“I’m coming home“. Qualche giorno fa è stato ufficializzato il ritorno di Jabari Parker nella sua città natale, Chicago. I Bulls erano da tempo sulle sue tracce anche se l’onerosa conferma di Zach LaVine aveva inizialmente bloccato la trattativa. La dirigenza però è riuscita a liberare, tramite il sacrificio di alcune pedine (Sean Kilpatrick, Jerian Grant e David Nwaba), lo spazio necessario per firmare l’ex Bucks, con cui ha siglato un biennale da 40 milioni di dollari.
Jabari Parker, storia di un atleta sfortunato
Cresciuto cestisticamente all’Università di Duke, Jabari Parker si dichiara eleggibile al draft dopo solo un anno di college. Viene chiamato con la seconda scelta assoluta dai Milwaukee Bucks che lo considerano il loro futuro uomo franchigia. Parker mostra subito tutte le sue qualità e si candida come papabile Rookie Of The Year, ma a dicembre riporta una lesione al legamento crociato del ginocchio sinistro in seguito ad uno scontro di gioco. 8 mesi di stop e ritorno in campo soltanto nella stagione successiva. Dopo un’avvio timido riesce a trovare continuità e fiducia nei suoi mezzi ma ancora una volta la sfortuna si frappone tra lui e la gloria: ennesima lesione al crociato, stavolta al ginocchio destro, che chiude in anticipo la sua regular season. Nell’ultimo anno invece Parker ha giocato solo 31 partite tenendo medie tutto fuorché esaltanti (12.6 punti, 4.9 rimbalzi e 0.9 assist).
Il primo dei due infortuni di Jabari Parker in un match contro i Phoenix Suns
Jabari Parker-Chicago Bulls: Il gioco non vale la candela?
Rientrare da un infortunio al crociato è dura per qualunque giocatore, figuriamoci due. Il prodotto di Duke, nonostante si sia ristabilito, appare ancora lontano dai suoi massimi livelli e chissà se riuscirà mai più a raggiungerli. Il suo ingaggio inoltre graverà notevolmente sul salary cup impedendo cosi ai Bulls di compiere ulteriori manovre di mercato (se non tramite trade). La franchigia dell’Illinois ha voluto quindi tutelarsi inserendo nel contratto una team option e garantendosi così la possibilità di uscire dall’accordo alla fine del primo anno.
Ciò nonostante, aleggiano diversi dubbi di carattere tecnico-tattico: Jabari Parker si è più volte rivelato un giocatore duttile, capace di ricoprire sia lo spot di ala grande sia quello di ala piccola. Nel primo caso, però, Hoiberg sarebbe costretto a ridurre il minutaggio di Lauri Markkanen e di Wendell Carter Jr., i pilastri su cui si fonderà il futuro dei Bulls. Ecco perché sarebbe più sensato schierarlo in posizione di ala piccola con il finlandese e Bobby Portis ad occupare a turno quella di ala grande; Chicago potrebbe cosi scendere in campo con un quintetto giovane (età media 21 anni) e talentuoso: Kris Dunn, Zach LaVine, Jabari Parker, Lauri Markkanen e Wendell Carter Jr.
Sorge, tuttavia, un problema. Durante la sua esperienza a Milwaukee, Parker non ha mai giocato in posizione di small forward, per via della presenza di Giannis Antetokounmpo. L’adattamento richiederà tempo e ciò potrebbe rallentare la crescita dei suoi compagni. La dirigenza ha puntato una rischiosa scommessa che, se venisse persa, manderebbe in fumo quanto di buono raggiunto sinora.

Jabari Parker in elevazione verso il ferro
Sulle orme di Victor Oladipo
Tuttavia non bisogna trascurare l’altra faccia della medaglia: se sano e in fiducia, Parker può diventare la nuova stella di questa squadra. Dopotutto rimane pur sempre un giocatore atleticamente devastante, capace di arrivare facilmente al ferro avversario. Recentemente si è anche rivelato abile nel tiro da tre punti (38% nell’ultima stagione), un fondamentale di cui i Bulls sono al momento carenti. Insieme a LaVine, potrebbe comporre una delle coppie più aitanti e dinamiche dell’intera lega. Da non sottovalutare poi nemmeno il fattore “casa“: Spesso è capitato che giovani talenti, mai sbocciati in altre parti, siano definitivamente esplosi una volta tornati nella loro home town. Un esempio lampante è quello di Victor Oladipo che, dopo la deludente parentesi a Orlando e Oklahoma, si è affermato un All-Star nella città in cui è cresciuto, Indiana, vincendo inoltre il premio MIP di quest’anno. Ai tifosi non resta quindi che aspettare e sperare di non rivivere un’altro caso alla Derrick Rose.

