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The King, LeBron James: 37 punti, 18 rimbalzi e 13 assist in gara 3, leggendario (VIDEO)
Scritto da Marco Tarantino
The King, LeBron James: 37 punti, 18 rimbalzi e 13 assist in gara 3, leggendario a dir poco. Ecco il riassunto della sua performance a Cleveland contro gli Hawks
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NBA Playoffs Analysis: c’era una volta il fattore campo
Scritto da Mario Tomaino
Equilibrio doveva essere ed equilibrio è stato, quantomeno sino ad ora. Sembra di essere tornati un po’ tutti bambini in queste prime Gare-2 delle serie, con quella sensazione di “una a te e una a me” che, in questo caso, rende tutto molto più aperto e divertente per gli spettatori neutrali, lasciando le sfide molto più in bilico di quanto non si sia visto nel Primo Turno. Al momento, tutte le serie sono sul risultato di 1-1 e c’è da immaginare che, tale equilibrio, possa durare ancora.
Fattore campo: è importante oppure no?
C’è chi è a favore della tesi, chi invece se ne infischia proprio: è il caso dei Washington Wizards che, dopo aver ‘sweepato’ i Raptors, sono andati a vincere Gara-1 in casa dei più temibili Atlanta Hawks; è il caso dei Clippers che, senza un Chris Paul rimasto a riposo dopo i problemi evidenziati in Gara-7 contro gli Spurs, sono comunque riusciti a strappare una vittoria in quel di Houston; è il caso di Bulls e Grizzlies che, partendo con il fattore campo a loro sfavore, hanno saputo vincere una delle due sfide disputate sinora, portando la serie sul risultato di parità. L’1-1 è il punteggio che riecheggia in ogni serie in corso attualmente nelle Semi-Finals. Se pensiamo, poi, che Bulls, Clippers e Wizards sono riuscite a vincere Gara-1 in casa dell’avversario, allora il fattore campo sembra essere diventato qualcosa di davvero trascurabile, forse. Tutto merito dell’equilibrio presente al livello attuale in NBA che, dopo un deludente Primo Turno nel quale ci si aspettavano già diverse serie dove la vincitrice si sarebbe decisa in Gara-7, a causa di diversi fattori, non è andata propriamente come si poteva immaginare.
L’equilibrio si sta manifestando sotto diverse forme nel corso di questi Playoffs, prendete in esame i Clippers: ad oggi sono il team più equilibrato della lega, molto probabilmente. La vittoria contro gli Spurs ha dato loro un enorme vantaggio in quanto a solidità di gioco e certezze sulle possibilità di vittoria, risultando un fattore importante anche in Gara-1 contro i Rockets, permettendogli di spingere l’inerzia della serie subito a loro vantaggio e, nonostante l’assenza di CP3 ma con un Griffin versione “Mr. Triple-Double”, sono riusciti a imporsi sugli Houston Rockets di Harden. Lo stesso Harden, però, grazie ad un moto d’orgoglio, ha evitato nella notte la seconda vittoria dei Clippers al Toyota Center e, grazie ai 32 punti rifilati ai losangelini (16 dei quali arrivati nel solo quarto-quarto) hanno permesso a Houston di rialzare la testa e riportare il perfetto equilibrio nella serie: 1-1 e discorsi rimandati nella trasferta di Los Angeles.L’equilibrio si può manifestare in altre forme, però: quello difensivo, ad esempio, ha costretto Warriors a dover giocare in modo piuttosto snaturato in Gara-2, rovinando la festa di Curry da poco nominato MVP della stagione. Merito di Allen e Conley su tutti, che hanno pensato bene di rovinare la festa, facendo tirare il #30 di Golden State con un misero 2-11 dall’arco, merito di Memphis che ha causato 20 palle perse agli avversari: “Abbiamo perso il nostro equilibrio. Siamo stati troppo frenetici” ha dichiarato coach Kerr nel post-partita. Equilibrio perso, nel caso di Cleveland, innanzitutto dalle assenze di Love e Smith che, unite alla prestazione sottotono di James nella sfida d’apertura della serie, hanno favorito la vittoria di Chicago in Gara-1, letale dall’arco come poche volte in stagione. Ma si sa, se Lebron sbaglia una partita, potete stare certi che quella seguente andrà a finire diversamente. In Gara-2, infatti, ‘The King’ ha dominato sotto ogni aspetto, dettando legge, la sua legge, nella Q-Arena: Bulls mai in partita e serie, anche in questo caso, fissata sull’1-1. “Non volevamo andare sullo 0-2” le parole di James in conferenza stampa. C’è da giurare che, una volta atterrati a Chicago, non vorranno andare nemmeno sull’1-2, specie considerando l’atteso ritorno di J.R. Smith.

