La parola continuità ha un significato importantissimo nella vita di uno sportivo. Si può essere buoni giocatori, si possono regalare giocate spettacolari, si possono decidere le partite. Ma è la continuità che ti fa grande. Sei sulla bocca di tutti se mostri quotidianamente di essere un fuoriclasse. Ma questa parola deve essere ancora appresa pienamente da Anthony Davis. Il numero 23 riesce ad alternare prestazioni ultraterrene con prestazioni scadenti. Sono anni che si aspetta la stagione della consacrazione di Davis. Il tempo passa, ma le vecchie abitudini no. Questo discorso generale della carriera dell’ “Unibrow”, si rispecchia inesorabilmente in questi ultimi due giorni: 59(cinquantanove!!) punti nella meravigliosa partita contro i Detroit Pistons; 9(nove!!!) punti nella sconfitta contro i Washington Wizards. Non raggiungere la doppia cifra nella partita dopo aver messo a referto 55(o più) punti nella partita precedente è un evento rarissimo: l’unico a riuscirci è stato Tony Parker. Il francese, il 7 novembre 2008, dopo aver segnato 55 punti contro i Minnesota Timberwolves, realizzò solo 4 punti( in 10 minuti di gioco). Ma accusare Anthony Davis di essere stato il motivo per cui New Orleans Pelicans ha perso sarebbe deleterio. Jared Dudley è stato determinante:ottima difesa su Davis (limitandolo nei pick and roll)e altrettanto efficiente in attacco realizzando 18 punti(9 nel decisivo terzo quarto in cui, con un parziale di 31-14, i Wizards hanno preso il largo). Per l’altra star della partita, John Wall, è stata serata di tripla doppia: 16 punti, 12 rimbalzi e 11 assist. A fine partita ha dichiarato di aver giocato una schifezza, riferendosi, forse, alle sue percentuali al tiro: un pessimo 5 su 17 dal campo.
Tony Parker
La point-guard dei San Antonio Spurs e della nazionale francese di basket, Tony Parker, potrebbe non prendere parte alle imminenti Olimpiadi che si terranno il prossimo mese di Agosto a Rio de Janeiro.
Come rivelato dallo stesso giocatore alla stazione radio francese RMC, il motivo di tale decisione è l’imminente nascita del suo secondo figlio. Secondo le previsioni mediche, il nuovo arrivato in casa Parker dovrebbe venire alla luce alla fine del mese di Luglio. Proprio qualche settimana dopo la fine del torneo peolimpico che vedrà impegnata la Francia, dal 4 al 10 Luglio, nel tentativo di conquistare un posto per le successive Olimpiadi di Rio. Il problema sta nel fatto che il torneo Olimpico si terrà dal 6 al 21 Agosto. Pertanto, in caso di qualificazione, Tony sarebbe costretto ad andare oltreoceano appena dopo qualche settimana dalla nascita del bambino.
Il numero 9 degli speroni ci tiene però a specificare come niente è ancora deciso: “Queste sono grandi e bellissime novità che sconvolgono i miei piani estivi. Dovrò parlare con la federazione Francese, con la squadra e anche con mia moglie. Dovrò negoziare con lei. Anche se in effetti gli impegni sono troppo ravvicinati”.
Il presidente della Federazione francese, Jean-Pierre Siutat, ed il direttore tecnico, Patrick Beesley, si dicono essere all’oscuro della situazione in cui si trova Parker. Nel futuro si prevede dunque una riunione per decidere quale sarà la decisione presa dal numero 9, dalle quali dipenderanno le future sorti sportive della nazionale francese.
In una squadra come gli Spurs, umiltà, efficienza e altruismo sono alla base del sistema di gioco. E chi se non Leonard incarna meglio questa filosofia?
