

Come sempre voglio iniziare l’articolo ringraziando tutti coloro che ci seguono e che ci motivano a proseguire nel nostro percorso.
Il pezzo di oggi è dedicato ad un giocatore che sta dimostrando sul parquet di poter far cose che nessun altro sa fare, mettendo insieme numeri che scomodano mostri sacri come sua Maestà Michael Jordan e Big O Oscar Robertson. Se poi nella formula magica inserisci uno stile ineguagliabile, anche se discutibile, e una leadership pari a quella di Leonardo delle Tartatughe Ninja, inevitabilmente ottieni quel Supereroe che è Russell Westbrook!
Leonardo è il leader delle Tartarughe Ninja, gruppo di guerrieri-ninja, creati dalle brillanti menti di Peter Laird e Kevin Eastman. Un giorno, in seguito ad un incidente automobilistico, quattro tartarughe vengono scaraventate nelle fogne di New York, dove vengono a contatto con un contenitore di sostanze radioattive. Le tartarughe così sopravvivono e vengono contaminate dalle scorie, divenendo così mutanti dalle sembianze umanoidi. Ad allenare ed educare i quattro fratelli ci pensa il maestro Splinter,anziano ratto mutante, che aveva appreso il Ninjitsu dal suo vecchio maestro, eliminato dal malvagio Shredder. E’ proprio Splinter che affida il ruolo di vendicare il defunto maestro Yoshi a Leonardo, consacrandolo come il Leader del gruppo. I nomi delle quattro tartarughe, Donatello-Raffaello- Michelangelo- Leonardo, sono ispirati ognuno ad un genio Rinascimentale. Nel nostro caso, Leonardo è riferito a Leonardo Da Vinci, ovvero colui che viene indicato come la personalità più geniale di ogni epoca.
Leonardo inizialmente riesce a sconfiggere Shredder, trafiggendolo con la propria katana. Il gruppo pensa che il nemico è stato sconfitto, ma quando tutto sembra andar bene, Shredder ritorna e distrugge la tana delle Tartarughe Ninja, costringendole a trovar riparo sotto il tetto di April, loro amica umana. Il male non si ferma mai, e il gruppo guidato da Shredder, il Clan Del Piede, incendia l’appartamento dei nostri Eroi, che scapperanno nel New Hampshire per ritrovare le forze e combattere ancora il male. Leonardo è colui che sentirà di più la clamorosa sconfitta, non essendo stato capace di proteggere la propria famiglia. Ripresosi dalle ferite, il nostro Supereroe ha una profonda ferita mentale e smarrisce i principi che lo hanno portato a diventare un Leader.
”Mi è stato insegnato che l’onore, Il Bushido, è tutto per un vero guerriero! ”
Senso di responsabilità, giudizio, calma, coraggio, l’arte del Bushido ( l’onore), sono tutte quelle qualità che unite ad un impareggiabile talento nelle arti marziali caratterizzano il Leader. Ma Leonardo scappa affrontando una crisi interiore. Ma i veri Supereroi sono coloro che, nonostante le difficoltà alla fine ritornano a prendono a calci nel sedere il male… ed è così che andrà! Leo torna e sconfigge ancora, con l’aiuto dei suoi fratelli, il Clan del Piede, che minacciava gli innocenti compiendo attentati e sparatorie. Dopo mille peripezie il male finalmente è stato sconfitto, soprattutto grazie all’intervento di Leonardo, Leader fisico ma soprattutto morale delle TMNT!
Ad incarnare le doti di Leader è proprio Russell Westbrook. Long Beach, California 12/11/88, data e luogo da non dimenticare mai per un appassionato di basket, il perchè è semplice: nasceva un nuovo Supereroe! Russell cresce ad L.A, passando un infanzia ed un adolescenza non troppo movimentate. I genitori sono sempre presenti per la giovane stellina, e non gli fanno mancare assolutamente nulla. Con il suo migliore amico, Khelcey Barrs, ogni giorno si allena duramente per arrivare a calcare i parquet dell’NBA, emulando l’idolo locale che è quell’Earvin Johnson Jr, al secolo Magic. Russell e Khelcey entrano a far parte della squadra di pallacanestro della Luzinger High-School, dove Barrs è la stella e Russ si accontenta del ruolo di spalla. Gira voce che UCLA sta visionando i due, con molta più attenzione nei confronti della stella della squadra ovvero Barrs. Nonostante tutto i due amici continuano ad allenarsi insieme, anche dopo gli allenamenti, vanno al campetto e si sfidano 1 vs 1, perchè solo insieme realizzeranno i propri sogni. Ma proprio come succede a Leonardo, non tutto è rose e fiori, e la vita è pronta a metterti alla prova. Durante una partitella al campetto, qualcosa va storto.
