Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimentiChi è Anthony Davis? Un lupo solo e solitario

Chi è Anthony Davis? Un lupo solo e solitario

di Daniele Guadagno
Anthony Davis record-Chi è Anthony Davis

La parola “predestinato”, dal latino praedestinatus, indica una persona nata con un determinato destino, e se è vero che tutti ne hanno uno, quello di Anthony Davis ai tempi del college era di diventare un’All-Star NBA: chi è Anthony Davis? In una parola un predestinato proprio. In genere una tale investitura tende a condizionare un ragazzo di 18 anni, ma per fortuna non è stato questo il caso: “The Unibrow” è oggi il franchise-man dei Pelicans, nonché una delle power forward migliori della lega. Il suo potenziale però non è mai stata supportato dalla dirigenza di New Orleans che, eccezion fatta per DeMarcus Cousins, non gli ha mai affiancato una star di alto livello. Ma questa è un’altra storia. L’unico motivo per cui siamo qui è rispondere ad una semplice domanda: chi è Anthony Davis? Per saperlo ripercorreremo tutte le tappe più importanti della sua vita, analizzando anche ogni gesto compiuto. Perché “non è tanto ciò che siamo, ma quello che facciamo che ci rende tali“.

Chi è Anthony Davis? Storia familiare

La storia di Davis non è di quelle che strappano lacrime per vicissitudini familiari, infanzia complessa o tragedie da cui ci si rialza. È la semplice storia di chi arriva in NBA con i giusti mezzi per conquistarla e dominarla. Ma partiamo dal principio: Anthony Davis nasce a Chicago nel 1993 in uno dei quartieri più malfamati della città (a pochi isolati abitava un certo Derrick Rose). Il padre, per allontanarlo dalla strada, monta in giardino un canestrino da minibasket con cui Anthony gioca tutti i pomeriggi. Come qualsiasi ragazzo della Windy City indossa la maglia numero 23, ma non quella di Micheal Jordan, quella del suo idolo LeBron, che all’epoca della sua adolescenza stava iniziando a prendersi la NBA. Muove i suoi primi passi alla Perspectives Charter School, non proprio la destinazione ideale per chi vuole giocare a basket. La scuola infatti non ha la palestra, per gli allenamenti bisogna recarsi in una chiesa a qualche chilometro di distanza. Ma nonostante lo scarso livello di competizione, il panorama cestistico nazionale comincia ad interessarsi a questo giocatore che può ricoprire tutti e cinque i ruoli. Davis infatti non è solo il centro o la power forward della squadra, ma anche la guardia, essendo un ball-handler migliore dei suoi compagni. AD giganteggia sui suoi avversari tenendo in media 30 punti e 10 rimbalzi a partita. La sua crescita tecnica va di pari passo con quella fisica: in 14 mesi guadagna 20 centimetri, passando da 1.85 a 2.08 metri. Ciò comporta molti infortuni che nell’ultimo anno a Persperctives lo tengono spesso ai box, ma il suo imminente approdo al college non è affatto in discussione

 

Kentucky University: l’inizio del percorso

Il percorso di Davis prosegue a Kentucky, famoso per aver sfornato talenti quali Larry Johnson, Rajon Rondo o DeMarcus Cousins. Debutta con 23 punti, 10 rimbalzi, 5 stoppate e 3 assist, il che lascia presagire un futuro ricco di successi sul piano individuale e di squadra. In due anni vince tutto il possibile a livello personale e sigla nuovi record per ogni categoria che lo riguarda (rimbalzi, stoppate e doppie-doppie). I Wildcats raggiungono agevolmente la finale NCAA dove affrontano i Kansas Joyhawks. Davis segna solo 6 punti, tirando con pessime percentuali, ma domina nella metà campo difensiva. Chiude infatti con 16 rimbalzi, 6 stoppate, 5 assist e 3 palle recuperate, numeri che gli valgono il premio MOP (Most Outsating Player) e il titolo NCAA. L’Università non ha più nulla da insegnarli, il ragazzo è ormai pronto per la NBA.

anthony davis playoff-MVP e DPOY

Chi è Anthony Davis? eccolo qui in foto

Lo sbarco nella lega: Draft 2012

Il draft 2012 ad essere sinceri non è stato uno dei più entusiasmanti. Nell’ultimo anno ne avevamo anche fatto una rielaborazione proprio su questo sito. Poche All-Star, qualche giocatore buono e molti flop che non si sono rivelati all’altezza della NBA. Quella sera Anthony Davis viene selezionato con la prima scelta assoluta dai New Orleans Hornets (gli attuali Pelicans), davanti a Micheal Kidd-Gilchrist e Bradley Beal. NOLA era all’epoca la seconda peggior franchigia della lega, reduce da una annata da 21 vittorie e ben 45 sconfitte. Risollevarla dalle ceneri non sarebbe stato facile, ma le spalle di Davis erano abbastanza grandi da contenere tutto il peso di un intera città.

Chi è Anthony Davis (per ora) sul parquet.

