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Allenatori NBA: Quali saranno le panchine più calde quest’anno?

Alla vigilia della stagione 2018-2019, ecco quali saranno gli allenatori che verranno messi maggiormente alla prova

Per gli allenatori NBA la vita non è delle migliori. Con forse alcune eccezioni, quasi ogni allenatore ha un certo livello di calore sotto la sua panchina. Il livello di sicurezza di quest’ultima, in particolare, può variare da una situazione all’altra.

Analizzando le performance delle squadre della stagione passata, lo stato dei contratti e/o la capacità di raggiungere le aspettative organizzative, ecco quali sono le 5 panchine più calde della lega alla vigilia della prossima stagione.

ALLENATORI NBA “IN CALDO”: AL 5° POSTO BILLY DONOVAN, THUNDER

Billy Donovan, allenatore NBA ai Thunder

Donovan, nelle sue prime stagioni alla guida dei Thunder, ne ha viste parecchie. Ha dovuto affrontare l’addio di Kevin Durant, l’affermazione di Russell Westbrook come stella di prima grandezza e l’arrivo di campioni quali Paul George e Carmelo Anthony (il quale ha appena ufficializzato il suo approdo ai Rockets).

Nella precedente stagione, nove giocatori totalizzavano un minutaggio di 1000 minuti. Uno di questi era appunto Anthony, il cui adattamento al gioco dei Thunder è stato a tratti imbarazzante. Liberatosi dell’ex Knicks, Donovan può ora affidarsi ad un gruppo di uomini dalla chimica ben rodata.

In tal senso, importanti sono state le parole del gm dei Thunder Sam Presti

Penso che la cosa migliore per Donovan sia la continuità. Solo con questa, con il tipo di squadra che abbiamo assemblato, noi riteniamo che lui può andare avanti.

La continuità richiamata da Presti, però. potrebbe essere allo stesso tempo una benedizione ed una maledizione. Se, infatti, dovrebbe aiutare Donovan ad inserire i giocatori più radicati nel sistema da lui ideato, aumenta però i livelli di aspettativa per un club di cui molti sono rimasti delusi (Presti compreso) la scorsa stagione. In effetti, la scorsa annata, nonostante l’approdo di George ed Anthony alla corte dell’MVP della stagione 2016-2017, il numero totale di vittorie è aumentato soltanto di un’unità (da 47 a 48).

Ci sono diverse ragioni per essere ottimisti riguardo ad OKC, come dimostra il net Rating +13 mostrato dal quartetto Adams, Roberson, Westbrook e George, ma la presenza di eventuali momenti difficili potrebbe mettere a dura prova la pazienza del front office dei Thunder.

ALLENATORI NBA “IN CALDO”: AL 4° POSTO TROVIAMO FRED HOIBERG, COACH DEI BULLS

Hoiberg, allenatore NBA ai Bulls

Per diverse motivazioni, la dirigenza dei Bulls ha aspettato due stagioni, dal 2015, per affidare ad Hoiberg una squadra che si adatti al suo gioco.

Diversi sono i giocatori che si sono susseguiti durante i primi anni alla guida dei Bulls dell’ex guardia: per citarne alcuni, vi sono Derrick Rose, Taj Gibson, Pau Gasol, e poi Dwyane Wade, Rajon Rondo, Jimmy Butler. Gli esperimenti provati con i cestisti sopracitati sono, però, tutti finiti male, ma durante la scorsa stagione finalmente si è iniziata ad intravedere l’idea di gioco dell’ex capo allenatore di Iowa.

Anche se i Bulls, probabilmente, non parteciperanno ai prossimi playoff, le aspettative nella Wind City sono piuttosto alte. Il front office della ex franchigia di Michael Jordan, infatti, vorrà vedere fruttare gli investimenti effettuati in questi anni. In particolare:

In sostanza, il potenziale del roster è molto alto, anche se nonostante questo vi sono diversi dubbi. E se questi ultimi non verranno risolti a lungo termine, molto probabilmente qualcuno dovrà pagare.

ALLENATORI NBA “IN CALDO”: MIKE MALONE DEI NUGGETS SI CLASSIFICA AL 3°POSTO

Mike Malone, aallenatore NBA ai Nuggets

Sentendo le parole del presidente dei Denver Nuggets Tim Connelly, Malone non ha nulla di cui preoccuparsi.

C’è miglioramento in tutti i livelli del nostro team. Mettere in discussione la posizione di Malone fa parte del mestiere, ma lui ha fatto finora un ottimo lavoro.

Nonostante le parole del presidente dei Nuggets, l’ex capo allenatore dei Kings non ha un contratto oltre la prossima stagione. Connelly, inoltre, si è rifiutato di parlare di un estensione della durata dell’accordo con Malone.