Khelcey si accascia al suolo, il cuore non batte più. Il decesso dell’amico segna definitivamente il giovane Russ, che in suo onore decide che ad ogni costo lui arriverà in Nba, per entrambi!
Dopo due anni in panchina, Wesbtrook guiderà la Luzinger ad un record di 25 vittorie e solo 4 sconfitte e mettendo a segno un career high di 51 punti contro Carson. Nonostante ciò, Russ è gracile e non ha uno sviluppo fisico costante, ponendo molti dubbi su una sua carriera futura. I grandi College non lo vogliono, ma pronto al varco c’è l’ateneo che lo visionava a tempo: UCLA. Arrivato al College, inizialmente, la musica non cambia e Russ è costretto a far da secondo a Darren Collison, play titolare. Il secondo anno è quello della svolta. Collison si infortuna e Westbrook diviene la point guard titolare dei Bruins. Con il suo compagno di stanza, Kevin Love, si creerà un duo inarrestabile che porterà il team californiano per ben due volte alle Final Four del torneo NCAA, perdendo però nel 2007 contro Florida e nel 2008 contro Memphis, guidata da Derrick Rose. Finalmente nell’estate del 2008 Russ e Love si dichiarano eleggibili per il Draft, uno dei più talentuosi di sempre, che vede come prima scelta D-Rose.
Con la quarta scelta assoluta , gli allora Seattle Supersonics, oggi Oklahoma City Thunder, scelgono Russell Westbrook, tra lo stupore generale. Ma il GM Sam Presti, scuola San Antonio Spurs, vede benissimo. La stagione da Rookie preannuncia un futuro da Supereroe sul Parquet. Con prestazioni assurde ( tra le quali una tripla doppia da 17 10 10 contro Dallas), viene nominato due volte Rookie del mese, realizzando a fine stagione 15 punti, 5 rimbalzi e 4 assist di media e viene inserito nel primo quintetto Rookie della NBA. L’anno da Sophomore è ancora migliore e, nella partita tra Rookie e Sophomore Russ realizza 40 punti. Nel 2010, grazie all’aiuto dell’amico e compagno di squadra Kevin Durant, i Thunder approdano ai Playoffs, eliminati però dai futuri campioni, i Lakers, guidati da Kobe Bryant ( Batman). Chiuderà la stagione con 16 punti 8 assist e 5 rimbalzi ad allacciata di scarpe.
Nell’estate del 2010 farà parte della spedizione degli USA per i mondiali, uscendone vincitore. La stagione successiva è quella della definitiva esplosione. Tutti vedono Durant come Leader, carismatico e silenzioso e soprattutto è il top scorer della lega, mentre Russ, come fatto in passato, si accontenta del ruolo di spalla…no. Niente per SOGNO! Prima convocazione all’ All Star Game e finali di Western Conference, perse però contro i Dallas Mavericks( futuri campioni), segnano la definitiva esplosione di Russel Westbrook che metterà a referto 22 punti di media 8,2 assist e 4,6 rimbalzi.
La stagione 2011-2012 consegna nella top 10 NBA il nome della nostra targaruga ninja preferita, che aiuta i suoi Thunder ad arrivare alle Finals NBA, eliminando in serie Mavericks, Lakers e Spurs. In finale arrivano i Miami Heat di LeBron James e Dwyane Wade ( The Flash). Gara uno è vittoria OKC, con un Leonardo da ben 27 punti 11 assist e 8 rimbalzi. Nonostante ciò i Thunder devono capitolare contro un LeBron James mostruoso, e il solo Westbrook in gara 4 ( 43 punti!!!) non basta per portare il titolo NBA a casa. Nel 2012 partecipa con gli USA alle Olimpiadi, vincendo l’oro.
