Se si dovesse riassumere il passaggio di David Lee ai Celtics in una sola frase, essa sarebbe “I got here the same way the coin did “. Un po’ come la monetina, la carriera di Lee negli ultimi anni è stata mossa quasi solo dal caso. Dal trovarsi nel posto giusto al momento giusto ,o , se preferite, nel posto sbagliato al momento sbagliatissimo, se la tua intenzione è quella di giocare.
Ritrovatosi nel bel mezzo del ciclone della rivoluzione copernicana Warriors, il buon David si è ritrovato sempre meno a suo agio in un gioco che palesemente non faceva per lui. Corsa, spaziature, tiri da tre. No, lui è diventato All-Star in ben altro modo. Tanto da vedere sempre meno il campo e trovarsi relegato in panchina per buona parte della scorsa stagione. Quando poi ci si accorge che vittorie e basso minutaggio (eufemismo) di David Lee vanno a braccetto, il rischio è di non vedere più il campo. E così è stato. Aveva stretto un’amicizia particolare con il direttore dell’orchestra numero uno al mondo, ma, non essendo LeBron, Steph Curry limita il suo strapotere al parquet e a nulla è valso il suo desiderio di tenere l’amico all’Oracle Arena.
“Questo è un business, e per il tetto salariale e cose del genere, era tempo per me di andare avanti, e questo è quello che ho fatto”, ha detto Lee. Concludendo con “Non poteva concludersi meglio.”. Eh, già, quando vinci un anello contro LeBron e i Cavs, non dev’essere proprio il giorno più brutto della tua vita. Ad ogni modo, il pesante contratto di Lee chiamava 15,500,000 quest’anno, e il suo taglio ha dato una considerevole boccata d’aria alla franchigia della Baia: basti pensare che a breve ci sarà non uno qualunque da rifirmare al massimo salariale.
Da canto suo, il 42 dei Celtics era pronto a rimettersi in gioco in un nuovo progetto a 32 anni, con un bagaglio di esperienza notevole da mettere al servizio dei ragazzini terribili guidati dalla sapiente mano di coach Stevens. Poco però è durato questo nuovo idillio: dopo le prime tre partite in quintetto, infatti, Lee ha sofferto una contusione al tallone, che lo ha portato all’esclusione dal quintetto titolare e a ritrovarsi con un career low alla voce minuti giocati.
Non ha smesso però di seguire i ‘suoi’ Warriors e il suo pensiero sulla streak positiva è: “Più di ogni altra cosa, si sente come il livello di fiducia nelle proprie capacità sia alto, stanno tutti spingendo nella stessa direzione. Penso che sia qualcosa che ogni squadra può imparare da loro”.
Nel nuovo ruolo di tifoso dei Warriors, Lee aspetta ancora la consegna del suo anello e mette con queste parole , a modo suo, la parola fine al polverone mediatico alzato dalle ultime dichiarazioni contro il gioco ‘circense’ dei suoi ex compagni. Il fine giustifica i mezzi, sembra dire la sua carriera e come ha conquistato l’anello. E il fine (back-to-back?) giustificherà i mezzi del gioco dei Golden State.
Sarà orgoglioso dei suoi amici, e tiferà per loro ogni partita, ma “tranne quando giocano contro di noi”
warriors
Top 5 della settimana NBA: finalmente Phila, il caso Kerr-Walton e naturalmente Kobe…
Siamo tornati con il quinto appuntamento della nostra rubrica settimanale che vi stila una classifica dei migliori e più significativi momenti della settimana della NBA.
5. Arriva la prima vittoria stagionale dei Philadelphia 76ers
Dopo 18 sconfitte consecutive arriva, finalmente, la prima vittoria stagionale dei disastrosi Philadelphia 76ers. Al Wells Fargo Center, nel giorno del saluto di Kobe Bryant alla sua città natale, i Sixers riescono a sconfiggere i Los Angeles Lakers, anch’essi non certamente in gran forma per usare un eufemismo, conquistando la prima W in questa stagione disastrata.
