare il collegiale, diventato psicologo, Tim Duncan, non ha dubbi e sceglie proprio lui. Robinson trova sin da subito un’intesa quasi perfetta con Duncan, quasi come se fossero nati per giocare insieme e, soltanto dopo una stagione, arriva la tanto agognata finale NBA. Gli avversari sono i Knicks. 