L’estate però non è delle migliori, visto che i Thunder dicono addio a James Harden, perdendo certamente una delle maggiori bocche da fuoco della lega. Il primo posto nella Western Conference, durante la Regular Season ( 60 W 22L), sembra illudere i Thunder con un Westbrook che conclude l’anno con 23,2 punti, 5,2 rimbalzi e 7,4 assist in 82 partite giocate tutte da titolare . Durante gara 2 contro gli Houston Rockets, a gioco fermo Patrick Beverly si scontra con Wesbrook, rompendo il menisco del nostro Supereroe, e terminando di fatto i Playoffs dei Thunder, che con il solo Durant( macchina da Regular Season e non da Playoffs) non riescono a ripetersi.
https://www.youtube.com/watch?v=o6N1CImfn6g
La Regular Season dello scorso anno ci ha mostrato finalmente chi è RUSSELL WESTBROOK. In una prima parte caratterizzata da molti infortuni, il nostro Supereroe riesce comunque a guadagnarsi la convocazione all’All Star Game dove mette a referto 41 punti (!!!!) uno in meno rispetto al record di 42 punti stabilito da Wilt Chamberlain, e guadagnandosi il premio di MVP della competizione. Durant si infortunia. I Thunder a fine stagione non entrano nelle zone playoffs: una batosta che porta la società a cambiare Brooks.
Al suo posto arriva Billy Donovan: Durant e Westbrook finalmente entrambi insieme ed in salute. Non a caso OKC conserva le prime posizioni ad Ovest, staccata dagli Spurs e dai Warriors che giocano un altro campionato ma primi tra i normali.
È il 17 ottobre 2005 quando David Stern, l’allora Commissioner della lega più bella del mondo, forse anche per rimediare in qualche modo alla madre di tutte le risse, che era andata in scena l’anno prima tra i giocatori dei Detroit Pistons e quelli degli Indiana Pacers, annuncia l’introduzione di un dress code, cioè un insieme di regole, per tutti i giocatori NBA, riguardanti il loro modo di vestire. Di questa iniziativa se ne parlò molto, perché la National Basketball Association era la prima grande lega americana che adottava delle regole di questa portata. In particolare, il suddetto regolamento, prevedeva che tutti i giocatori dovessero adottare un abbigliamento abbastanza formale prima e dopo le partite, durante le conferenze stampa e in qualsiasi altro evento pubblico in cui la NBA c’entrasse qualcosa. Il dress code, fin da subito, scatenò molte polemiche, tra cui anche razziste, perchè fu visto, in qualche modo, come un provvedimento che colpiva soprattutto atleti neri legati al mondo dell’Hip Pop, ma nonostante le proteste, il codice di abbigliamento, è sopravvissuto fino ai giorni nostri, anche se in una veste piuttosto ammorbidita.
Fra i divieti del regolamento sono certamente da ricordare quelli che impediscono, o almeno dovrebbero, ai giocatori di indossare cappellini, magliette da gioco, do-rags, medaglioni o scarpe Timberland fuori dal campo, mentre in campo non si dovrebbero vedere disegni sui capelli riproducenti un logo pubblicitario, maschere da gioco protettive non trasparenti, fasce per capelli NBA indossate al contrario o i compression tights.
Certo, guardando l’abbigliamento un pò estroso di alcuni giocatori attuali, viene da chiedersi se David Stern si sia dimenticato, all’epoca, di girare l’email a tutti i proprietari delle franchigie, ma forse è meglio così: in fondo che NBA sarebbe senza le improbabili camicie di Westbrook o i particolari cappelli western di Lebron?
Guarda chi si rivede a Salt Lake City: i Thunder sono ospitati dagli Utah Jazz di Gobert e possono contare sul loro leader, Kevin Durant, che torna in campo dopo aver saltato le ultime 6 gare per un infortunio contro i Wizards.
Parte in quintetto ed è subito il solito KD: 27 punti, 6 rimbalzi con 10 canestri su 13 tentativi dal campo, mentre Westbrook realizza 20 punti con 9 assist e 7 rimbalzi.
OKC nel secondo quarto è furiosa: 40 punti, contro i 26 di Utah ed un complessivo 14 su 19 dal campo che condanna i Jazz alla sconfitta finale. La difesa dei Jazz prima della sfida con Kevin Durant e compagni era la seconda migliore difesa della lega con 92.4 punti concessi.