4. La NBA si sposta: Kings – Celtics giocata a Città del Messico
La NBA è sempre più mondiale: la partita tra Sacramento Kings e Boston Celtics, vinta nettamente dai verdi, si è giocata nella capitale messicana per portare la lega americana in tutto il mondo. In questa partita da segnalare anche l’espulsione per doppio tecnico al grande ex Rajon Rondo, il quale aveva rilasciato delle parole al miele nei confronti del suo vecchio pubblico prima della partita.
3. Un Wade vecchio stampo stende OKC, stabilendo il suo nuovo career-high di punti segnati contro Durant e compagni Un super Dwayne Wade d’annata aiuta i suoi Miami Heat a battere i rivali degli Oklahoma City Thunder grazie al suo nuovo record di punti contro la franchigia dell’Oklahoma. Flash ha messo a referto 28 punti, trascinando letteralmente i suoi alla vittoria contro i più quotati avversari.
2. Luke Walton o Steve Kerr: chi è il vero allenatore dei Warriors?
Luke Walton è il primo allenatore della storia della NBA ad essere nominato allenatore del mese con zero vittorie. Come mai? Le 21 vittorie consecutive di inizio stagione sono state attribuite tutte a Steve Kerr, che però, a causa di problemi di salute, ha dovuto lasciare il posto al suo assistant coach. Un problema più che altro burocratico che il commissioner Adam Silver dovrà sistemare.
1. Si ritira una leggenda del basket: Kobe Bryant annuncia il suo stop con una lunga e commovente lettera
Un vero e proprio addio ad un grande amore: una lettere commovente rivolta a quello sport che gli ha donato tanto nella vita. Così Kobe Bryant ha annunciato il suo ritiro al termine della stagione, lasciando un vero vuoto in tutti gli appassionati di NBA e non solo. Tutto il mondo dello sport si è riunito intorno alla stella dei Lakers, che ha raccolto omaggi e standing-ovation ovunque sia andato dopo il suo annuncio, dalla sua Philadelphia ad Atlanta tutti si sono stretti attorno a lui.
Nessuno riesce a fermare i Golden State Warriors: altra vittoria nella notte e sono 19 su 19 gare.
106-103 contro i Jazz, il mese di novembre dei Warriors: 16 gare, 16 vittorie: le uniche squadre con 16 vittorie in un mese senza alcuna sconfitta, sono Lakers 1971 (dicembre), Spurs 1996 (marzo), Clippers 2012 (dicembre) ed ancora Spurs 2014 (marzo) ed Hawks 2015 (gennaio e con 17 vittorie).
Se non bastasse Stephen Curry rompe i suoi stessi record: 4 triple per vincere a Utah, raggiunta quota 77 a novembre. Prima di lui nessun giocatore ha mai realizzato più di 62 triple in un mese. L’ultimo record era di? Ah si…Curry, 75 nel mese di marzo.
Leggendario
Top 5 della settimana NBA: il ritorno di KD, i record di Green e dei Warriors e la follia di Okafor
Quarto appuntamento con la classifica dei 5 momenti più significativi della settimana NBA secondo la nostra redazione!
5 Okafor perde la testa e se la prende con un tifoso
“Sixers suck!”. È bastato questo insulto per far perdere la testa al rookie dei Philadelphia 76ers Jahlil Okafor. Il giovane si è subito scagliato contro il malcapitato tifoso, reo di aver gridato la frase incriminata, ed è scoppiato il finimondo, con pugni e calci che sono volati in grande quantità tra i due litiganti e la folla che è intervenuta per “calmare” la situazione. Okafor se l’è cavata con un richiamo della sua squadra, senza conseguenze penali, ma forse sarebbe stato meglio punirlo in altro modo.
4 Kevin Durant torna e i Thunder riprendono la loro marcia
Nella partita contro gli Utah Jazz gli Oklahoma City Thunder ritrovano la loro stella e tornano subito a vincere e convincere. Durant segna 27 punti, tirando con il 77% dal campo (10-13), dimostrando di poter portare la sua squadra molto in alto e di poter competere anche per il premio di MVP della regular season al pari di Curry &Co.
