La rivalità tra due grandi avversari tra anni 80 e 90 nella NBA, Michael Jordan e Isiah Thomas, dura ancora oggi a distanza di 30 anni ed è stata rinverdita dai due nuovi episodi della serie evento di ESPN The Last Dance, in cui si raccontano le dure sconfitte inflitte dai Detroit Pistons ai Chicago Bulls a fine ani 80, e la vendetta sportiva di Jordan e compagni nel 1991.
L’ultimo atto della rivalità, la gara 4 delle finali della Eastern Conference 1991, si chiuse con un gesto antisportivo, certamente di sfida dei Pistons e di Thomas, che a partita ormai finita lasciarono il campo al Palace of Auburn Hills di Detroit “sfilando” davanti alla panchina dei Bulls senza congratularsi con gli avversari. Un gesto che Thomas ha difeso, spiegando come si fosse trattato solo di un modo per accettare la sconfitta, e Jordan ha invece sempre bollato come una mancanza di rispetto.
Una faida, quella tra Michael Jordan e Isiah Thomas, che sarebbe costata anche la convocazione nel “dream Team” USA che nel 1992 vinse la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Barcellona: in quella squadra, con Jordan, giocarono un Larry Bird prossimo al ritiro, Magic Johnson, Karl Malone, Clyde Drexler, Charles Barkley, Patrick Ewing, John Stockton, David Robinson, ma non Thomas.
Ospite di “Get Up”, talk show di ESPN con l’ex giocatore NBA ed oggi commentatore TV Jalen Rose, Isiah Thomas è tornato sugli episodi della serie e sulla faida Pistons-Bulls: “Questa generazione pensa che l’unico giocatore ad avere regole difensive speciali fosse Jordan“, spiega Thomas riferendosi alle famigerate Jordan Rules “Io vi posso dire che in quel periodo non esisteva un giocatore più picchiato e maltrattato dalle difese di me, ed ho le cicatrici che lo dimostrano (…) nella serie si vedono poi i Bulls lavorare in palestra, fare pesi, diventare più forti… è quello che bisogna fare per vincere un titolo, non vieni premiato perché alzi pesi e fai esercizi, ma se diventi abbastanza duro, forte e resistente da battere i Pistons. I Bulls e Jordan lo fecero e ci batterono, ma così lo sono diventati, non lo erano quando eravamo noi a vincere contro di loro. Non bisognerebbe essere celebrati perché alzate dei pesi, tutti lo fanno, anche i ragazzi al liceo. Essere in grande forma è parte di quel che serve per vincere. Alla fine lo hanno fatto“.
E sullo “sgarbo” della mancata convocazione alle Olimpiadi 1992? “Ora è chiaro che non andai perché non strinsi la mano (a Michael Jordan, ndr). Sono più dispiaciuto oggi di quanto non lo fossi allora“.

