Toronto Raptors: Vikings

di Paolo Sinacore

Con il conte Haraldson refrattario a lasciare il passo, che si oppone con fermezza ad ogni ventata di cambiamento, c’è bisogno della forza e della convinzione di un giovane virgulto, disposto ad osare e a spingersi oltre, per cercare di sovvertire l’ordine costituito e passivamente accettato dal popolo.

Se nella serie tv Vikings questa figura risponde al nome di Ragnar Lodbrok, che decide di dare una svolta alla sua vita salpando verso territori sconosciuti, nel roster dei  Raptors troviamo un altro spilungone dalla folta barba che, partendo dalla Lituania, si è già imbarcato verso l’occidente 5 anni fa. Trovando la sua nuova casa in quel di Toronto. Stiamo ovviamente parlando di Jonas Valanciunas, oramai indiscusso centro dei canadesi, atteso a quell’esplosione tecnica che permetterebbe alla squadra di coach Dwane Casey di giocarsela ad armi pari con il conte Haraldson della Eastern Conference, tale LeBron James da Akron.

Il ruolo del lungo baltico assume veramente una notevole importanza in un’ipotetica stima delle aspettative stagionali di Toronto: mentre DeMar DeRozan è migliorato sensibilmente negli ultimi anni sotto molti aspetti assumendo il comando delle operazioni in quasi tutte le situazioni di gioco, Jonas Valanciunas ha mantenuto stabilmente le stesse cifre e lo stesso minutaggio per ben 3 stagioni (12 punti e 9 rimbalzi in 26 minuti medi di gioco), e sta rimandando continuamente quel boom di rendimento tanto atteso a inizio carriera. Dopo un Eurobasket povero di soddisfazioni per la sua nazionale, ma comunque termometro affidabile del suo potenziale dominio a livello europeo (15.8 punti e 12 rimbalzi in meno di 24 minuti), Jonas deve compiere l’ultimo passo per diventare qualcosa di più di un comprimario di lusso nella NBA.

DeRozan Toronto Raptors

DeMar DeRozan.

Per facilitargli il compito i Raptors hanno pescato nella free agency CJ Miles, 30 anni, ormai veterano della lega, che garantisce pericolosità dall’arco e in generale un buon apporto in fase offensiva (sempre in doppia cifra di media nelle ultime stagioni, per lo più partendo dalla panchina). Proprio il concetto di floor spacing sarà la novità principale che Casey proverà ad aggiungere nel suo scarno playbook nel tentativo di liberare spazio dentro l’area avversaria (spesso intasata) per i lunghi e per le penetrazioni degli esterni.
Un’altra novità nel roster è rappresentata da OJ Anunoby, rookie da Indiana, scelto alla 23 nell’ultimo draft dopo che le sue quotazioni erano crollate a seguito di un grave infortunio al ginocchio che lo ha costretto ai box fino alla fine della sua ultima annata al college. Il giovanissimo inglese ha da poco compiuto 20 anni, e potenzialmente è quel lungo agile e di notevole impatto difensivo che è sempre mancato ai Raptors, e che in prospettiva (non certo nell’immediato) può rappresentare un considerevole upgrade rispetto al partente Patrick Patterson.
Le fortune di Toronto, però, graveranno principalmente sulle spalle del già citato DeRozan, di Serge Ibaka (confermato dopo la convincente seconda parte di stagione 2016/17), e di Kyle Lowry, vero barometro dell’attacco canadese. Il suo infortunio ne ha indiscutibilmente condizionato il rendimento negli ultimi playoffs, ma il management dei Raptors ha scelto di nuovo lui per il presente e per l’immediato futuro, offrendogli un contratto da 28 milioni di dollari l’anno   a salire per 3 stagioni. Un incredibile attestato di fiducia (oltre che sincero riconoscimento) per un giocatore vicino ai 32 anni.

Lowry non ha assolutamente paura di prendersi grosse responsabilità, diventando decisivo quando la tensione è alta.

L’altro aspetto da tenere in considerazione per i Raptors è la rinnovata competitività ad Est. Sono finiti i tempi in cui dietro i Cavaliers di LeBron c’era il vuoto, con Toronto unica rivale (perlomeno potenziale) in un mare di mediocrità: i progressi di Wizards e Bucks rappresentano una minaccia tangibile. Celtics campioni di Conference in carica si sono ulteriormente rafforzati, ravvivando definitivamente quella che potrebbe finalmente diventare una scalata ai vertici all’insegna dell’equilibrio.

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