3 Rajon Rondo distribuisce 20 assist e stabilisce il nuovo record di franchigia per i Kings
Nella straordinaria partita tra Charlotte Hornets e Sacramento Kings, Rondo consegna ben 20 assist ai suoi compagni in 46 minuti giocati. È il nuovo record di franchigia per la squadra californiana: peccato che non sia bastato per sconfiggere i tenaci Hornets, capaci di rimontare uno svantaggio di 17 punti e poi di vincere all’overtime.
2 Draymond Green come Wilt Chamberlain: realizzate due triple doppie consecutive!
Draymond Green arriva a scomodare persino Wilt Chamberlain, l’uomo dei 100 punti in una sola partita. Nella gara di stanotte, contro i Kings, Green ha fatto registrare la sua seconda tripla doppia consecutiva, cosa che, in maglia Warriors, non succedeva dal 1951 quando a farla fu proprio Chamberlain. Il lungo si sta dimostrando sempre più decisivo e dimostra di meritare la sua candidatura per essere considerato uno dei top10 giocatori della lega.
1 Golden State Warriors: qualcuno riuscirà mai a batterli?
Miglior partenza della storia dell’NBA: 18 vittorie e zero (ZERO!) sconfitte. Serie di successi che potrebbe ancora continuare, considerando che i Warriors affronteranno squadre alla loro portata almeno fino a Natale, quando giocheranno contro i Cavaliers di Lebron James. È veramente questa la squadra migliore della storia? Riuscirà a battere il record di vittorie in una stagione dei Chicago Bulls (72 vittorie nella stagione 1995/1996)? E quello di vittorie consecutive dei Lakers 1970/71 (33 W di fila)? Lo scopriremo solo vivendo.
Nella notte NBA non cambia il copione di una regular season che vede i Warriors continuare nella loro scalata ad ogni record: 18 vittorie e 0 sconfitte, annientati anche i Kings, privi di Cousins. I San Antonio Spurs invece continuano a stupire positivamente: altra vittoria casalinga, in Texas non ce n’è per nessuno e Timmy e Tony toccano quota 700 vittorie insieme.
Ecco i video recap della notte:
https://www.youtube.com/watch?v=AXBN-2CpOzk
https://www.youtube.com/watch?v=QKjv1xSo-wU
https://www.youtube.com/watch?v=llBAfxeuaLU
https://www.youtube.com/watch?v=8zKWeS–ZeA
https://www.youtube.com/watch?v=pamMpyxzYhI
https://www.youtube.com/watch?v=fH0GrdWwWuM
Non sembrano esistere mezzi per fermarli. I Golden State Warriors proseguono la marcia trionfale di questa prima parte di regular season, striscia aperta di 16-0 (mai nessuno aveva cominciato così bene) e il tassametro corre. La consacrazione dello small-ball è incarnata alla perfezione dagli interpreti col Golden Gate sulla maglia, l’esempio più lampante della direzione verso cui il basket si sta dirigendo con crescente convinzione. Mai nessuno aveva cominciato la stagione tenendo la spaventosa media 115 punti a partita, fino a quest’anno il primato apparteneva agli HoustonRockets di Hakeem Olajuwon targati 93/94 (98 punti per gara).
Quando ci si trova ad ammirare strisce positive come quella dei Warriors è inevitabile andare a ritroso con la mente fino alle eccellenze della lega, quelle squadre iscritte ai libri di storia per gioco espresso o per record infranti. In questa fattispecie il riferimento d’obbligo va ai Lakers 1971/72, quelli di Wilt Chamberlain e Jerry West, del record di 69-13 e delle 33 (dicasi trentatré) vittorie consecutive. Oggi Steph Curry e soci hanno la possibilità di insidiare quel primato, un traguardo che giorno dopo giorno appare sempre meno improbabile. L’impresa è di quelle toste per davvero, ma se si guarda al calendario lo scoglio più arduo da superare si presenterà al Christmas Day contro i Cleveland Cavaliers, il rematch delle ultime finals al quale i Warriors potrebbero presentarsi sul 28-0.