Lo stoicismo di Tim Duncan è stato esaltato fino all’esasperazione su internet e dai media (com’è giusto che fosse), tuttavia Leonard riesce a far apparire il veterano una persona vivace e animata a confronto. Ad esempio: ha appena fatto una super schiacciata o la giocata che risolverà la partita? L’ala piccola al massimo esulterà con un minimale battito di mani.
“Non si esalta mai, ha un tipo di carattere molto simile a quello di Timmy, ma in modo ancor più accentuato” dice riguardo a ciò Tony Parker.
Kawhi è caratterialmente molto simile a Duncan in campo, lentamente e silenziosamente sta portando avanti una stagione ai massimi livelli, che lo mette addirittura in corsa per il titolo di MVP. Gli Spurs si trovano quasi in cima alla classifica della Western Conference, secondi soltanto ai Golden State Warriors e le due squadre si incontreranno per la prima volta proprio questa notte (04:30 orario italiano).
“E’ probabilmente il miglior giocatore versatile della lega” – ha dichiarato Steve Kerr su Leonard – “Devi preoccuparti di lui in tantissime occasione. E’ un micidiale difensore e offensivamente sta continuando a migliorare. Lentamente sta divenendo il punto cardine degli Spurs sotto molti punti di vista“.
La concentrazione che Leonard mette sulla partita è decisamente caratteristica, come si intuisce dalle sue dichiarazioni: “A dirla tutta, voglio solo vincere, nient’altro. Penso solo a quello“.
L’ala di 2,01 metri è il miglior giocatore a disposizione di coach Popovich, insieme al trio di futuri Hall of Fame, Duncan, Parker e Ginobili. Gli Spurs hanno acquisito Leonard nel 2011 dai Pacers, che probabilmente ora si staranno mangiando le mani per quella trade che vedeva coinvolto anche George Hill.
“E’ un giocatore giovane, sta facendo tutto quello che può per dimostrare il massimo che può dare” – ha dichiarato il suo allenatore Greg Popovich – “E’ in grado di dimostrare in maniera eccelsa il suo talento su entrambi i lati del campo e in tutto ciò che ne comporta“.
Su di lui hanno si sono espresse diverse star NBA, tra cui Kobe Bryant: “Il suo gioco sta migliorando partita dopo partita da quando è arrivato nella lega. Anche se non si nota subito, sta tirando sempre meglio da 3 punti ma anche da 2 e in post sta difendendo sempre più forte“.
Parere positivo anche per LeBron James, che si esalta molto a giocare contro lui: “Kawhi ha delle mani incredibili, ed è un grande difensore. E’ veramente entusiasmante giocarci contro“.
Le abilità difensive di Leonard non sono certo una sorpresa: grazie ad esse ha vinto il titolo di miglior difensore della scorsa stagione. In questa stagione, però, si sta dimostrando micidiale anche nella metà campo offensiva, registrando le sue massime medie in carriera in punti, rimbalzi e assist, tutto ciò riuscendo a marcare con successo in quasi tutte e 5 le posizioni di gioco.
Dopo aver firmato un quadriennale da 90 milioni di dollari a luglio, Leonard era già impaziente di tornare ad allenarsi, cosa che ha fatto per tutta la stagione estiva, a ritmi intensissimi.
“Non è il mio obiettivo di quest’anno diventare MVP” – ha dichiarato – “Ho detto che volevo essere un giocatore da MVP, ma non è questo il mio scopo. Io voglio soltanto essere ricordato come uno dei migliori di sempre dopo il mio ritiro“.
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Warriors-Spurs, l’attesa è finita: ecco lo scontro al vertice della NBA
Scritto da Olivio Daniele Maggio
Il grande giorno è finalmente arrivato: le due corazzate che stanno attirando la maggior parte dell’attenzione mediatica dominando la NBA, ossia Golden State Warriors e San Antonio Spurs, si sfideranno all’Oracle Arena in un normale match di regular season. Normale, fino ad un certo punto. Sì, perchè inevitabilmente il confronto potrebbe regalare delle indicazioni sommarie in vista della postseason, dove le due squadre potrebbero rivedersi alle finali della Western Conference per accaparrarsi un posto per l’ultimo atto della stagione. Il tutto ovviamente con le dovute proporzioni.

