Gregg Popovich. NBA Awards

Gregg Popovich in controtendenza, come d’uso: “Il tiro da 3 punti? L’ho sempre odiato, non è una novità”

Il leggendario coach dei San Antonio Spurs Gregg Popovich non ha mai mancato di dire la sua su argomenti cestistici e non, e sempre con un inarrivabile grado di competenza e perspicacia. E con uno stile personale, naif a volte.

Questa volta l’oggetto delle osservazioni di Pop è stata la direzione presa dal gioco e dalle squadre NBA, ormai incentrata su ritmi veloci, alla anni ’70, e sulla ricerca sistematica del mai troppo apprezzato tiro da 3 punti.

Intervistato per NBA.com da Sam Smith, Popovich ha dichiarato di comprendere il nuovo corso, peraltro “giustificato dalle analisi statistiche”, ma ha nostalgicamente denunciato l’omologazione che sarebbe derivata negli ultimi anni da tale tendenza, da tale ricerca.

Naturalmente, in puro stile Pop.

Gregg Popovich: “La pallacanestro di oggi? Noiosa. Inventiamoci il tiro da quattro punti”

Spurs-Mavs DeRozanI San Antonio Spurs sono al momento 29esimi nella lega per tiri da tre punti tentati a partita (24.7, solo i Cleveland Cavs fanno peggio al momento). I due migliori giocatori della squadra, DeMar DeRozan e LaMarcus Aldridge sono due eminenti “cavalieri templari” del quasi estinto mid-range game, così come per certi versi lo è stato l’ex Kawhi Leonard.

DeRozan, il miglior realizzatore della squadra (24.0 PPG), prende meno del 20% delle sue conclusioni da dietro l’arco dei tre punti, convertendole con un modestissimo 18.2%.

I San Antonio Spurs tentano – ad oggi – sostanzialmente 20 tiri da tre punti in meno dei primatisti NBA per la particolare classifica, gli Houston Rockets (42.0 tentativi). Gli Spurs sono inoltre 18esimi per punti segnati a partita (“solo” 108.6).

Qual è il risultato di tale tendenza, per coach Popovich?

Il gioco d’area è kaputski (kaputt, finito, ndr). Oggi, ti servono giocatori in grado di penetrare e scaricare, giocatori in grado di cambiare in difesa, e lunghi che fanno le guardie, e che giocano da  guardia”.

Oggi, c’è un’enfasi generalizzata riguardo al tiro da tre punti, perché questo si è rivelato essere particolarmente efficace, in base alle analisi statistiche. Ora, la prima cosa che guardiamo sul foglio delle statistiche a fine partita è quanti tiri da tre abbiamo preso e segnato. Se hai segnato più tiri degli altri, hai vinto. Se no, hanno vinto loro. Non si guarda più a quanti rimbalzi, a quante palle perse, o ai punti segnati e subiti in transizione. A nessuno importa più. E’ questo l’impatto che il tiro da tre punti ha avuto sul gioco, e l’evidenza di ciò la si vede in campo, dal modo in cui tutti giocano

Popovich ed i suoi Spurs hanno dovuto giocoforza adattarsi, nel corso degli anni:

Io il tiro da tre punti lo odio, e l’ho sempre odiato. Sono 20 anni che è così, ed è per questo che ci scherzo sempre su, quando dico che bisognerebbe introdurre il tiro da 4 punti. Se a tutti piace il tiro da tre punti, figuriamoci quello da quattro! La gente farebbe i salti sulla sedia per un gioco da 5 punti, sarebbe grandioso. Non è più pallacanestro, se ne è persa la bellezza, è tutto abbastanza noioso. Ma è così che stanno le cose, e bisogna adattarsi

Visione romantica o addirittura anti-storica di Popovich, o solo una lamentazione sui “bei tempi andati”?

Il livello medio della pallacanestro NBA, con 30 squadre e roster allargati, non è mai stato così elevato, e mai il talento così diffuso. La rivoluzione dei tre punti è partita da un banale assunto: tre punti sono meglio di due.

La ricerca della soluzione più efficace ha forse piegato le naturali tendenze di alcuni giocatori, e per le difese NBA del 2018 è diventato sostanzialmente impossibile coprire efficientemente un campo tanto allargato, con giocatori in grado di segnare da oltre 8 metri.

La “beautiful basketball” dimostrata dai San Antonio Spurs titolati del 2014 è divenuta obsoleta in soli 4 anni, come sostenuto da Gregg Popovich?

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