Emergere: la storia d’amore tra Spencer Dinwiddie e il duro lavoro

Quanto spesso nel mondo dello sport si sente dire che il solo talento non basta per mettersi in luce? Quante volte conosciamo storie di sportivi venuti dal nulla solo grazie alla dedizione e al lavoro in palestra? Diciamolo pure, è vero che “il duro lavoro batte il talento quando il talento non lavora duro”, ma talvolta questa rimane solo una dichiarazione di circostanza. Alla fine vanno avanti quelli forti, per dirla brutalmente. Ma quelli forti si possono palesare come tali subito o emergere successivamente, mostrando al mondo cui appartengono che si era sbagliato sul loro conto. Nella NBA questa è la storia di Spencer Dinwiddie. A Detroit e a Chicago il tempo passato più in D-League (pardon, G-League) che in NBA testimonia di una fiducia verso il giocatore mai sbocciata. Nel 2016 i ricostruenti Brooklyn Nets gli hanno dato una nuova occasione e ora Spencer Dinwiddie, bisogna dirlo, è in corsa per il Sesto Uomo dell’Anno.

Spencer Dinwiddie ha avuto la sua occasione di emergere grazie ai Brooklyn Nets
Spencer Dinwiddie ha avuto la sua occasione di emergere grazie ai Brooklyn Nets

Crescere: diventare un (ottimo) attaccante

Non si era visto poi questo grande talento in Spencer Dinwiddie fino alla stagione scorsa, eppure c’era e ci deve essere sempre stato, senza sbocciare dal nulla. Dopo l’ultimo anno, che ne ha segnato l’emersione definitiva, l’annata corrente vuol significare un processo di veemente crescita. Una crescita che parte dalla capacità di Dinwiddie di diventare un efficiente attaccante, in grado di passare dal 38.7% dal campo dello scorso anno al 46.6% di quest’anno, pur tirando quasi due volte in più a partita (da 10.5 conclusioni a 12.4). Gli assist sono scesi da 6.6 a 5.3, ma i suoi miglioramenti offensivi gli impongono di essere prima di tutto un realizzatore micidiale dalla panchina, e solo in un secondo momento di essere creatore di gioco, una metamorfosi possibile anche grazie a una rinnovata convivenza con D’Angelo Russell.

La nuova convivenza con D'Angelo Russell ha permesso la metamorfosi di Spencer Dinwiddie in un grande realizzatore
La nuova convivenza con D’Angelo Russell ha permesso la metamorfosi di Spencer Dinwiddie in un grande realizzatore

L’abilità del numero otto dei Nets di crearsi tiri da solo, con l’uno contro uno, è l’elemento più incredibile: quest’anno quasi il 70% dei suoi punti arriva senza un assist. Una pericolosità data dall’imprevedibilità di chi può tirare e segnare tanto da due quanto da tre punti (rispettivamente il 54.9% e il 45.1% dei suoi punti), compiendo scelte che alla critica odierna piace definire “moderne” (solo il 3.3% dei punti arriva dal mid-range). Una vera e propria stella della second-unit, passata dal 20% di usage dell’ultima annata all’oltre 24% attuale. Un giocatore che parte dalla panchina per poi giocare anche i minuti decisivi. Perché non conta mai chi comincia la gara, ma sempre chi la finisce. E Spencer Dinwiddie allora conta, e conta davvero molto.

Dominare: duello con D-Rose per il Sixth Man Of The Year?

Dopo aver scavato in profondità, torniamo in superficie per la chiosa finale. 17.5 punti, 5.3 assist e 2.3 rimbalzi in 29 minuti uscendo dalla panchina sono numeri da Sixth Man Of The Year, questo è indubbio. Certo è che di Dinwiddie in questa prospettiva si sta parlando anche troppo poco. La resurrezione di Derrick Rose in quel di Minnesota, con tutto il (giustificato) romanticismo che le aleggia attorno, non poteva che oscurare le prestazioni di un ragazzo che è di fatto un novellino tra “quelli forti” di cui sopra. Le cifre di D-Rose non si distanziano di molto: 18.9 punti, 4.8 assist e 2.8 rimbalzi in quasi 30 minuti. Un duello che è simbolo di metamorfosi e di consacrazione: un debuttante tra le stelle che sfida il più giovane MVP della storia NBA, quasi a chiedergli il permesso di diventare anch’egli una superstar. Ma è pur sempre un duello ed è giusto che tutto il mondo NBA non si dimentichi e racconti la storia di dedizione di Spencer Dinwiddie. Una parabola degna della Bibbia cestistica: emergere, crescere, dominare.

 

La grande capacità di Spencer Dinwiddie si segnare in uno contro uno

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