Detroit Pistons: Leftovers

di Federico Turrisi

E se un giorno ti svegliassi e gran parte di chi conosci fosse scomparso nel nulla? Come ti sentiresti? Sicuramente dapprima sconfortato, spaesato, stupito.

Poi però cercheresti delle risposte, vorresti capire l’accaduto. Un po’ come Kevin Garvey, il protagonista della serie TV Leftovers, che cerca di scoprire cosa sia accaduto nel mondo, quando scompaiono nel nulla oltre 140 milioni di persone, di cui oltre 100 suoi compaesani. C’è chi sostiene di trovarsi davanti ad un fenomeno mistico, il cosiddetto ‘Rapimento della Chiesa’; c’è chi invece sposa lo scetticismo più totale, sostenendo che nessuna profezia regge. Sta di fatto che nessuno, compreso Kevin, riesce a darsi pace, riesce a trovare una spiegazione logica a tale fenomeno. Senza però perdersi d’animo.

Devono essersi sentiti cosi i tifosi dei Detroit Pistons quando i giocatori con più talento sono scomparsi improvvisamente dalla città dei motori dopo anni di successi e trionfi, e questo da un giorno all’altro.

Avery Bradley - Detroit Pistons

Avery Bradley, nuova guardia dei Detroit Pistons.

Dopo una stagione disastrosa che li ha visti non partecipare ai playoffs, Stan Van Gundy dovrà cercare di ritrovare il gioco e la quadratura del cerchio scomparsi quasi misteriosamente. Cerchiamo di capire i Pistons che verranno: salutati Kentavious Caldwell-Pope e Marcus Morris, in estate i Pistons si ritrovano con una guardia di sicuro affidamento sia difensivo che offensivo come Avery Bradley, uno degli artefici della stupenda stagione dei Celtics culminata con l’arrivo alle Eastern Conference Finals. Il classe 1989 potrà aiutare a far crescere inoltre la scelta numero 12 di questo draft, Luke Kennard, sul quale la franchigia del Michigan ripone speranze di un’esplosione rapida, così da poter fronteggiare la questione rinnovo di Bradley con più opzioni sul tavolo a fine anno.

Il problema principale rimane però quello della costruzione del gioco: Reggie Jackson non ha dato garanzie lo scorso anno, e la mancanza di fluidità nella circolazione di palla, unita alla lentezza e alla prevedibilità della stessa, ha reso i Pistons una delle squadre col peggior attacco ad Est (ventiquattresimi nella graduatoria riguardante l’offensive rating). Per questo come backup nello spot di playmaker è stato firmato Langston Galloway, che potrà dare dalla panchina soluzioni diverse a quelle di Reggie. Se uniamo a questo anche le poche soluzioni dall’arco capiamo che la matassa per Van Gundy è davvero complicata da sbrogliare. Nella posizione di centro ci sarà ancora Andre Drummond, una macchina da doppia doppia di media ma fin troppo monodimensionale per la NBA che oggi si sta sviluppando, che trova difficoltà ad essere lasciato in campo nei momenti finali della partita perchè preda fin troppo facile dell’ Hack-a-Shaq (38.6% di realizzazioni dalla lunetta nella stagione passata).

Andre Drummond.

Tobias Harris, salvo clamorose sorprese, dovrebbe partire come sesto uomo, ruolo nel quale, nonostante la mediocrità della stagione passata del suo team, è spiccato per efficienza e continuità (16.1 punti di media per 31 minuti). La lineup sarà quasi sicuramente composta da Jackson, Bradley, Johnson, Leuer e Drummond, gruppo che sulla carta non è poi così male.

La parola chiave per i Pistons dev’essere ritrovarsi. L’aspettativa minima sarebbe quella di combattere per l’ottavo posto, anche per giustificare un salary cap stracolmo che non porta ai successi sperati nonostante la poca competitività ad Est. Stan Van Gundy deve essere come Kevin Garvey e riportare a Detroit l’entusiasmo e il gioco, scomparsi come gli abitanti di Mapleton ormai da troppo tempo.

You may also like

Lascia un commento