Il leader degli Oklahoma City Thunder in assenza di Kevin Durant è senza dubbio Russell Westbrook: la guardia della franchigia di OKC sta macinando numeri sensazionali per cercare di far rialzare la testa dopo un avvio non facile.
Nell’ultima vittoria di questa notte contro Dallas, Westbrook ha fatto registrare 31 punti ed 11 assist: nonostante le tante palle perse, RW sta dimostrando di cercare maggiormente di giocare con i compagni, come testimoniato dai molti assist oltre ovviamente al suo tipico gioco, 1 vs 5 contro le difese avversarie.
Sei gare stagionali senza Durant, tre vittorie senza di lui e tre sconfitte: in queste sei sfide Westbrook si è preso ancora più responsabilità, andando a toccare medie fantascientifiche. 32.7 punti, 9.3 assist, 7.7 rimbalzi, 3.2 palle rubate.
Thaddeus Young 27 Pts, Nicolas Batum 24 Pts
https://www.youtube.com/watch?v=bn6HE2a_w74
Andrew Wiggins 28 Pts, Evan Fournier 26 Pts
https://www.youtube.com/watch?v=4O20fP4TfBY
Paul George 34 Pts, T.J. McConnell 16 Pts
https://www.youtube.com/watch?v=NM3AtHxEg2w
Dirk Nowitzki 23 Pts, Isaiah Thomas 19 Pts
https://www.youtube.com/watch?v=mix4c3-SJOY
DeMarcus Cousins 24 Pts, Paul Millsap 23 Pts
https://www.youtube.com/watch?v=GzzTO0rUe6Y
Damian Lillard 23 Pts, James Harden 45 Pts
https://www.youtube.com/watch?v=1FU6oII2GL8
Ryan Anderson 30 Pts, Russell Westbrook 43 Pts
https://www.youtube.com/watch?v=DiOaMhFs6Qc
Nikola Jokic 23 Pts, Tony Parker 25 Pts
https://www.youtube.com/watch?v=mO4H9qVkLZg
Luis Scola 22 Pts, Derrick Favors 18 Pts
https://www.youtube.com/watch?v=nkOXRnewXpM
Jimmy Butler 32 Pts, Brandon Knight 23 Pts
https://www.youtube.com/watch?v=3KlHRM3PcPI
Abbiamo iniziato come avevamo finito, a suon di triple doppie. Ovviamente a timbrare il cartellino è il numero 0 degli Oklahoma City Thunder, Russell Westbrook; la “novità” invece si chiama Rajon Rondo che, nella disastrata Sacramento, sembra aver trovato la giusta tranquillità per tornare ai vecchi fasti.
Westbrook, buona la prima – Nonostante in almeno 5 occasioni l’avesse sfiorata finalmente, contro i Washington Wizards, è arrivata la prima tripla-doppia stagionale per Russell Westbrook. Il ragazzo nativo di Long Beach ha stupito tutti i tifosi della capitale che erano accorsi numerosi per convincere Kevin Durant a tornare a casa: KD ha dovuto abbandonare il terreno di gioco al termine del primo tempo lasciando tutti i riflettori puntati sul playmaker del proprio team. Il prodotto di UCLA Bruins non ha deluso le aspettative, anzi in 28 minuti ha fatto registrare 22 punti, 11 rimbalzi ed altrettanti assist. La stagione di OKC passa anche e soprattutto dalle mani del talento con il numero 0, se continuerà a stupire in questo modo, ne vedremo delle belle!
Rajon Rondo versione vintage – In molti, dopo la passata stagione a Dallas, non avrebbero scommesso un dollaro su Rajon Rondo, in molti, si, ma non coach Karl che ha voluto fortemente il playmaker ex-Boston che, nella vittoria sui Detroit Pistons, ha messo a referto la seconda triple-double in stagione. 14 punti, 11 rimbalzi e 15 assist, le cifre di Rondo nella seconda vittoria della franchigia in questo avvio di stagione. Nella capitale dello Stato della California, il giocatore cresciuto nei Kentucky Wildcats, sembra sulla buona strada per tornare a far vedere le qualità mostrate in quel di Boston dove, nel 2008, vinse anche l’anello. I Kings hanno iniziato piuttosto male la stagione (2-7) ma Rondo sembra esser diventato una costante: eccezion fatta per rare occasioni, Rajon ha sempre dimostrato di sapersela cavare alla grande, la rinascita di Sacramento parte anche da lui, ne sarà all’altezza?