Stephen Curry, Draymond Green e Klay Thompson.
L’una di fronte all’altra si troveranno due squadre che predicano due correnti di pensiero completamente diverse, ma allo stesso modo remunerative. I campioni in carica possono vantare non solo il miglior record della lega (40 vittorie e solo 4 sconfitte) ma anche l’attacco più efficace: la banda guidata da Steve Kerr infatti sta infilando circa 112.7 punti ogni 100 possessi tirando col 48.6 % dal campo e col 42.4 % da tre (miglior percentuale attualmente). Una manovra offensiva velenosa, che viene finalizzata a dovere con il gran numero di assist eseguiti a partita, che fanno dei Warriors la prima formazione in questa graduatoria. Dall’altra parte ci saranno i texani, secondi in classifica con 38 vittorie e 6 sconfitte finora racimolate. I ragazzi di Gregg Popovich, che in casa hanno un sorprendente record di 24-0, sono una vera e propria roccaforte in difesa. Infatti il loro defensive rating ammonta a 93.5 punti subiti ogni 100 possessi: prima di loro non c’è nessuno.
Stephen Curry ovviamente non poteva che essere uno degli attuali protagonisti della franchigia della Baia. Il numero 30 sta continuando a trascinare i suoi a suon di triple, come accaduto lo scorso anno in cui è riuscito ad assicurarsi il titolo di MVP. Con i 30.1 punti di media è il primo realizzatore del campionato. Se Chef Curry non rappresenta più una sorpresa, Draymond Green è invece definitivamente divenuto una colonna portante della squadra: il prodotto di Michigan State ha alzato ancora il suo livello di rendimento, sfruttando la sua grande versatilità che lo rendono utile in entrambe le metà campo. Basti solo vedere le diverse triple doppie messe a referto, che gli hanno permesso di infrangere diversi traguardi. Nel bel mezzo della famigerata ‘Spurs Culture‘ sta invece emergendo la spiccata individualità di Kawhi Leonard: il difensore dell’anno 2015 ormai è migliorato sotto ogni aspetto del gioco, diventando più di un semplice specialista (è il team leader di squadra per punti segnati, nonchè miglior tiratore dal perimetro in questa RS). LaMarcus Aldridge, volto nuovo dai texani che pian piano sta assimilando i meccanismi tattici di Pop ha detto su di lui: “Questo è il suo team, noi cerchiamo di semplificargli la vita”. Da segnalare anche un Tony Parker in ripresa, capace ancora di tenere le redini del gruppo dopo la scorsa e a dir poco opaca stagione.

Kawhi Leonard.
Ci si aspetta un incontro equilibrato, emozionate, e non esente sicuramente a colpi di scena. I Warriors cercheranno di impostare sin da subito i loro ritmi alti, affrontando gli avversari con il loro famigerato small ball: in attacco un ruolo fondamentale verrà svolto dal pick and roll Curry-Green e i tiri da tre in quantità industriale, mentre in difesa verranno sfruttati i continui cambi per bloccare le velleità dei neroargento. Klay Thompson è chiamato a dare una grossa mano, con i vari Andre Iguodala e Harrison Barnes a sostegno della causa. Gli ospiti cercheranno di punire i padroni di casa con il loro gioco corale, con un occhio di riguardo al pitturato. Con un maestro del post come Aldridge l’area sarà un buon terreno di caccia. Ad affiancarlo, vista l’assenza di Tim Duncan, ci sarà David West, a meno che non venga lanciata la rivelazione Boban Marjanovic; non è da escludere inoltre che gli Spurs a partita in corso possano adottare lo small ball, adattandosi di fatto. Da vedere chi avrà il compito di prendersi in consegna Steph Curry: difficilmente Leonard se lo marcherà fin dal tip-off, più plausibile invece un’alternanza con Parker o anche con Danny Green. Per quanto riguarda sempre la retroguardia, si punterà presulmibilmente a forzare le penetrazioni aiutando poi il lungo a protezione del canestro.
