L’unica cosa che cambierà agli Washington Wizards per Russell Westbrook sarà il numero di maglia: Russ ha scelto il vecchio numero 4 portato al liceo nonostante Gilbert Arenas, il “titolare” a Washington della maglia numero 0, avesse dato il suo bene placet.
Per il resto, Westbrook non vede ragioni per modificare il suo gioco e il suo modo di essere una star NBA, giunto a 32 anni e alla seconda trade in altrettante stagioni. L’arrivo di Russell Westbrook fa degli Wizards probabilmente una squadra da playoffs “out of the box“, come si dice in inglese, di fianco a Bradley Beal, Davis Bertans e a un gruppo di giovani interessanti.
Dove non abbia funzionato il rapporto con James Harden ai Rockets non è dato sapere, almeno per ora: “Dico solo che sono contento dove sono oggi. Sono elettrizzato e non vedo l’ora, Brad (Beal, ndr) è una superstar, il mio lavoro qui è quello di continuare a spingere e portarlo ad essere ancora migliore. Niente altro che questo. Sono felice di essere il suo nuovo partner, tenterò di rendergli la vita in campo più facile“.
E Russell Westbrook, per sua stessa ammissione, non conosce altro modo che il suo di riuscirvi: “Mi chiedete quale aspetto di me sia il meno compreso? Io sono incompreso al 90% (…) tante volte, tante cose che si dicono non sono vere, la sola cosa da fare è essere sempre sé stessi e per quanto mi riguarda, essere me stesso è una cosa che mi riesce facile. Io sono leale, genuino e comprensivo. D’accordo, forse non sono la persona più aperta del mondo, non è sempre facile capirmi“.
“Credo sia il mio modo di giocare a generare queste incomprensioni“, prosegue Westbrook che attende solo l’autorizzazione ufficiale per iniziare a allenarsi con la sua nuova squadra “Il Westbrook che va in campo e quello che vive fuori sono due persone diverse, in campo non ci sono amici, non sono amichevole ma voglio solo farti il mazzo. Non c’è tempo per strette di mano, e non questo non cambierà“.