La nota stonata – Nonostante le meravigliose prestazioni dei due c’è ancora qualcosina da aggiustare: i turnover. Sia Rondo che Westbrook hanno perso 5 volte il pallone ma mentre il primo è stato in grado di rubarlo ben 3 volte, per il giocatore di OKC è solo uno il pallone recuperato. Troppo poco, soprattutto se i Thunder vogliono lasciare un segno importante quest’anno.
Non sembra proprio esserci pace per Kevin Durant. La partita giocata nella sua Washington gli ha lasciato in eredità un infortunio al bicipite femorale che lo terrà nuovamente lontano dai campi di gioco. Non dovrebbe trattarsi di uno stop particolarmente lungo, lo staff medico dei Thunder ha parlato di 7 – 10 giorni, al termine dei quali verranno effettuate delle nuove analisi per stabilire quando il numero 35 potrà fare il suo ritorno sul parquet. L’Mvp del 2014 viene da un’annata tormentata in cui i problemi al piede sinistro gli hanno permesso di scendere in campo solo in 27 occasioni, ed è inevitabile che questo nuovo problema fisico influisca sul suo stato d’animo, specie perchè arrivato nel momento in cui stava progressivamente tornando sui suoi livelli. Le voci che trapelano lasciano però intendere una ferma volontà del giocatore nel tornare abile e arruolabile nel più breve tempo possibile.
Questo il comunicato stampa rilasciato direttamente dagli Oklahoma City Thunder sulle condizioni di Durant:
“L’ala degli Oklahoma City Thunder Kevin Durant è stato sottoposto ad una risonanza magnetica che ha rilevato un infortunio al bicipite femorale della coscia sinitra, riportato al termine della vittoria per 125-101 contro Washington. La squadra ha annunciato che il giocatore verrà rivalutato tra 7 – 10 giorni, al termine dei quali è previsto un nuovo aggiornamento”
Con Durant fermo ai box, il proscenio torna interamente nelle mani di Russell Westbrook, ma anche sulle spalle di Kyle Singler e Dion Waiters ricadrà una mole maggiore di responsabilità rispetto alle prime gare della regular season; i due infatti dovranno costituire delle opzioni valide in attacco. Serge Ibaka sarà un altro osservato speciale, il suo presidio sotto le plance si renderà quanto mai necessario per tenere botta in contumacia di KD, anche e soprattutto perchè non esistono ancora certezze sui suoi tempi di recupero. Queste le prossime partite a cui sono attesi i Thunder nei prossimi sette giorni:
Per NBA Passion,
Mauro Manca
La squadra più attesa di questa stagione NBA è sicuramente Oklahoma: l’ultimo anno di Durant, il primo di Donovan, la possibilità di avere Westbrook e KD35 finalmente sani, l’impatto di Kanter dopo il contratto e tanti altri motivi.
La Regular Season è appena iniziata e sarebbe scorretto pretendere un sistema completamente diverso e rodato perchè, senza dubbio, nessun allenatore riuscirebbe ad imporre la propria mentalità al 100% dopo solo 7 partite e quindi, se ne riparlerà presumibilmente dopo l’All Star Game per i giudizi quasi definitivi. E’ necessario però, con le dovute proporzioni, cercare di capire quello che apparentemente non è cambiato ancora e dove i Thunder dovranno migliorare per puntare a diventare una delle migliori squadre della Western Conference.
Per vincere le partite può essere sufficiente il talento offensivo di superstar come Durant e Westbrook ma se realmente l’obiettivo è quello di puntare al Larry O’ Brien Trophy, allora OKC dovrà cambiare marcia soprattutto in difesa visto che, nonostante il potenziale, la squadra è attualmente la 22esima squadra in NBA per punti concessi agli avversari, concedendo 103.3 punti per 100 possessi a partita. Inoltre ci sono altri dati preoccupanti sulla fase difensiva dei Thunder come la percentuale reale concessa (48%, 18esima squadra della lega) e addirittura è l’ultima per palle perse forzate.