Insomma, lo scacchiere è sistemato: i due contendenti devono solo fare le mosse giuste per portarsi a casa una vittoria che nel suo piccolo ha un certo valore.
Nella notte i San Antonio Spurs hanno battuto i Cleveland Cavaliers per 99-95 mantenendo l’imbattibilità casalinga, salita ora a 23 partite. Per la nona volta in stagione si affrontavano 2 squadre in serie positiva di 8 o più vittorie consecutive, e a spuntarla sono stati appunto gli Spurs, che hanno allungato la loro serie a 10.
Prestazioni degne di nota per il solito Kawhi Leonard con una doppia doppia da 20 punti e 10 rimbalzi e per Tony Parker, autore di 24 punti e autentico trascinatore della squadra con 14 punti consecutivi, segnati tra la fine del secondo e l’inizio del terzo quarto. Per il Franco-Belga questa striscia consecutiva di punti è la terza più alta della sua carriera, che segue i 16 consecutivi contro i Dallas Mavericks il 24 febbraio 2009 e i 15 punti contro i Chicago Bulls l’8 marzo dello scorso anno, tutte partite giocate in casa all’At&t Center.
I San Antonio Spurs di uno splendido Tony Parker espugnano il Palace of Auburn Hills e inanellano la nona vittoria consecutiva contro i Pistons padroni di casa.
Nei primi minuti di gioco Detroit riesce a tenere a bada gli ospiti fino a raggiungere un vantaggio di 7 lunghezze. E’ però solo un fuoco di paglia: gli Spurs si rifanno sotto in fretta e furia, e solo una tripla dell’ottimo Kentavious Caldwell-Pope (25 punti con 9/14 dal campo) allo scadere del 1° quarto regala un risicato +1 (25-24) agli uomini di coach Van Gundy. A questo punto entrano in scena le seconde linee di San Antonio, e il vento comincia a spirare forte dalla parte dei texani. Boris Diaw (12) e Manu Ginobili (15) mettono a referto 19 punti complessivi nel 1° tempo, e in breve il gap fra le 2 squadre si dilata fino a sfiorare la doppia cifra (53-44 all’intervallo).

Kentavious Caldwell-Pope è stato il migliore dei suoi con 25 punti a referto
Nella ripresa (dopo un’ulteriore pausa per il cambio delle retine), a mettere una seria ipoteca sulle speranze di rimonta dei Pistons, ci pensa un Tony Parker d’altri tempi, autore di 14 dei suoi 31 punti totali (season high) nei soli primi 5 minuti del 3° parziale (7/7 dal campo). Le 15 lunghezze di vantaggio con cui gli Spurs si presentano all’alba dell’ultima frazione di gioco sembrano un morbido cuscinetto in vista del finale. Detroit prova un ultimo disperato tentativo di rimonta grazie a Brandon Jennings (9) e a un Andre Drummond (17+10) fino a quel momento limitato dai falli. Ma, al netto della prestazione insolitamente negativa di Kawhi Leonard (1/7 per 7 punti totali), le giocate di Lamarcus Aldridge (22+13) e del solito Tony Parker sono sufficienti a respingere l’assalto dei Pistons. Il play francese infila la tripla del nuovo +10 a poco più di 2 minuti dalla sirena, e il gap non cambierà fino al 109-99 finale.
Per gli Spurs si tratta della settima vittoria su 7 in occasione delle seconde partite di back to back stagionali. Un dato impressionante che evidenzia l’incredibile profondità e affidabilità del roster di coach Popovich. Ora li attende un giorno di riposo prima del big match contro i Cavs di LeBron che proveranno a minare l’inespugnabile AT&T Center di San Antonio. Scontro incrociato fra conference anche per i Pistons, impegnati sul parquet di Memphis.
