Dopo la partita più dura, quella del ritorno in campo dopo 6 giorni e la morte di Kobe Bryant, i giocatori dei Los Angeles Lakers hanno ripreso ad incontrare i cronisti, altro passaggio verso il ritorno alla routine di tutti i giorni.
LeBron James e Anthony Davis hanno parlato a lungo sul podio delle interviste post partita, quasi un “secondo tempo” della toccante cerimonia che i Los Angeles Lakers hanno organizzato per il loro campione, prematuramente scomparso a soli 41 anni. Celebrazioni chiuse da un discorso di LeBron James, che dopo aver letto i nomi delle 9 vittime del disastro aereo di Calabasas, Los Angeles, di domenica 26 gennaio, ha parlato a braccio al pubblico dello Staples Center e promesso alla città di tenere alta la memoria e la leggenda di Kobe.
E dopo la partita, persa per 127-119 sotto i colpi di uno scatenato Damian Lillard, LeBron James ha riflettuto sulla figura del Kobe Bryant marito e padre di famiglia: “Parlavo con mia moglie un paio di giorni fa, e sono giunto alla conclusione che, nonostante i trionfi, i titoli di MVP, gli All-Star Game e tutto quanto, il periodo più felice della sua vita siano stati i 3 anni successivi. Credo sia evidente, non è mai stato così felice, aveva la possibilità di stare con la sua famiglia, con le sue ragazze, dopo aver dato tutto per questo gioco. Io sono alla mia 17esima stagione NBA, ho imparato che ogni tanto anche la tua famiglia viene dopo la tua carriera, quando si vuole diventare il più bravo, il migliore… si diventa così ossessionati che si permette a nulla di interferire, neppure la famiglia a volte“.
Ed il paragone con i grandi del passato ci rende ancora più determinati, ossessionati. E ci porta via tempo. Questo è il lato più difficile di essere un atleta professionista, quando vuoi essere il migliore (…) per cui, alla fine della giornata, siate sempre sicuri di far sapere alle persone che amate quanto le amiate, abbracciatele come non avete mai fatto, cercate di fare il possibile e non abbiate paura di sacrificare il vostro lavoro. Due settimane fa a Boston, volai per due ore per vedere mio figlio giocare, poi andai in campo e (i Celtics, ndr) ci presero a calci, Ma non stavo male per quello, anzi, mi sono sentito bene, in pace