Su questi problemi difensivi di inizio stagione si è espresso anche la Superstar della squadra, Kevin Durant, come riportato da Royce Young di ESPN : “E’ una difesa diversa per noi. Gli schemi sono ottimi, è perfetta per noi. Non ci resta che continuare a capire cosa vogliamo abbandonare e cosa conservare per continuare a lavorarci su.”
Insomma il sistema difensivo non è l’unica problematica che è emersa in queste prime settimane, infatti OKC è ancora un cantiere aperto e lo stesso nuovo allenatore, Billy Donovan sta cercando di capire come migliorare una squadra così talentuosa, che però si basa su equilibri molto sottili. L’attacco sembra, al momento, l’unica certezza visto che solo Golden State segna più dei Thunder, nonostante emergono problemi con la second-unit che appare ancora molto confusa. Non resta che aspettare e sperare, da tifosi dello spettacolo, che un roster così talentuoso offensivamente possa diventarlo anche in difesa e possa arrivare a giocarsi nuovamente il titolo NBA dopo gli ultimi anni condizionati dagli infortuni.
Per NBA Passion, Giuliano Granata.
Finalmente, forse, è tornato. Esplosivo, uomo squadra, spettacolare e decisivo. Nella notte dello United Center Derrick Martell Rose da Englewood ha toccato quota 29 punti (12-25 dal campo) con 7 assist e 5 rimbalzi, prendendosi tre jumper contro l’impotente Enes Kanter a due minuti dalla fine decisivi per togliere le speranze a Kevin Durant e all’amico Russell Westbrook.
Partita combattuta e di parziali sin dall’inizio, il primo allungo è di OKC; a rimettere il punteggio in parità ci ha pensato un sontuoso Jimmy Butler, ancora produttivo in isolamento e quasi perfetto dall’arco nel primo tempo (4-5), nel secondo ha lasciato spazio al suo n.1. Quasi tutta la squadra ha contribuito a una vittoria che sarà un’importante iniezione di fiducia e consapevolezza: Taj Gibson hanno lavorato bene in difesa mettendoci tanta energia, mentre Doug McDermott (prima in quintetto) e Aaron Brooks (11 punti) si sono caricati sulle spalle diverse responsabilità. In ombra Pau Gasol e Nikola Mirotić; tanti errori in particolar modo del catalano (comunque in doppia-doppia con 11 punti e 12 rimbalzi). D’altro canto, invece, Noah ha disputato una convincente prestazione e, sul suo conto, si è espresso anche coach Donovan, che lo conosce dai tempi di Florida State: “Tutti vedono i suoi capelli, le doti al passaggio e la difesa – ha detto– ma pochi lo vedono in spogliatoio, il miglior compagno di squadra che conosco”.
Per la franchigia dell’Oklahoma, sono arrivati 33 punti in totale tranquillità da un rigenerato Durant, 20 punti e 10 assist da Westbrook e un Ibaka quasi perfetto da 17 punti; poco apporto però dalla panca: il primo strappo i Bulls lo hanno costruito nel secondo quarto contro i back-up di OKC.
Nel post-partita, Durant non ha cercato alibi sulla sconfitta rimediata: “Non è un problema di troppe partite, dobbiamo solo trovarci e fare la nostra strada“. Ma i problemi dei Thunder in questo momento non si limitano alle sconfitte consecutive rimediate: Steven Adams ha accusato problemi alla schiena, non ci sarà alla Chesapeake Arena contro Phoenix.
D’altra parte, può invece sorridere Fred Hoiberg, che ha sottolineato come per Rose e per la squadra queste sono partite fondamentali. L’MVP del 2011, decisamente soddisfatto e rilassato, ha dato delle risposte più che convincenti nella note: “La gente può dire quello che vuole, io sono qui per giocare.” – ha detto la stella dei Bulls, che ha poi proseguito – “So che questo è il mio livello, è solo una questione di ritmo”
Con il passare del tempo, i Bulls pare stiano trovando la giusta quadratura e coach Hoiberg sembra già avere la squadra in mano e Rose e pronta a trascinarla verso grandi traguardi. Ora sta a lui, al “Son of Chicago”, dimostrare che “Windy City” sulla mappa c’è e non solo ad Est. Ginocchia, occhi, caviglie, ma lui è lì, a lottare per tornare tra i migliori della Lega: qualcuno vuole perderselo?