Come riporta il sito thescore.com, il playmaker dei San Antonio Spurs Tony Parker non sarà disponibile per la trasferta della sua squadra contro i Milwaukee Bucks a causa di un problema all’anca destra.
Il francese, durante questo scorcio di regular season in 34 partite disputate, sta viaggiando a una media di 12.4 punti, 5.2 assist, 2.5 rimbalzi, 0.9 palle rubate con il 53.1% dal campo.
Ennesimo record raggiunto dall’inizio di questa in casa San Antonio Spurs firmato come sempre Tim Duncan con la collaborazione di Tony Parker. I due compagni di squadra hanno raggiunto questa notte quota 700 vittorie su 962 partite giocate insieme con la maglia nero-argento.
In questa speciale classifica Duncan e Parker si trovano ora al secondo posto, dietro soltanto a John Stockton e Karl Malone che hanno vinto insieme 906 partite con la maglia degli Utah Jazz. I due Spurs giocano insieme dal 30 novembre 2001, giorno del debutto del Franco-Belga in NBA. Da quel momento grazie anche all’aiuto di Manu Ginobili, gli speroni Texani hanno vinto altri 4 titoli NBA e infranto record su record.
Di sicuro il primato di Stockton e Malone resterà irraggiungibile per i due Spurs in quanto questa quasi sicuramente sarà l’ultima stagione per Tim Duncan che nonostante l’età continua a dimostrare tutta la sua grandezza, fornendo sempre prestazioni degne di nota. Restano quindi ancora poche partite per godere a pieno delle prestazioni di questo duo che ha fatto le fortune della franchigia texana, mantenendo un livello di competitività sempre alto nel corso di questi dodici anni, raggiungendo traguardi e record che nessun’altra è mai riuscita a raggiungere.
Spurs, un rullo compressore tra le mura amiche: streak da record per gli uomini di Popovich
Scritto da Olivio Daniele Maggio
Un autentico rullo compressore tra le mura amiche dell’AT&T Center: grazie ad sontuoso Kawhi Leonard (26 punti, 8 rimbalzi e 5 assist), un solido LaMarcus Aldridge da 18 punti e un Tony Parker in odore di tripla doppia (16 punti, 8 rimbalzi e 9 assist) i San Antonio Spurs hanno avuto la meglio sui Dallas Mavericks nel classico derby texano finito 88-83.
In questo scorcio di stagione la banda guidata da Gregg Popovich ha racimolato un record casalingo di 8 vittorie e 0 KO, tenendo gli avversari sotto la soglia dei 100 punti. L’ultima franchigia a marciare su un trend simile (anzi, a fare di più) è stata quella degli Indiana Pacers: Paul George e compagni infatti, nella stagione 2013/14, riuscirono a cominciare l’annata con ben 11 vittorie al Bankers Life Fieldhouse subendo sempre meno di 100 punti. Andando indietro nel tempo, nel campionato 1999/2000, gli Spurs ottennero un ruolino di marcia iniziale di 9 vittorie consecutive in casa, concedendo agli ospiti massimo 99 punti.
Insomma, questo è stato un primo mese di regular season piuttosto positivo per i neroargentati: 12 vittorie e solo 3 sconfitte complessive che valgono il secondo posto nella Western Conference (dietro solo agli inarrestabili Golden State Warriors) e la miglior difesa della lega, con un defensive rating di 93.8 punti subiti a partita. A livello individuale c’è da registrare un Leonard sugli scudi, che finora ha messo a referto una media di 21.8 punti (leader di squadra) tirando col 51.5% dal campo, 7.9 rimbalzi e 2.2 assist.
