Home Eastern Conference TeamsNBA, rivolta contro il calendario troppo compresso: “Il peggiore negli ultimi 25 anni”

NBA, rivolta contro il calendario troppo compresso: “Il peggiore negli ultimi 25 anni”

di Michele Conti
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Totalmente assurdo”, “brutale”, così prende forma la protesta di alcuni General Manager e addetti alla preparazione atletica verso il calendario NBA. L’infortunio occorso a Jamal Murray è la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Numerosi addetti ai lavori sono intervenuti nel corso di un’intervista condotta da Baxter Holmes di ESPN per esprimere delle preoccupazioni generali. Da questa deriva una considerazione che evidenzia come la reale problematica da gestire non sia solamente la pandemia. Ma il calendario che ne deriva. In particolare, il tema riguarda la predisposizione delle gare nell’attuale seconda parte di stagione regolare. Perché in questo frangente, agli impegni già previsti si aggiungono i confronti posticipati nei mesi passati a causa dei contagi registrati all’interno delle squadre.

La NBA doma i contagi ma perde alcune stelle

Una breve parentesi sul tema dei protocolli sanitari. La NBA merita notevole riconoscimento per il lavoro nel contenimento e tracciamento dei contagi. Nella giornata di ieri, zero giocatori hanno riportato un esito positivo sui 488 testati nell’ultima settimana. Ad ogni modo, anche questo aspetto che riempie la quotidianità dei protagonisti presenta degli ostacoli nel processo di recupero. “I giocatori camminano ogni mattina verso la stanza predisposta per i test come se avessero 90 anni. La combinazione di viaggi e test non permette di riposare”, ha riportato un preparatore atletico. La ricerca di una causa per ogni infortunio avvenuto è di difficile materializzazione. Ma sicuramente l’alta frequenza di gare aumenta il rischio di esposizione.

A questo fatto, ulteriore credito viene fornito dalla breve off-season che ha seguito la fine della passata stagione. In accordo a quanto riferito da ESPN, i membri dell’All-Star Game 2021 hanno saltato il 15% delle gare. Il secondo dato più alto nella storia NBA. Tra questi, spiccano i nomi di LeBron James, Anthony Davis, Joel Embiid, Kevin Durant. Mentre per prevenire eventuali ricadute, spesso si assiste ad una gestione di massima cautela da parte delle franchigie. A costo di allungare i tempi di recupero oltre quanto previsto. In passato, riferendosi alla scelta di tenere Kevin Durant ancora fuori dai giocatori a disposizione, Steve Nash disse che “se fossimo stati ai playoffs, probabilmente sarebbe con noi ora. Ma non vogliamo prendere alcun rischio.”   

Il calendario tra esigenze e sicurezza

Lo sforzo della NBA per bilanciare la riuscita di una stagione regolare che tenda alla normalità e numerosi fattori esterni è stata oggetto di importanti confronti. Come noto, la creazione del calendario ha tenuto conto degli accordi riguardanti sponsorizzazioni e diritti televisivi, la presenza delle Olimpiadi di Tokyo in programma dal prossimo 21 luglio. Ma soprattutto la fondamentale garanzia nei confronti delle migliaia di lavoratori che operano dietro le quinte di questa industria. Inoltre, il contesto direttivo della NBA prevede la condivisione della responsabilità nella presa di decisioni tra il Commissioner, le 30 squadre ed il Sindacato Giocatori. Ed ogni parte ha sacrificato dei propri interessi per garantire lo sviluppo comune in un periodo storico colmo di difficoltà. La NBA ha ridotto il numero di viaggi, diminuendo la distanza e privilegiando sfide consecutive nella medesima città.

La risposta della lega e il tema della competitività

Inoltre, un portavoce della lega ha affermato come il numero di infortuni occorsi ai giocatori non sia in esponenziale aumento. I dati interni riferiscono come, su un campione di 50 partite, il totale di infortuni è inferiore alla passata stagione è in linea con il valore degli ultimi cinque anni. “Sfortunatamente, problemi di questo genere fanno parte del gioco. Ma continueremo a lavorare con squadre e giocatori per assicurare che la stagione venga completata nella maniera più sicura, sia fisicamente che mentalmente, in questo periodo dove veniamo costantemente messi alla prova.” Alla complicata “modalità di sopravvivenza” descritta da un GM, si unirà il programmato torneo play-in, anche esso oggetto di pubbliche critiche.

Infine, il contenimento delle energie, ed una esigua pre-season, sono solamente due dei fattori che hanno influito a generare statistiche senza precedenti. Non è un caso che i più elevati valori di defensive ed offensive rating provengano da questa stagione. A questo proposito, il 52.6% delle gare disputate sono concluse con un divario in doppia cifra, il dato più alto dal 1972. Sin troppe dinamiche intaccano le prese di posizione che nascono da tale dibattito. Ed è diplomaticamente riconosciuto che la stabilità economica e finanziaria è una componente di spicco che emerge sulle seguenti. La dote principe dei protagonisti della NBA è quella di accantonare dei bisogni individuali per promuovere la creazione di un prodotto collettivo di alto valore. Ma ora, per alcuni questo processo porta ad eccessivi sacrifici. L’obbligo non è di agire ora, ma restringere i tempi per incorrere in valutazioni prossime ad un eventuale cambiamento.

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