Per NBA Passion,
Jacopo Di Francesco (@jdf9623)
Westbrook e le lezioni di flopping contro i Toronto Raptors: premio oscar!
Arriva in casa degli Houston Rockets la prima sconfitta stagionale per gli Oklahoma City Thunder. Nonostante il +11 con cui i Thunder chiudono il secondo quarto la partita termina 105-110 per la squadra di casa.
Momento chiave del match è il terzo quarto in cui Houston non solo riesce a recuperare dal 54-65 di inizio frazione ma passa addirittura in vantaggio sull 80-79 a 1 minuto dalla fine del quarto grazie ad una tripla di Patrick Beverley assistita da James Harden. La partita nella parte finale si fa molto intensa e Oklahoma riesce pure a tornare in vantaggio dopo un canestro di Russel Westbrook che porta i suoi sul 93-92. Il sorpasso però è solo temporaneo infatti Harden ricaccia subito indietro Kevin Durant e compagni con un layup e con una tripla per il 93-97 da cui Oklahoma non rientrerà più. Nel finale infatti Westbrook riavvicina i compagni sul 105-108 con una tripla ma i successivi due errori al tiro, uno proprio della guardia e uno di Durant, e i liberi di Dwight Howard mettono la parola fine al match.
Qui sotto le immagini dell’incredibile duello con cui questa notte ci hanno deliziato tra Durant e Harden
https://www.youtube.com/watch?v=B9uI6SemsWE
La partità era cominciata a rilento per i ragazzi di coach Billy Donovan incassando subito un parziale di 0-7 firmato Thornton e Ariza. OKC riesce subito a scuotersi e a rientrare e a 2.14 min dalla fine del quarto, grazie a Durant, si porta per la prima volta in vantaggio sul 20-19. Il primo quarto si chiude quindi sul 26-21 per Oklahoma rientrata in partita grazie ai suoi due pupilli in maglia blu che insieme combinano 20 dei 26 punti della squadra in questo altalenante inizio, gli unici due canestri che non vengono dalle loro mani sono infatti 2 triple, una di Augustine e una di Roberson.
All’inizio del secondo quarto è Dion Waiters che, nonostante non abbia firmato il prolungamento di contratto, prova a caricarsi la squadra sulle spalle insieme a Enes Kanter e a portarla a +10. Lo strappo però non è decisivo e Houston resta attaccata alla partita grazie ai punti di Cory Brewer e agli assist di Ty Lawson.
Per Oklahoma pesano molto le 25 palle perse, di cui 12 da parte della sola coppia Durant Westbrook, contro le 12 Houston. Le percentuali al tiro per OKC non sono malissimo purtroppo però c’è stato un crollo nella seconda metà di gara, Durant per esempio a inizio terzo quarto ha già segnato 22 dei 29 punti totali nella partita. Westbrook invece riesce a contenere la sua mole di tiri fermandosi a 16 di cui 10 realizzati che gli permettono di mettere a referto 25 punti. A questi vanno aggiunti 8 rimbalzi e 11 assist che mettono il punto esclamativo ad una grande prestazione della guardia nonostante la sconfitta. Non brillantissimo il terzo violino della squadra Serge Ibaka che non riesce a incidere nella metà campo offensiva chiudendo con 12 punti e 6 su 14 dal campo. Unica nota positiva per il lungo sono i 14 rimbalzi di cui 6 offensivi.
Il resto della squadra non è riuscito a incidere come durante le altre prestazioni stagionali, garantendo in generale una buona prestazione anche se molto altalenante e con passaggi a vuoto molto gravi, come per esempio un paio di minuti durante il fatidico terzo quarto. Nella scorsa notte infatti non ci sono stati problemi per determinati giocatori a fornire punti alla squadra, quello che è mancato è stato proprio il gioco corale che avevamo intravvisto nelle scorse partite e che speriamo di poter rivedere nelle prossime.
Per Houston grandissima prestazione di James Harden che chiude con 37 punti frutto di un 12 su 26 dal campo, molto bene anche Lawson, 14 punti e 11 assist. Per i padroni di casa positiva la prestazione di Howard, 16 punti e 8 rimbalzi, ma soprattutto per la prima volta in stagione con un buon minutaggio, il lungo infatti è rimasto sul parquet per circa 35 minuti.
Per NBA Passion,
Federico Sarchi