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Stats Corner: festival degli orrori in casa Rockets, Spurs nella leggenda
Scritto da Luca Mazzella
La prima settimana NBA volge al termine. È stata una settimana ricca di eventi, record, ricorrenze, e prestazioni da ricordare! Vediamo quelle della notte nel nostro stats corner!
- 541, come le vittorie del trio Duncan-Ginobili-Parker con la maglia degli Spurs. Superati, proprio vincendo nella notte a Boston, il leggendario trio Celtics di Bird-Parish-McHale;
- 26000, il traguardo di punti raggiunto da Tim Duncan, sempre più leggendario;
- Non finisce l’incubo del Barba, che ha iniziato in modo pessimo la stagione e con lui i Rockets, battuti sonoramente anche stanotte: per il Barba (0/10 dall’arco) si tratta della terza partita in carriera con almeno 10 triple sbagliate, un record assoluto dal 1979 ad oggi;
- Altra vittoria invece per i Thunder, alla 7a di fila con Durant in campo, contando anche la scorsa stagione;
- A proposito di Rockets: mai nessun team aveva esordito con 3 sconfitte di fila con almeno 20 punti di scarto. Houston, we have a problem!
- Chiudiamo coi Bucks che, a dispetto dei tanti complimenti per il mercato estivo, sono fermi al palo dopo 3 partite per la prima volta dal 1977!
Tra chi vola e chi sprofonda, è stata una nottata da ricordare. E siamo solo alla prima settimana!
Per NBA Passion,
Luca Mazzella
Record: 57-25
“The Last Dance”-
Probabilmente è questo il titolo utilizzato da coach Gregg Popovich per il classico book di appunti, schemi e quant’altro, consegnato ad ogni giocatore all’inizio del Training Camp 2015. La stessa scelta che fece, anni or sono, Phil Jackson, all’alba della stagione 97/98, per i suoi Chicago Bulls, che centrarono il loro secondo Three-peat. La sensazione che questa sia davvero l’ultima chance per Duncan, Ginobili e (forse) Parker di aggiungere l’ennesimo Anello alla loro collezione, è forte. Solo la voglia di rivincita dopo un’annata al di sotto delle attese e i colpi di mercato del G.M. Buford, hanno convinto la stella argentina ex Virtus Bologna e il “21” a rinviare la fatidica data del ritiro e a mettersi in gioco ancora una volta, con un solo obiettivo: il Larry O’Brien Trophy!
Movimenti di mercato:
Gli Spurs sono stati definiti, da gran parte degli addetti ai lavori, i veri vincitori dell’ultima sessione di mercato. L’estate appena passata ha infatti portato, all’ombra dell’Alamo, quello che promette essere, insieme a Kawhi Leonard, l’uomo franchigia dei prossimi anni: Lamarcus Aldridge. Il lungo texano, reduce da una stagione da 23.4 PPG e 10.2 RPG, comporrà, con Duncan, una coppia sotto canestro che in quel di San Antonio non si vede dai tempi di Robinson, che proprio insieme ad un giovanissimo The Big Fundamental, faceva parte del duo denominato “The Twin Towers”. Aldridge non solo affiancherà Duncan in questa sua ultima corsa verso l’oro, sostituendo il partente Splitter, , ma sarà colui che ne raccoglierà la pesante eredità, motivo principale che ha spinto l’ex Portland ad accettare la corte serrata degli Spurs, rifiutando le offerte provenienti da mezza NBA.