L’esordio promette bene: 21 punti e 10 rimbalzi contro i San Antonio Spurs, al cospetto di Tim Duncan. Ma quel fisico cosi alto e allo stesso tempo esile non lo supporta per tutta la stagione. A dicembre è costretto a fermarsi a causa degli infortuni che lo estromettono dalla corsa al premio “Rookie of The Year”. Ritorna sul parquet dopo la pausa dell’All-Star Game con una tenuta fisica migliore di quella dei sei mesi precedenti. Viaggia a 18 punti, 10 rimbalzi e 2 stoppate, e durante una partita contro i Charlotte Bobcats mette a referto 6 rimbalzi conditi da 6 stoppate. Impresa riuscita nell’anno da rookie soltanto ad Hakeem Olajuwon, David Robinson e Andrei Kirilenko. Il preludio di quella che sarà una stagione da sophomore da consegnare ai posteri: 21 punti, 10 rimbalzi e 3 stoppate di media non si vedevano dai tempi di Shaquille O’Neal, forse il lungo più dominante di sempre. Ma dopo un brillante inizio dovuto anche alle grandi prestazioni dei nuovi innesti, Tyreke Evans e Jrue Holiday, i Pelicans crollano nelle ultime partite e si issano solo al dodicesimo posto della Western Conference. Poco male, perché i play-off li raggiungeranno un anno dopo, la prima volta dal 2011. The Unibrow gioca una regular season mostruosa, arrivando terzo nella corsa all’MVP. Il suo strapotere tecnico è sotto gli occhi di tutti cosi come le sue giocate che riempiono le top ten stagionali, ma ai playoff la musica cambia: Golden State è una spanna sopra a tutti, anche a questi Pelicans che vengono infatti “sweppati” al primo turno.

 

Chi è Anthony Davis? I Thunder sembrano averlo capito

Una cocente eliminazione non può certo cancellare quanto di buono fatto nel resto della stagione. New Orleans è tornata nel basket che conta e Anthony Davis ha ormai raggiunto il grado di All-Star. Se dalla free-agency arrivasse un pezzo da 90, i Pelicans potrebbero competere da subito per il titolo, ma cosi non è: mentre le altre franchigie dell’Ovest si rafforzano, la dirigenza di NOLA rimane completamente immobile sul mercato. La stagione successiva, complice anche qualche infortunio di troppo, i Pelicans chiudono al decimo posto, quindi fuori dalla postseason. Davis continua a dominare sul parquet, ma senza validi compagni non potrà mai vincere un titolo. Lo diceva anche Jordan:

“Il talento ti fa vincere le partire, il gioco di squadra ti fa vincere un campionato”

Per fortuna alla fine i piani alti della franchigia decidono di accontentare il loro 23 e nell’annata seguente imbastiscono una trade per DeMarcus Cousins. Inizialmente la coesione tra i due non è delle migliori, tanto che i Pelicans non riescono ad agguantare l’ultimo seed per la postseason. L’unica gioia per Davis è il premio di MVP dell’All-Star Game, in cui realizza 52 punti (mai nessuno ne aveva segnati cosi tanti) e 11 rimbalzi. Quest’anno invece abbiano visto una New Orleans molto più agguerrita e organizzata. Le due twin towers hanno imparato a coesistere sul parquet esprimendo anche una pallacanestro di primo pelo. Boogie (25.2 punti e 12.9 rimbalzi) e The Unibrow (28.1 punti e 11 rimbalzi) si sono rivelati la coppia lunghi più forte della lega, complice anche l’assistenza di un ritrovato Rajon Rondo. Ma proprio quando le cose stavano per farsi interessanti, Cousins si rompe il tendine d’Achille. Malgrado la sua assenza i Pelicans centrano comunque i play-off, eliminano Portland al primo turno, ma in semifinale non possono nulla contro i Warriors campioni in carica. Il resto della storia la conosciamo tutti: Cousins e Rondo hanno spiccato il volo e al loro posto sono giunti Julius Randle e Elfred Payton. Non ce ne vogliamo i diretti interessanti, ma il livello tecnico della squadra si è notevolmente abbassato. Considerando poi il mercato delle altre squadre della western conference, il prossimo anno sarà molto difficile raggiungere la postseason, anche con questo Anthony Davis.

 

 

Vita familiare

Chi è Anthony Davis fuori dal parquet? Un uomo buono e generoso: negli ultimi anni ha partecipato a diversi eventi benefici, donando a queste associazioni migliaia di dollari. Proprio ad uno di questi avrebbe incontrato Brittney Griner, una giocatrice della WNBA con la quale si pensava avesse una relazione. In realtà alla fine si è scoperto che i due erano solo amici e Griner ha addirittura rivelato pubblicamente di essere lesbica. Oggi Davis è fidanzato con Marlen ed è padre di una bambina, chiamata Nala.

