Ora che la bolla della NBA si svuota, siamo nella posizione di prendere coscienza di ciò a cui abbiamo assistito; Jimmy Butler è stato, in maniera indiscussa, la rivelazione più rimarchevole che ricorderemo in una stagione senza precedenti.
Jimmy Butler ha trovato nel contesto della bolla di Orlando il luogo più adatto per mettere in mostra tutto sé stesso. Ed ora l’intera lega gli riconosce il rispetto che merita. Con il suo essere uomo, Butler ha messo a tacere tutto ciò che di negativo si è detto di lui nel corso della sua carriera. Così riuscito a trasformare la narrativa da sempre associata alla sua persona.
Costantemente etichettato come un investimento rischioso per ogni franchigia. Ovunque Butler fosse passato veniva visto come capro espiatorio per i problemi che la squadra attraversasse durante la stagione.
Nell’avventura con i Bulls, che lo selezionarono alla trentesima scelta al draft del 2011, veniva incolpato di volere su di sé troppe responsabilità. I successivi rapporti con i Timberwolves si distrussero in maniera drastica perché si riteneva che il suo atteggiamento nei confronti dei compagni di squadra fosse inadeguato e troppo aggressivo. Poi i Sixers, che lo scaricarono in quanto credevano che con la sua presunzione non fosse un fit ottimale per convivere con Ben Simmons e Joel Embiid.
In realtà, tutti dovrebbero chiedere scusa a Jimmy Butler, perché nessuno ha mai compreso che le sue azioni riflettono la mentalità che vuole diffondere.
E ora, ritrovatosi in una franchigia che lo apprezza per chi è, e per come è sé stesso. Butler ha trovato il perfetto ambiente per splendere. Qui ha dimostrato di poter essere il miglior giocatore in una squadra in corsa al titolo, e si è guadagnato il meritato status di superstar.
Nel corso della ripresa della stagione ad Orlando, nessuna distrazione era ammessa. La guardia nativa del Texas ha più volte rimarcato la decisione di non voler essere raggiunto dalla sua famiglia.
“This is a business trip for me”, diceva.
“The real” Jimmy Butler
La vera grandezza di Jimmy Butler è stata quella di creare una propria condizione mentale che si configurasse solamente al lavoro da svolgere e all’obiettivo da raggiungere. Dopotutto, disciplina ed etica sono due caratteristiche ineguagliabili del suo DNA.
Sacrificio, leadership, carisma, orgoglio: sono valori che Jimmy Butler ha trasmesso ad ogni membro del roster dei Miami Heat con il suo arrivo. Ciò che l’appena conclusa stagione ci ha trasmesso, è che ogni giocatore ha pienamente incanalato il messaggio nella propria mentalità . Quando è il tuo leader a tenere gli standard più elevati in allenamento, a richiedere da sé stesso un livello di sforzo che va oltre la propria integrità fisica, scatta nei compagni di squadra la consapevolezza che se nemmeno ti avvicini a pareggiare il suo valore, allora non meriti di essere lì.
Butler ha rigettato sul parquet tutta la sua determinazione e forza di volontà. In seguito, ha elevato la qualità delle prestazioni di coloro che sono scesi in campo al suo fianco. Rendendosi protagonisti di una cavalcata che nessuno mai avrebbe pronosticato.
La squadra si è perfettamente immedesimata nel pluricitato ruolo di underdogs. Durante i playoffs, Jimmy Butler ha incarnato la più completa definizione di two-way player. La capacità di apportare un fondamentale contributo alla vittoria della squadra sfruttando allo stesso modo le sue abilità offensive e difensive è stata il punto di svolta per il cammino della squadra guidata da coach Spoelstra.
Per un uomo come Jimmy Butler che nella vita ha dovuto affrontare numerose avversità, non esiste muro che non si possa abbattere. Tutti i limiti costantemente attribuiti al suo stile di gioco lo hanno portato a sentirsi in dovere di prendersi, per la prima volta in carriera, le luci della ribalta.
L’aspetto più magnifico della presenza di Butler è che mai potrai incolparlo di non mettere tutto sé stesso contro l’avversario. Anche quando deve fare i conti con una serata non egregia al tiro, si ha la consapevolezza che eleverà il suo gioco nella metà campo difensiva per svoltare la partita a favore dei suoi compagni. Nulla di tutto ciò che compie deve essere dato per scontato. Questa è la lezione che apprendiamo dopo ciò che ha raggiunto. Perché quel che rimarrà più indelebile nella memoria di questa stagione è il modo in cui ha accolto ogni sfida, fino al suo ultimo atto.