Dopo l’arrivo di un All Star come Aldridge, convincere Ginobili e Duncan a riallacciare le scarpe da gioco per un altro anno è stato più semplice. I due si sono ripromessi di chiudere la carriera regalando alla città di San Antonio, ormai una seconda casa per entrambi, l’ennesimo Anello, traguardo che li catapulterebbe direttamente nella ristretta cerchia degli Immortali. Per fare ciò, il G.M. Buford ha spinto per le conferme di Leonard e di Green, quest’ultimo preferito al nostro Marco Belinelli, che ha salutato Parker e compagni dopo due anni, culminati col Titolo di Campioni NBA. Come se non bastasse, gli Speroni si sono assicurati, al minimo sindacale, David West, che per rapporto qualità/prezzo rischia di essere un vero e proprio colpaccio. Dalla panchina, il lungo ex Indiana, rappresenta una garanzia per dare fiato ai titolari, grazie all’esperienza e alla voglia di vincere che lo contraddistinguono. A rinforzare il cosiddetto supporting cast, che già vantava due protagonisti dell’ultimo Anello come Diaw e Mills, sono arrivati anche McCallum (al posto di Joseph), da Sacramento, e Marjanovic, centrone serbo prelevato dalla Stella Rossa. Al Draft, invece, gli Spurs hanno selezionato con la 26esima scelta Nikola Milutinov e con la 55esima Cady Lalanne, con la speranza di avere la stessa fortuna che hanno avuto in passato nello scegliere i vari Parker, Ginobili e Leonard. Nel roster presenti anche Kyle Anderson, Rasual Butler, Jonathon Simmons e Reggie Williams.
Quintetto base:
- Point guard: Tony Parker
- Shooting guard: Danny Green
- Small Forward: Kawhi Leonard
- Power Forward: Tim Duncan
- Center: Lamarcus Aldridge
Questi, probabilmente, i magnifici cinque scelti da coach Pop per comporre il quintetto nerargento, che potrà variare in base agli avversari di circostanza. Gli utilizzi di Diaw o di Ginobili già dall’inizio non sono da escludere a priori, soprattutto nella regular season, quando le rotazioni saranno più ampie e saranno fatti vari esperimenti. L’obiettivo dello staff tecnico degli Spurs è infatti quello di trovare fin da subito la giusta amalgama, dando tempo ai nuovi arrivati di integrarsi al meglio nel sistema di Popovich, quello del “Beautiful Game“, che contraddistinse, due anni fa, la scalata verso il Titolo di San Antonio.

Questa la squadra di due anni fa di San Antonio, quella del “Beautiful Game”, quella capace di riportare il Titolo NBA all’ombra dell’Alamo
Aspettative prossima stagione:
Le aspettative, in relazione a quanto detto in precedenza, non possono che essere altissime. I pronostici danno gli Speroni ai primissimi posti ad Ovest, dietro solo ai Campioni in carica di Golden State. Il mercato ha ridato nuova linfa alle speranze di San Antonio, dopo la dolorosa uscita al primo turno dell’anno scorso per mano dei Clippers di Paul. L’obiettivo è quello di non ripetere gli alti e bassi della stagione regolare passata, sperando in una posizione nel ranking migliore rispetto al sesto posto che portò all’accoppiamento con Los Angeles. Le chiavi di volta saranno l’integrazione di Aldridge, chiamato a diversi compiti rispetto a quelli che aveva a Portland, e la gestione fisica dei giocatori: gli infortuni furono infatti una costante negativa della scorsa annata e impedirono di fatto a coach Pop di trovare le giuste alchimie di gioco, dovendo spesso rinunciare ai vari Parker, Ginobili, Leonard, Mills e Splitter. Il roster fu al completo nei Playoff, ma il gioco non si dimostrò all’altezza della fama degli Spurs.
