LA Bron kingdom, il Re è pronto ad un nuovo inizio, al suo nuovo regno e sarà tutta un’altra storia, per i Lakers e per James stesso…
Il sentiero era pieno di rovi, il terreno dissestato e tappezzato di squarci. La visibilità era ridotta al minimo, i margini di movimento ristretti. Non era assolutamente facile risalire la china e chiedere al Re per eccellenza di lasciare il suo regno sito in Ohio. La possibilità per portarlo in California bisognava guadagnarsela, bisognava crearsela; cosa che alla fine Magic Johnson e Rob Pelinka hanno fatto, segnando il cammino fin dal loro insediamento nel front office dei Los Angeles Lakers. Ripulire il salary cap e mantenere la base giusta per puntare alla free agency era necessario, improrogabile. Il tutto è andato a buon fine: LeBron James ha scelto il gialloviola.
Magic aveva fissato la finestra estiva del 2019 come deadline per assicurarsi superstar in grado di alzare l’asticella, pena le dimissioni. Il pericolo sembra scongiurato ormai, anzi, ora verrà il bello. Dopo l’incontro avvenuto a Brentwood e la risposta positiva tramite sms di Rich Paul inviato a Pelinka, i Lakers hanno trovato la svolta. Il miglior giocatore del pianeta è dalla loro parte, pronto a riportare in alto un team impantanato nei bassifondi della Western Conference negli ultimi anni. Il progetto ha per ora raggiunto il suo zenit. Tutti sono incuriositi di vedere LeBron in un nuovo contesto, che ultimamente ha preso una via precisa. Rob Pelinka ha ribadito la volontà del front office di mettere in piedi una squadra versatile, con giocatori pronti a mettere a disposizione tutto il loro QI in diversi frangenti e ad essere agguerriti nel dare una mano a livello difensivo.
LA BRON, UN JAMES PIÙ ‘SCORER’
Insomma, vedere un James a volte utilizzato da terminale offensivo è un’ipotesi non troppo lontana dall’essere concreta. I compagni ad esempio potrebbero cercarlo in post: la straripante forza fisica e la capacità di prendere posizione rispetto al proprio marcatore,nonchè un movimento fluido di piedi, lo rendono difficile da marcare. Bruciante nel layup ed efficace nel fadeaway (52.9% nella passata postseason). LeBron è una garanzia spalle a canestro, basta leggere i 3.4 punti di media (1.01 a possesso) segnati col 54.7% nei playoff 2018. La serie tra Cavs e Indiana Pacers e il quarto periodo di gara 2 contro Toronto Raptors dimostrano che la pista va battuta in maniera cospicua, proprio per non sfiancare troppo un giocatore abituato a costanti assoli. In alternativa alla conclusione personale può sempre smazzare un assist, soprattutto se arriverà un raddoppio.
LBJ sguscia senza troppi problemi dalla morsa di Lance Stephenson (suo nuovo compagno di squadra) e va ad insaccare il canestro.
Il perimetro è un terreno di caccia fertile per LeBron James, a suo agio nel colpire negli isolamenti utilizzando un preciso step back o eseguendo la routinaria sequenza palleggio-arresto-tiro (36% nella RS 2017/2018). E se si travestisse di tanto in tanto da spot up shooter? Attendere che arrivi il pallone in un angolo per poi scoccare una tripla potrebbe fruttare: da quello sinistro nelle ultime due stagioni la percentuale oscilla tra il 38 e il 43%, attendendo il suggerimento di un compagno dopo una manovra lenta e a volte improvvisata. Già, nell’epilogo della sua avventura ai Cavs, squadra che non ha mai spiccato per il gioco corale, il Prescelto ha portato in dote 1.03 punti di media col 43.2% in stagione regolare e ben 2 al netto di un 57.7% ai playoff. La frequency è stata bassa (attorno al 4%) e i tentativi ridotti all’osso, ma il cinismo del 23 in certi scenari può arricchire gli schemi di Luke Walton.
Scarico afferrato e tripla infilata.
Il nativo di Akron quando aggredisce il ferro è praticamente un carro armato che travolge tutto e tutti. Anche in situazioni di taglio, visto che sa farsi trovare pronto riuscendo a divincolarsi dal proprio marcatore. I Lakers amano tenere viva la circolazione e pulire le spaziature in modo che i giocatori possano incunearsi in area. Tavola apparecchiata, dunque…
L’ASSE CON BALL E GLI ALTRI
Insomma, LeBron James non sarà costretto a sobbarcarsi tutte le responsabilità sulle proprie spalle seguendo la falsariga dell’ultima annata a Cleveland, dove era circondato da tiratori che dovevano soltanto capitalizzare un suo scarico/assist. Il suo usage potrebbe calare, poichè accanto a lui ci saranno handler capaci come Lonzo Ball, Rajon Rondo e anche Brandon Ingram. In particolare col figlio di LaVar bisognerà costruire un’intesa che possa far esaltare al meglio le loro capacità. A difesa schierata LeBron James potrebbe giocare molti possessi, permettendo a Ball di attivare la modalità catch and shooting: la giovane point guard ha iniziato a carburare sotto questo aspetto tra gennaio scorso e la metà di marzo 2018, periodo in cui ha messo a referto 6 punti di media, 2 canestri su 4.8 tentativi dal campo e 2 su 4.7 da tre. L’infortunio che l’ha messo fuori causa per il resto della RS ha stoppato questi miglioramenti, che dovranno riprendere quota subito; il numero 2, inoltre, gestirà molte delle transizioni che i Lakers riusciranno a creare, grazie alle sue letture e alla velocità di esecuzione dei passaggi.
Una giocata firmata da Ball che potremmo vedere sotto la regia di James.
All’ordine del giorno ci saranno i pick and roll James-McGee e i pick and pop in coppia con Kyle Kuzma. Il classe 1995 apre il campo ed è devastante se messo in ritmo. Lo stesso LeBron James potrebbe fungere addirittura da bloccante nel momento in cui a dirigere l’azione sarà qualcun altro. La lineup è lontana dall’essere definita, tuttavia facile immaginare un LeBron con molti minuti da PF, o qualche spezzone da centro: lo small ball è un’opzione data la duttilità del gruppo e l’inclinazione a pressare la palla e a cambiare sugli attaccanti.
Salvo clamorosi colpi di scena il core (Kawhi Leonard è stato tradato ai Toronto Raptors) verrà mantenuto e combatterà a spada tratta accanto ad un leader che i Lakers aspettavano da tempo, un Re disposto a riportare in alto una città vogliosa di ritornare agli ardori di un tempo. Ritornare ai playoff e far fare esperienza ai giovani è un imperativo a cui seguirà l’assalto, nella prossima offseason, ad un nuovo top player utile alla rincorsa al titolo. Pazienza e duro lavoro. Non c’è fretta, d’altronde l’accordo stipulato tra le parti durerà 4 anni. LA Bron kingdom, il suo regno sta per iniziare, reggetevi forte.