Le ultime due stagioni i Nuggets le hanno terminate migliorando progressivamente il numero totale delle vittorie, passando da 33 a 40 e per finire a 46 W totali. In una Western Conference così ricca di talento, però, 46 vittorie non significano granché. Mike Malone, in particolare, potrebbe concludere la prossima stagione ( la sesta annata da capo allenatore NBA) senza essere riuscito ad entrare tra le prime 8 del selvaggio West.

Nonostante questo, però, con un roster sano i Nuggets potrebbero porre fine al periodo di assenza della franchigia del Colorado dalla postseason. In questo caso, un ruolo chiave lo giocherà l’adattamento di una squadra, dal ricco talento offensivo, all’idea molto difensiva dell’allenatore di New York.

ALLENATORI NBA SOTTO PRESSIONE: TERRY STOTTS DEI PORTLAND TRAIL BLAZERS E’ AL 2° POSTO

Terry Stotts
Terry Stotts, allenatore NBA ai Blazers

L’allarme per una stagione negativa stava già suonando prima dell’inizio della serie playoff disputata da Portland contro i Pelicans di Davis. Da aprile, infatti, l’annata dei Blazers, conclusasi comunque con 49 vittorie complessive, ha subito un drastico peggioramento. Nello specifico, il risultato realizzato da Portland nel quarto mese dell’anno è stato il 12° peggiore di tutta la Lega.

Portland, poi, nella serie di playoff persa contro i Pelicans, ha mostrato evidenti limiti di squadra. Significativo, in tal senso, è la media punti di scarto delle ultime tre partite di postseason: 11,3 punti.

Nonostante le numerosi voci che volevano Stotts licenziato dal front office della franchigia dell’Oregon, quest’ultimo sarà alla guida del team anche per la stagione 2018-2019. Quest’ultima, però, potrebbe essere piena di insidie per l’ex vice allenatore dei Mavericks.

Portland, durante questa offseason, non ha colmato il vuoto presente nel ruolo di ala, ma ha speso $48 milioni per ingaggiare Jusuf Nurkic e le due scelte dello scorso anno Zach Collins e Caleb Swanigan. Entrambi i giovani sono dei buoni tiratori: Collins, poi, è sufficientemente rapido da poter resistere a efficienti difensori perimetrali.

La franchigia ha utilizzato lo spazio salariale rimasto per poter rinforzare il reparto guardie, anche se non è del tutto scontata l’ipotesi di abbandonare uno tra Lillard e McCollumse questi ultimi avranno dimostrato di non poter vincere assieme. Ciò nonostante, sarà molto più facile cambiare un allenatore avente un contratto in scadenza l’anno prossimo, piuttosto che sciogliere una coppia di fenomeni.

DULCIS IN FUNDO: L’ALLENATORE NBA POSTO NELLA SITUAZIONE PIU’ ROVENTE DI TUTTE E’ LUKE WALTON, DEI LAKERS

Luke Walton
Luke Walton, allenatore NBA ai Lakers

L’arrivo di LeBron James in California ha complicato, e non di poco, la vita già molto complessa in quel di L.A. dell’ex giocatore dei Lakers Luke Walton. Stando però a quanto riportato da Tyronn Lue, ex allenatore del Re ai Cavs, il problema principale è la pressione esterna che automaticamente viene a crearsi con l’arrivo di James

È la tensione esterna a rappresentare il problema: basta aggiungere ulteriore pressione agli allenatori, ai compagni di squadra. Ora tutto ciò che fai è sotto un microscopio

Ad aggravare la situazione di Walton, poi, hanno contribuito anche le scelte effettuate dal front office dei Lakers durante questa off season

  • Manca una seconda stella da affiancare al Prescelto,
  • Non sono stati ingaggiati dei veterani affidabili in grado di guidare i più giovani
  • In roster non sussistono sufficienti tiratori, aspetto che non è mai mancato nelle squadre in cui James ha giocato

Nonostante tutte queste problematiche, la sfida per Walton è molto stimolante. Soltanto due estati fa, infatti, l’ex ala piccola era l’ex assistente di coach Kerr incaricato di guidare un gruppo di giovani verso una rapida ascesa ai gradini alti della NBA. Ora, invece, dovrà dimostrare di essere in grado di saper gestire, contemporaneamente, il giocatore più famoso del mondo, la dirigenza ed i tifosi della città del basket più importante sul pianeta.

Se queste sfide potrebbero rappresentare un motivo di alta pressione per qualunque coach,figuriamoci per un allenatore 38 enne con un record complessivo di 61-103.

 

 

 

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