Come l’evoluzione della specie di Charles Darwin, anche in NBA il gioco è in continuo mutamento. Nell’era attuale, si va costruendo principalmente attorno a giocatori “all around”, cioè in grado di fare qualsiasi cosa e giocare in qualsiasi ruolo (pensiamo a LeBron James e Kevin Durant). Tutto questo viene basato specialmente sulla fase offensiva, ma l’evoluzione difensiva, imperniata sul medesimo concetto di versatilità, è un dato cruciale in questo processo di trasformazione, e desta da tempo l’interesse degli esperti. Entriamo meglio nel dettaglio.
La versatilità difensiva ai raggi X

Adam Silver presenta l’Hackaton targato NBA
Quest’anno, la NBA ha organizzato il suo primo NBA Hackaton, raccogliendo a New York 210 studenti universitari americani e canadesi col dichiarato intento di analizzare le statistiche NBA da nuove prospettive. Una delle tracce da poter approfondire era proprio quella legata all’efficienza difensiva del nuovo “giocatore tipo” dell’NBA moderna. In particolare, a destare maggiore interesse sull’argomento, classificandosi tra i primi cinque, sono stati i lavori di due team: uno formato da una coppia di studenti della Rockfeller University, Chris Jenness e Michael Wheelock, e l’altro composto da Senthil Natarajan e Chris Pickard, che scrivono per Nylon Calculus e hanno chiamato il loro sistema “Difensive Range Adaptability”, abbreviato “DRAY” (un riferimento non del tutto casuale a Draymond Green, considerato il difensore più versatile della lega).
SportVU

Kiki VanDeWeghe parla con una squadra poco prima della presentazione dei progetti.
Mentre le statistiche difensive tradizionali si limitano a contabilizzare palle rubate, stoppate e rimbalzi, il monitoraggio in tempo reale dei dati permette di studiare più da vicino la stragrande maggioranza dei movimenti che non comportano un cambio di possesso.
Gli analisti hanno condotto il loro studio grazie ai numeri forniti dalla stessa NBA dal 2013 ed acquisiti tramite SportVU, un sistema di raccolta dei dati in tempo reale che, attraverso 6 telecamere istallate nelle arene NBA, permette di tracciare la posizione dei giocatori e della palla 25 volte al secondo.
Questo sistema ha consentito agli studenti della Rockfeller University di studiare l’abilità dei giocatori NBA nel tenere gli avversari, in varie posizioni, ad una percentuale di precisione al tiro che si attestasse di due o più punti sotto la media della lega. E’ venuto fuori che il 26% dei giocatori NBA non riesce a difendere bene in nessuna posizione (James Harden è uno di questi) e che meno del 10% riesce ad essere efficiente in tre o più posizioni. Tra questi, com’era prevedibile, c’è LeBron James, che riesce ad abbassare le percentuali al tiro di ogni singolo ruolo: tiene le point guard al 39% di precisione al tiro (contro una media del 48% nella lega), le shooting guard al 37% (contro il 51%), le small forward al 42% (contro il 53%) e le power forward al 45% (contro il 49%).
DRAY

Credit: Kyle Terada-USA TODAY Sports
Il team di Nylon Calculus, invece, ha cominciato la sua analisi classificando i giocatori in una serie di cluster statistici, organizzati sulla base di 19 paramentri offensivi. La loro analisi ha generato 5 categorie che descrivono gli stili di tiro, a prescindere dal ruolo del giocatore: ad esempio, tra gli “specialisti dal perimetro” rientravano due come Kyle Korver e Channing Frye. Dopo hanno esaminato quanto efficientemente i giocatori difendessero contro avversari appartenenti ad ogni categoria. Adams, per esempio, si è classificato primo posto nel difendere sugli “skilled offensive bigs”. Alla fine, hanno incrociato i punteggi per vedere quanto i giocatori riescono a difendere più stili. Solo Draymond Green è riuscito a piazzarsi primo o secondo contro tutte le categorie, che fossero “skilled offensive big” o specialisti da tre punti.
Caso Thunder

Adams, Durant, Westbrook e Ibaka: i vecchi Thunder
Tra le altre cose, lo studio è servito per analizzare come gli Oklahoma City Thunder siano riusciti a bloccare per ben tre gare la corazzata Warriors durante le scorse finali di Western Conference, impresa che moltissimi esperti davano per impossibile. E’ emerso che la capacità difensiva di quei Thunder era strettamente legata alle peculiarità di tre dei loro componenti: Steven Adams, Serge Ibaka e Kevin Durant, che nel DRAY si sono piazzati tra i primi cinque di tutta la lega.
Com’è noto, i Thunder di quest’anno non potranno più contare sulle prestazioni di due di quei tre “big defenders”, dato che Kevin Durant è andato ad ingrossare le file dei Warriors e Serge Ibaka ha portato i suoi talenti in quel di Orlando. Purtroppo per OKC, due sostituti come Victor Oladipo ed Ersan Ilyasova, rispettivamente 49esimo e 166esimo nella classifica del DRAY, avranno molte difficoltà a colmare i vuoti lasciati da Durant e Ibaka.
T’wolves Generation

LaVine, Wiggins e Towns
Il dato più interessante secondo questa statistica è però il valore che hanno Anthony Wiggins (15esimo nel DRAY), Karl Anthony Towns (36esimo) e Zach LaVine (113esimo) dei Minnesota Timberwolves. Secondo lo studio, il team dei lupi è il gruppo più incoraggiante, che esploderà nelle prossime stagioni, data l’ottima efficienza che sta può vantare in difesa. Sopratutto grazie alla loro rapidità e alla super mobilità nel gioco, i giovani T’wolves possono diventare i futuri capisaldi della versatilità difensiva in NBA.
Chiaramente, rispetto al passato, il gioco moderno prevede lunghi che sappiano allontanarsi dal ferro e piccoli che sappiano avvicinarcisi, e dunque una sorta di multifunzionalità che riguarda anche i ruoli stessi. La versatilità difensiva, come dimostrato da Thunder e Cavaliers nelle recenti serie contro i Warriors, è imprescindibile.
Basterà aspettare sabato notte per verificare se i numeri del DRAY daranno ragione ai creatori del sistema: è tutto nelle mani di Thib e del T’wolves.
Per NbaPassion.com,
Virginia Sanfilippo e Luca Castellano

Di seguito alcuni numeri e curiosità riguardanti l’NBA All-Star 2016:
Giocatori dell’NBA All-Star