Il ritorno di Mike Conley e la super difesa dei Grizzlies, hanno riportato la serie tra Golden State e Memphis sull’1-1
Questo inizio di Semi-Finals, pertanto, ci lascia un’indicazione per precisa: equilibrio, equilibrio e ancora equilibrio. Il fattore campo è già stato messo a dura prova e le franchigie sono avvisate: giocare in casa non è più così sicuro; una motivazione in più che rende questi Playoffs NBA più intricanti e spettacolari.
Per NbaPassion,
Mario Tomaino (@Mariot_22 on Twitter)
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Cavaliers: The King, Wiggins e la franchigia. Giusto puntare su Love subito?
Scritto da Giulio Scopacasa
Lebron James è tornato a casa. Il luogo dove è cresciuto, dove ha giocato per la prima volta in NBA sarà lo scenario dei suoi prossimi anni di carriera.
Effetti per i Cavaliers: proiezione di essere squadra da titolo immediamente, soprattutto a causa della conference. Una squadra con Irving, Wiggins, James, Thompson e Varejao. E mettendoci pure Waiters le finali a Est sarebbero assicurate. Lo stesso LBJ afferma che Cleveland non sarà pronta subito a competere per il titolo e dice che dovrebbe servire un anno per poter puntare all’anello. Un po’ per coprirsi le spalle un po perché Wiggins ha bisogno di tempo per sfruttare il proprio potenziale. Proprio a riguardo di questo si pensa che la franchigia di Gilbert stia lavorando per portare Kevin Love in Ohio. Cio implicherebbe la cessione di un pezzo grosso come Wiggins. Farlo non aiuterebbe poi molto dal punto di vista della Legacy e della Dinasty: cedere Wiggins, la prima scelta assoluta, nel draft potenzialmente migliore degli ultimi anni, potrebbe essere un autogoal clamoroso e per questo motivo Blatt si è opposto alla sua cessione, esponendosi in prima persona. Far crescere i giovani per un anno e firmare Love il prossimo potrebbe essere la strada per un futuro a dir poco luminoso!
Buon Futuro Cleveland, The King is Back.
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Bosh e James: uniti a Miami o ognuno per la sua strada?
Scritto da Giulio Scopacasa
Siamo nelle fasi decisive della Free Agency 2014 e l’ambiente si riscalda sempre più. Uno dei nomi che sentiamo sempre più spesso è quello del C/AG Chris Bosh. Il giocatore ha affermato che se Lebron rifirma per Miami anche lui tornerebbe a South Beach. La squadra più interessata al giocatore è Houston. I Rockets sono in cerca di un lungo che possa fare coppia con Howard aprendogli il campo grazie ad un efficace tiro da fuori e alle proprie abilità che si avvicinano molto più a quelle di una AG che a quelle di un C. Bosh sembra esattamente ricalcare il ruolo. Magari con la rifirma di Parsons i Rockets potrebbero puntare al titolo nonostante la conference estremamente complicata. Un quintetto Beverley, Harden, Parsons, Bosh, Howard potrebbe essere molto insidioso per chiunque. Il problema resta sempre The King.
Finchè LBJ non deciderà tutto il mercato potrebbe restare in una sorta di stallo dovuto all’interessamento di molte squadre al Re. L’intenzione di Bosh comunque resta quella di tornare a formare i Big Three con gli amici James e Dwyane. Nonostante questo Houston fa la sua offerta. 96 milioni di dollari in 4 anni sono stati proposti al prodotto dei Raptors. Vedremo come si evolverà la situazione Bosh e il rapporto Bosh-James. Questo è mercato!
Per NBA Passion,
Giulio Scopacasa
La sfida tra Kevin Durant e Lebron James potrebbe essere ridotta ad una gara tra il più talentuoso ed il più forte: ma sarebbe riduttivo per entrambi inserirli in una sola categoria di giocatore.