Giocatore chiave:
Troppo scontato rispondere “il Gruppo“. Se parliamo di leadership, non può che venire in mente Duncan, dimostratosi fondamentale nonostante la carta d’identità sbiadita e un ginocchio che si trascina per il campo. Se ci riferiamo a punti e difesa, Leonard è la scelta migliore. Anche in questa preseason, l’MVP delle Finals 2014 è primo come realizzazioni (17 PPG) e come minuti giocati. Il prodotto di San Diego State viene da un’annata contraddista dalla sfortuna, ma comunque conclusa a 16.5 PPG e 7.2 RPG. Tuttavia, l’apporto nei Playoff è stato al di sotto di quanto ci si aspettasse e le critiche non sono mancate. Questa può rivelarsi la stagione fondamentale nella crescita generale di Leonard, che dovrà col tempo maturare in fatto di leadership e raccogliere il testimone dai più esperti e navigati compagni di battaglie. Il giocatore però chiave può risultare Parker. Il play francese, reduce dal bronzo con la propria Nazionale agli ultimi Europei, è atteso al rilancio. Citando un compaesano di Parker come il poeta Victor Hugo, “un uomo duramente provato non si volta mai indietro a guardare; sa che la cattiva sorte lo segue sempre, passo passo“: questa potrebbe essere l’esatta descrizione degli ultimi due/tre anni della carriera dell’ex ASVEL Villeurbanne, spesso acciaccato e costretto ai box dai tanti infortuni. L’MVP delle Finals 2007, finito in pasto alla critica per la sfida persa (e non di poco) con Paul nella passata postseason e per molti sulla via del declino, sarà capace di ripetere gli straordinari Playoff di due anni or sono? Questa è la domanda intorno alla quale ruotano gran parte delle fortune degli Spurs,scopertisi imprecisi e non così compatti senza il loro play titolare. Proprio per questo, lo staff nerargento e in particolare coach Pop, attueranno un programma speciale non solo per Parker, ma anche per Duncan, Ginobili e forse Aldridge. L’obiettivo è quello di non spremerli troppo durante la stagione, ma di farli entrare in forma e in ritmo per i Playoff, che ad Ovest sono ormai da qualche anno una vera e propria corrida.
Possibile sorpresa:
La sorpresa, se così vogliamo chiamarla, potrebbe essere David West, il colpo silenzioso di mercato degli Spurs. Il 2.06 ex All Star non è più quello degli anni a New Orleans o dei primissimi a Indiana, le sue cifre sono costantemente al ribasso, eppure un’aggiunta di valore come la sua non potrà che aiutare gli Spurs. Rendimento alto in pochi minuti, ecco il compito che spetterà a West, non più costretto ad essere il trascinatore della propria squadra. A New Orleans, nella sua stagione migliore, si ruppe a poche gare dai Playoff: è ora che la fortuna renda ciò che ha tolto all’ex compagno di Belinelli.
Per NBAPassion,
@francescobocch3, alias Francesco Bocchini.
Tony Parker ha dichiarato a ‘Yahoosports.com‘ che vorrebbe giocare altri 6 anni in NBA. La stagione 2015-16 sarà la numero 15 per lui e l’obbiettivo è quello di arrivare a 20.
Il playmaker dei San Antonio Spurs a Marc Spears ha infatti detto: “Gli Spurs sanno che voglio giocare fino a 38 anni. Questo è il mio obbiettivo; se sono abbastanza in salute e fortunato potrò raggiungere le 20 stagioni in NBA per poi andare in pensione. “
Parker ha ancora 3 anni di contratto con gli Spurs e dovrà lavorare duramente per ottenere un rinnovo triennale, poichè escludendo la stagione da rookie, l’anno scorso è stata il peggiore per quanto riguarda le statistiche. Ha messo a referto una media di 14.4 punti, 1.9 rimbalzi e 4.9 assist in 28.7 minuti a partita. Il sogno mai nascosto è quello di vincere un ultimo anello con Ginobili e Duncan che appenderanno le scarpe al chiodo sicuramente prima del francese. Con Aldridge e West questo traguardo sembra realizzabile.
Sarà compito di Popovich gestire le forze dei veterani come solo lui sa fare: nell’anno dell’ultimo titolo (2013-14) non c’era stato nessuno con un minutaggio superiore ai 30 minuti in regular season.
Per Nbapassion.com
Giacomo Manini @GiacomoManini twitter