Le Finals di Jimmy Butler sono tra le più epiche della storia recente, non soltanto perché è stato uno dei più feroci rivali di un giocatore generazionale come LeBron James, ma anche perché ciò che ha realizzato ha pochi eguali. Nonostante gli infortuni che hanno colpito i suoi due migliori compagni di squadra, Butler ha dimostrato di poter perfettamente fare parte del palcoscenico più prestigioso nel mondo del basket. Dopo essersi ritrovato sotto per 2-0 contro i Lakers, promette sfacciatamente una vittoria in Gara 3. Ecco che guida l’attacco e la difesa e chiude con una tripla doppia da 40-11-13 con un irreale 70% dal campo e zero triple tentate. Il primo nella storia dopo Shaquille O’neal nel 2002. Nessuno prima di Butler aveva registrato in una gara di finale più punti, rimbalzi e assist di LeBron James. Per una notte, è lui a mettersi la corona in testa.
Dall’altra parte dell’oceano usano l’espressione “for the ages” per descrivere un accaduto che, con il suo splendore, diventa una deposizione per le generazioni future. Quanto testimoniato in Gara 5 è leggendario. Jimmy Butler mette a tacere una delle prestazioni più impressionanti che LeBron James abbia mai realizzato in un elimination game.
47 minuti e 11 secondi in campo. Una partita ineluttabile, insolente, coronata da un’altra tripla doppia che ridimensiona nuovamente ogni giudizio emesso fino a quel momento. L’istantanea di Jimmy Butler che si appoggia alla barriera di sostegno a fondo campo sarà una delle immagini più iconiche che ogni amante del gioco si porterà con sé. Nessuno meglio di coach Erik Spoelstra usa il dono della parola per incorniciare la grandezza che si è manifestata davanti ai nostri occhi.
“È l’immagine di un campione, prima di diventare campione.”
Il raggiungimento del più alto livello di pallacanestro che Jimmy Butler abbia mai mostrato porta tutti gli sforzi compiuti sino a Gara 6, dove i Miami Heat sono incapaci a reagire. Stanchi, poco reattivi, e sfiduciati dal travolgente livello di energia mostrato dai Lakers non appena messo piede sul parquet. I Los Angeles Lakers vincono la serie 4-2 e si aggiudicano il diciassettesimo titolo nella loro storia. Ma in questo anno come in pochi altri, si può tangibilmente rendersi conto che i vinti verranno ricordati circa quanto i vincitori.
Jimmy Butler diventa il secondo giocatore nella storia della NBA a guidare la propria squadra nelle voci statistiche di punti, rimbalzi, assist, palle rubate, stoppate e minuti trascorsi in campo durante le Finals. Solo LeBron James nel 2016 ha scritto precedentemente questo record.
Butler non ha mai dato reale peso agli irrazionali giudizi che da sempre gli sono stati rivolti. E anche al termine della serie non spende parole su quella che è stata una spettacolare corsa nei Playoff da parte dei Miami Heat. Per Jimmy non è stato abbastanza portare una franchigia alle Finals dopo che l’anno precedente nemmeno si era qualificata alla postseason. Dopo che le previsioni la davano uscente al secondo turno e dopo che si prospettava un’agevole vittoria dei Lakers.
“Non ho mantenuto la promessa fatta: dovrò farlo il prossimo anno“, queste le sue ultime parole da Orlando. La bolla è stato senza dubbio il contesto in cui il giocatore degli Heat si è trovato maggiormente a suo agio da quando gioca a pallacanestro. Perché tutto ciò che lo potesse estraniare da esso era assente, e il mondo cestistico si è emozionalmente immerso nella full experience di Jimmy Butler.
E dalla bolla di Orlando ne esce sicuramente vincitore, anche se si percepisce che la sua indole competitiva non accetta questo tipo di risultato. Perché gli occhi, il corpo e la mente sono tutti proiettati verso il premio più importante. L’immagine di uomo di Jimmy Butler giova di una nuova linfa, ora è un grande tra i grandi nella lega. O forse lo è sempre stato, ma per troppo tempo in pochi se ne sono realmente resi conto.
Ora che il perfetto matrimonio tra la cultura degli Heat e la sua competitiva mentalità ha dimostrato a chiunque cosa è in grado di generare, il cielo è il limite. Nessuno mai dimenticherà tutto ciò che questo 2020 ha portato, nessuno mai dimenticherà più chi è per davvero Jimmy Butler.
