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Houston Rockets: bilancio stagionale

di Luca Ballabio

Dopo un’avvincente serie di playoff, anche la stagione degli Houston Rockets è giunta al termine. I texani si sono arresi in casa in gara 6 contro i San Antonio Spurs (privi di Kawhi Leonard) con il risultato di 4 – 2, abbandonando nuovamente il sogno di giocare una finale di conference, che manca ormai da troppi anni. Nonostante l’eliminazione al secondo turno però non è stata una stagione da dimenticare per i Rockets, anzi ci sono stati segnali ampiamente positivi. Facciamo un resoconto della loro regular season e di quello che non ha funzionato durante i playoff.

James Harden.

Houston quest’anno ha chiuso la regular season in terza posizione, dietro a San Antonio (2) e a Golden State (1). I Rockets hanno ottenuto un record di 55 vittorie e 27 sconfitte ( 30-11  in casa e 25-16 in trasferta). Il loro record nella conference è stato di 36-16, che non è assolutamente male considerando che si trovano dalla parte del tabellone più ostica e competitiva.

Houston ha giocato una pallacanestro molto offensiva, rispecchiando la mentalità del proprio allenatore Mike D’Antoni, incentrando il proprio attacco sulla transizione e sul tiro dal perimetro. Questo tipo di gioco e di attacco è stato costante durante tutta la stagione, infatti i Rockets hanno concluso l’annata al secondo posto per punti segnati, 115.3 a partita, dietro di un nulla solo ai Warriors (115.9). L’intuizione di D’Antoni di spostare James Harden, superstar della squadra, da guardia a playmaker ha pagato, sia dal punto di vista individuale per il giocatore ( che ha disputato la miglior regular season da quando è entrato nella lega, con 29 punti, 8 rimbalzi e 11 assist di media), che dal punto di vista corale. Il play di Houston infatti ha smistato 11.2 assist a partita, facilitando il lavoro dei compagni. Houston inoltre è la squadra che ha realizzato più tiri da 3 a partita nel corso della stagione, con una media di 14.4, davanti ai Cleveland Cavaliers e ai Boston Celtics.

Oltre a disporre di un buon quintetto, composto da  Harden, Beverley, Ariza, Anderson e Capela, Houston ha potuto contare durante tutto l’anno  anche sull’apporto della propria panchina, composta da pochi giocatori molto efficienti: Eric Gordon, Nenè, Sam Dekker, il giovane Harrell e Lou Williams (arrivato a febbraio dai Lakers per Corey Brewer).

Houston ha lavorato bene sul mercato sia durante l’estate, infatti hanno scaricato Howard agli Atlanta Hawks, permettendogli di acquistare Nenè Hilario da Washington, e decidendo di puntare sul giovane svizzero Clint Capela, che ha giocato una gran regular season, migliorando moltissimo rispetto alla passata stagione. Si sono mossi poi anche a febbraio col sopracitato acquisto di Williams per dare più profondità alla panchina in vista dei playoff.

Nonostante l’ottima regular season disputata dai ragazzi di D’Antoni, c’è ancora qualcosa da migliorare, specialmente per quello che riguarda la post season. Perché anche se sono riusciti a spazzare via Oklahoma al primo turno per 4-1, hanno mostrato delle lacune non indifferenti contro gli Spurs nelle semifinali. La prima cosa da mettere a posto è la difesa, infatti contro una squadra organizzata come San Antonio sono emersi problemi di mancanza di comunicazione e una mancato automatismo sui cambi di accoppiamenti. Anche l’attacco si è dimostrato altalenante, infatti quando il tiro da tre entra i Rockets volano, come in gara 1 in cui hanno messo a referto 22 triple stravincendo contro gli Spurs. Ma quando il tiro da tre non entra, come in gara 6, le sorti della partita diventano tragiche per i ragazzi del Toyota Centre. Per questo motivo D’Antoni dovrà cercare di ampliare il repertorio offensivo della sua squadra, così nel caso si inceppasse il tiro dal perimetro, avrebbero comunque delle alternative da cavalcare.

Se i Rockets riuscissero a mettere a posto questi aspetti del gioco, potrebbero veramente lottare per il titolo, magari aggiungendo qualche giocatore di esperienza in uscita dalla panchina. Houston quindi ha avuto una stagione positiva, uscendo dai playoff contro una squadra più organizzata e compatta. L’unico atteggiamento un po’ meno positivo, riguarda una parte dei tifosi, che vedendo la propria squadra sotto di 30 punti ha abbandonato il Toyota Centre in gara 6, privando i giocatori del meritato tributo per l’impegno e la dedizione  che hanno fatto vedere nell’ arco la stagione.

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