Nessuno dei due ha bisogno di presentazione: LeBron James è uno dei giocatori più completi che l’NBA abbia mai conosciuto, in grado di giocare in tutti e 5 i ruoli della pallacanestro, con un fisico di oltre 2 metri e 125 chili di muscoli. Gioca con il #6 nei Miami Heat, team col quale ha vinto due titoli NBA consecutivamente nel 2012 e nel 2013 e punta deciso al terzo titolo consecutivo in questa stagione, con Wade e Bosh a dargli manforte. Ha inoltre vinto il premio come MVP (ovvero il Most Valuable Player) nella regular season per ben 4 volte nelle stagioni 2008-2009, 2009-2010, 2011-2012, 2012-2013 e l’MVP delle finals nelle due vittorie con gli Heat, oltre al Rookie of the Year nel 2004. Selezionato al Draft del 2003 con la prima scelta assoluta, e non poteva essere altrimenti, dai Cleveland Cavaliers, è diventato il più giovane giocatore della storia a segnare più di 2000 punti in una stagione per sette anni consecutivi e conserva un primato assoluto, ovvero quello di essere stato il primo ed unico giocatore nella storia dei Playoff capace di registrare più di 600 punti, 200 rimbalzi e 100 assist.
Kevin Durant invece è il miglior realizzatore della NBA: le sue abilità offensive infatti gli hanno fatto vincere il titolo di miglior marcatore della lega per 3 anni consecutivi, e in questa stagione vuole continuare ad impressionare.
Fu selezionato come seconda scelta assoluta, dopo uno dei flop peggiori come prima scelta, ovvero Greg Oden dei Portland Trail Blazers (ora a Miami), nel Draft NBA 2007, dagli allora Seattle SuperSonics. In quella stessa stagione ha vinto il premio come Rookie of the Year, come il Prescelto. In questa stagione ha superato il suo massimo di punti in una gara, il 17 gennaio scorso contro i Golden State Warriors, mettendo a referto 54 punti.
In questa stagione ancora una volta KD è il miglior marcatore della lega, con una media clamorosa, ossia 31.2 punti a gara; da gennaio, si è preso la squadra sulle spalle, infilando una serie incredibile di gare con uno score superiore ai 30 punti (12 incontri consecutivi, per l’esattezza), dopo l’infortunio del play titolare degli Oklahoma City, Russell Westbrook, col quale forma una coppia incredibile.
Dall’altro lato il Prescelto ha una media di 26.5 punti a partita, e, oltre ad essere il leader per media punti della sua franchigia, è anche il migliore assistman (6.6) e il miglior rimbalzista (7.0), superando un certo Chris Bosh.
Mai come quest’anno c’è una corsa aperta al titolo NBA: oltre a KD e Lebron sono da tenere in altissima considerazione gli Indiana Pacers, i padroni della Eastern Conference, che stanno trovano in Paul George il giusto leader, ma che hanno in coach Vogel il vero valore aggiunto. Le due vere, affidabili, contender all’anello sembrano però continuare ad essere gli Oklahoma City Thunder ed i Miami Heat, che stanno risalendo la classifica in maniera decisa, dopo una fase di rilassamento: i primi sono stati costretti a fare a meno di Westbrook, e qualche problema era inevitabile, ma grazie a KD la sue assenza sta risultando meno gravosa; per i secondi, invece, la pedina mancante è ancora più importante, perchè si tratta di Flash Wade, che si sta risparmiando per tutelare il suo fisico in vista dei PO.
Il primo scontro diretto fra i due talenti è stato vinto dal #35 dei Thunder, con il netto 112-95 conquistato da OKC nella tana degli Heat, in un momento di forma particolare per Miami. Ma il 20 febbraio, pochi giorni dopo l’All-Star Game, ci sarà la rivincita, questa volta ad Oklahoma City, eLeBron vorrà sicuramente rimettere le cose in pari.
La corsa al titolo di MVP è apertissima ma per ora Kevin Durant sembra in leggero vantaggio rispetto al suo compagno di nazionale: la stagione però è ancora molto lunga e LeBron, dopo le ultime apparizioni in sordina, sta tornando più forte che mai, come dimostrato la partita della notte scorsa sul campo non facile di Oakland, contro i Golden State Warriors, in cui ha toccato quota 36 punti.
@MarkTarantino89
Video-NBA: Wade inventa, Lebron distrugge! Super schiacciata per The King
Scritto da Marco Tarantino
Il Re distrugge Nola: ecco la sua super schiacciata ad una mano su un assist delizioso del solito Wade, che consente agli Heat di vincere in scioltezza sui Pelicans di Anthony Davis nella sua Miami.
Video-NBA: James fa 30 contro i Raptors, ecco le sue giocate migliori della Notte
Scritto da Marco Tarantino
Super James caccia fuori dalla porta i Toronto Raptors, che dopo aver battuto Indiana avrebbero voluto fare uno scherzetto anche ai campioni in carica: si devono però fermare di fronte al Prescelto Lebron James che realizza 30 punti, 10 dei quali nell’ultimo quarto, nella sfida di Miami.
Ecco le sue giocate migliori!