 

Caratteristiche tecniche

Quando si parla di two-way player è impossibile omettere dal cerchio il nome di Anthony Davis. Le sue soluzioni offensive, pressoché illimitate, spaziano dal gioco in posto al tiro dal mid-range, passando per quello dalla lunga distanza, quest’ultimo fondamentale in costante miglioramento: è infatti passato dal 22 al 34% negli ultimi 5 anni. Ha anche aggiunto al suo repertorio un discreto croosover e ha imparato a condurre occasionalmente la transizione offensiva. Pochi giocatori sanno essere cosi dominanti in attacco, solo lui sa essere lo scoring leader della squadra e al contempo il miglior difensore e stoppatore. Il tutto senza avere problemi di falli, anzi, nella sua carriera ha a referto più stoppate che falli commessi. La sua enorme stazza gli permette di tagliare fuori i suoi avversari sotto le plance per raccoglie i rimbalzi, mentre le sue lunghe braccia, unite ad una buona velocità di piedi, gli consentono di difendere su tutti e cinque i ruoli. L’NBA sta tornando sotto il controllo dei lunghi e di tutti questi giovani talenti (Joel Embiid, Nikola Jokic, DeMarcus Cousins…), Anthony Davis è sicuramente il pezzo più pregiato. Che sia lui il successore di LeBron?

 

Ecco chi è Anthony Davis

Caratteristiche Fisiche

Chi è Anthony Davis? Fisicamente è stato spesso accostato a Marcus Camby e Kevin Garnett per la sua enorme stazza e le spalle larghissime che negli ultimi anni ha abbondantemente rafforzato in palestra. Il dato che più sorprende però riguarda le braccia: Davis conta un’apertura alare di quasi 200 centimetri, inferiore solo a Giannis Antetokoumpo tra i giocatori NBA.

Fisico ai raggi x:
Altezza: 2.08 metri
Peso: 115 chilogrammi

 

Trofei di squadra

Ancora a secco di anelli, The Unibrow si è comunque tolto qualche soddisfazione con la nazionale con cui ha debuttato ancora prima di sbarcare in NBA.

  • Oro olimpico nel 2012
  • Oro mondiale nel 2014

 

Titoli individuali

Molto più ricca la bacheca dei trofei individuali:

  • 1 MVP dell’All-Star Game
  • 3 volte migliore stoppatore NBA
  • 1 volta inserito nell’All-Rookie Team
  • 1 volta inserito nel primo quintetto difensivo
  • 2 volte inserito nel secondo quintetto difensivo
  • 3 volte inserito nell’All-NBA Team.

 

Chi è Anthony Davis? un piccolo Shaq che ha imparato a tirare

Career High

Chi è Anthony Davis? forse questi suoi massimi in carriera possono darci un’idea:

  • Massimo di punti: 59 contro i Detroit Pistons (21 febbraio 2016)
  • Massimo di rimbalzi: 22 contro i San Antonio Spurs (27 gennaio 2017)
  • Massimo di assist: 7 contro i Dallas Mavericks (6 gennaio 2016)
  • Massimo di steals: 7 contro i Denver Nuggets (26 ottobre 2016)
  • Massimo di stoppate: 10 contro gli Utah Jazz (11 marzo 2018)

 

Quanto guadagna Anthony Davis?

I soldi non fanno la felicità, ma quantomeno migliorano la vita. Lo sa bene Anthony Davis che nel 2015 firmò quello che era allora il più ricco contratto della storia: un quinquiennale da 145 milioni di dollari, quasi 27 milioni a stagione. L’aumento del salary cup ha permesso nelle successive stagioni di firmare accordi molto più esosi e Davis è oggi scivolato dal 1° al 21° posto tra i giocatori più pagati. Presto però la situazione potrebbe ribaltarsi. Si dice infatti che NOLA sia pronta ad offrire un maxi-contratto da 230 milioni (40 milioni a stagione) per evitare di perderlo a zero nel 2020, anno in cui diventerà un free agent. Firmare un contratto del genere lo renderebbe il nuovo Paperone della lega, ma ridurrebbe le chance di alzare il tanto agognato Larry O’Brien. Il gioco potrà valere la candela?

ANNOTEAMSTIPENDIOBONUSINCENTIVITRADE KICKERTOTALE
2012-13Player Cash Earnings$5,144,280$5,144,280
2013-14Player Cash Earnings$5,375,760$5,375,760
2014-15Player Cash Earnings$5,607,240$5,607,240
2015-16Player Cash Earnings$7,070,730$7,070,730
2016-17Player Cash Earnings$22,116,750$22,116,750
2017-18Player Cash Earnings$23,775,506$23,775,506
Est. Earnings
(6 seasons)
$69,090,266$69,090,266
2018-19Player Cash Earnings$25,434,263$25,434,263
2019-20Player Cash Earnings$27,093,019$27,093,019
2020-21Player Cash Earnings$28,751,775$28,751,775
$150,369,323$150,369,323

Quindi chi è Anthony Davis? Uno dei migliori giocatori al mondo, tanto forte che la sua futura vittoria dell’MVP non è stata quotata dai bookmakers. Eppure non ha ancora conquistato un titolo NBA e se vuole evitare che a fine carriera il suo nome venga accostato a quelli di Iverson, Barkley o Malone (grandi campioni che non hanno mai vinto un anello), sarà il caso di valutare altre destinazioni. Le pretendenti non mancano.

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