Non che prima di Natale la squadra di Steve Kerr sia attesa a delle passeggiate di salute; i campioni in carica dovranno affrontare in ordine i Phoenix Suns (a Phoenix), i Sacramento Kings, gli Utah Jazz (a Salt Lake City), gli Charlotte Hornets (a Charlotte), i Toronto Raptors (a Toronto), i Brooklyn Nets (a New York), gli Indiana Pacers (a Indianapolis), i Boston Celtics (a Boston), i Milwaukee Bucks (a Milwaukee), poi nuovamente i Suns, i Bucks e i Jazz. Sei partite in casa e sei fuori, dodici vittorie filate prima dell’attesa sfida natalizia. Una vera mission impossible, ma con lo Steph Curry irreale di questo inizio stagione (32,1 punti a partita, 0,8 punti al minuto ndr) e un supporting cast come quello attuale dei Warriors, niente può essere considerato impossibile, nemmeno raggiungere le fatidiche 34 vittorie di fila e sclazare dal trono i Lakers del 1972.
Per NBA Passion
Mauro Manca
Nella notte i Warriors hanno ospitato i Lakers di Kobe e soci, gli ultimi avversari che separavano la squadra della baia dalla miglior partenza in assoluto nella storia della NBA. Come ampiamente pronosticato, Curry e compagni hanno impiegato poco meno di un quarto a sbarazzarsi dei lontani parenti della squadra che poco tempo fa giocava e vinceva una delle più belle serie finali di sempre.
Alla fine della partita, ai microfoni di NBCSports, ha rilasciato un’intervista Draymond Green, il segreto di pulcinella di Steve Kerr, in cui diceva:” non dovete essere sorpresi, è normalissimo. Stiamo cercando di vincere un altro titolo e questa è la dimostrazione che siamo in grado di fare ogni cosa”. I Warriors hanno assimilato in maniera perfetta l’indole del loro allenatore, Steve Kerr, tanto da non sopperire alla sua assenza dovuta ad un’operazione alla schiena. Su questo argomento si è esposto niente di meno che LeBron James, dicendo:” Certo, sarebbe stato più impressionante se l’avessero fatto senza Curry, ma è comunque fantastico quello che hanno fatto”. I Warriors sono la dimostrazione che, con una buona rotazione ed una giusta motivazione, si possono fare tante cose. Dalle due dichiarazioni si evince che la fiducia dei Warriors è altissima, ma è altrettanto alta la voglia di rivincita di James, che nonostante la prestazione sovrumana offerta nelle Finals, è uscito sconfitto.
NBA Recap: Warriors nella storia, vittoria e 40pt per Paul George, bene Hawks e Grizzlies (VIDEO)
Indiana @ Washington 123-106
Paul George 40 Pts, Gary Neal 23 Pts
https://www.youtube.com/watch?v=Fz2xqoROzC0
Boston @ Atlanta 97-121
Avery Bradley 25 Pts, Paul Millsap 25 Pts
https://www.youtube.com/watch?v=RYwilfNrMps
Dallas @ Memphis 96-110
Raymond Felton 16 Pts, Mike Conley 21 Pts
https://www.youtube.com/watch?v=k3pTXmvK8nI
Los Angeles Clippers @ Denver 111-94
DeAndre Jordan 18 Pts, Danilo Gallinari 20 Pts
https://www.youtube.com/watch?v=SJCdISvkNv0
Chicago @ Portland 93-88
Jimmy Butler 22 Pts, Damian Lillard 19 Pts
https://www.youtube.com/watch?v=uovzOscLy30
Los Angeles Lakers @ Golden State Warriors 77-111
Julius Randle 10 Pts, Stephen Curry 24 Pts
https://www.youtube.com/watch?v=Ck3VnvTE5ec
Il rullo compressore, i Golden State Warriors, non fanno sconti a nessuno: contro i Lakers arriva anche la sedicesima meraviglia. Sono 16 vittorie su 16 gare in stagione: nessuno come la franchigia della Baia nella storia NBA.
Staccati dunque gli Houston Rockets ed i Washington Capitals fermati a quota 15: chi li fermerà?
Next Step Phoenix Suns, uomo avvisato…
NBA VideoRecap: disastro Clippers contro Toronto, Warriors da record, vincono OKC e Pelicans
Toronto @ Los Angeles Clippers 91-80
DeMar DeRozan 21 Pts, J.J. Redick 17 Pts
https://www.youtube.com/watch?v=_Z51QC7B0KU
Boston @ Brooklyn 101-111
Avery Bradley 27 Pts, Brook Lopez 23 Pts
https://www.youtube.com/watch?v=NGamx3meJ_k
Phoenix @ New Orleans 116-122
Eric Bledsoe 29 Pts, Anthony Davis 32 Pts
https://www.youtube.com/watch?v=P-BqeyI-OhQ
Dallas @ Oklahoma City 114-117
Deron Williams 20 Pts, Russell Westbrook 31 Pts
https://www.youtube.com/watch?v=NX-C64Rk0vQ
Golden State @ Denver 118-105
Klay Thompson 21 Pts, Darrell Arthur 21 Pts
https://www.youtube.com/watch?v=SHwel0Wgt4I
Portland @ Los Angeles Lakers 107-93
Damian Lillard 30 Pts, Jordan Clarkson 19 Pts
https://www.youtube.com/watch?v=XV2iVzIXVPI
Warriors, siamo a quota 15: raggiunti Washington Capitols e Houston Rockets
I Golden State Warriors non sbagliano un colpo: dopo Clippers e Bulls, arriva la quindicesima meraviglia contro i Denver Nuggets. I campioni in carica raggiungono Washington Capitols e Houston Rockets nei libri dei record e puntano oltre…
118-105 contro i Nuggets di Gallinari: è anche la 19esima vittoria di fila in regular season, contando anche le 4 del finale di stagione 2014-2015. Ad emergere, e questa è una novità, è Klay Thompson, che da molti segnali di ripresa con 21 punti, mentre Curry si ferma a 19, il suo peggior punteggio da inizio stagione.
It’s official: No NBA team has ever had a better start to a season than the 2015-16 Warriors. 15-0. pic.twitter.com/Ds2TAUH1Mx
— ESPN (@espn) November 23, 2015
Il match tra Los Angeles Clippers e Golden State Warriors è forse stato uno dei più avvincenti di queste prime settimane di regular season. Quando i guerrieri scendono in campo ci si aspetta sempre qualcosa in più; in questo caso però anche gli avversari si sono fatti valere, per almeno 4/5 del match.
Dei 41 punti dei Clippers nel primo quarto, 18 portano la firma di Chris Paul. CP3 ha così inoltre eguagliato il suo record di punti in un quarto: furono 18 anche nel lontano dicembre 2009 quando vestiva la maglia dei New Orleans Hornets.
A questi record hanno poi risposto i Warriors: con la vittoria in rimonta dal -23, Steph Curry e compagni hanno affiancato i Dallas Mavericks del 2002, unica squadra che era riuscita a costruire un filotto di 13 vittorie con una rimonta di almeno 15 punti, in quel caso contro i Seattle Supersonics.
Naturalmente Curry non poteva non infrangere qualche record: oltre ad aver segnato più di tutti, mettendo a referto 40 punti, Steph è stato il giocatore che ha preso più rimbalzi. Ben 11 per il piccoletto da Davidson College, il secondo è stato DeAndre Jordan con 10.
Non è la prima volta che il numero 30 guida le classifiche di punti e rimbalzi in un’ unica partita, c’era già riuscito in gara 4 dei playoff 2014. Contro chi? Los Angeles Clippers, ovvio.


