Intervistato da Repubblica, l’assistente allenatore dei Toronto Raptors Sergio Scariolo ha raccontato da “dentro la bolla” come la NBA ha vissuto le ore dello sciopero e del boicottaggio delle partite NBA da parte dei giocatori, in segno di protesta contro le violenze di Kenosha, Wisconsin, il caso Jacob Blake ed il razzismo negli Stati Uniti.
Da Orlando, Scariolo parla dello sciopero come una cosa improvvisa, a playoffs inoltrati e il focus tornato prevalentemente sul basket giocato: “Il tema delle rivendicazioni razziali sembrava un po’ addormentato perché si erano ottenuti risultati, grazie alle piattaforme social dei giocatori ma, purtroppo, un delinquente, un razzista, un pazzo ci sono dappertutto, non si poteva prevedere ma alla fine è successo“.
Dopo il boicottaggio di mercoledì dei Milwaukee Bucks, che hanno scelto pochi minuti prima della palla a due di gara 5 di non scendere in campo contro gli Orlando Magic forzando la mano così anche alle squadre (Lakers, Rockets, Blazers e Thunder) che avrebbero dovuto giocare dopo, Sergio Scariolo ha raccontato delle riunioni convocate in fretta per discutere il da farsi: “I Bucks hanno scelto da soli di non giocare. Questo è stato il loro grande errore, avrebbero dovuto coinvolgere tutti gli altri. Nell’assemblea di giovedì si sono scusati più volte, non è stata chiaramente una decisione felice. Altri giocatori ci stavano già pensando (…) qui nella bolla viviamo nella precarietà, con il rischio di casi di positività al Covid. Questa, invece, è stata una situazione nuova“.
E come raccontato da coach Scariolo, la riunione seguita al boicottaggio dei Bucks è stata rovente. LeBron James ha chiamato in causa la mancata comunicazione delle loro intenzioni da parte dei giocatori di Milwaukee, che ha impedito azioni più concertate e concrete. L’appoggio garantito ai giocatori nelle ore successive da NBA e proprietari (grazie anche all’intervento di Michael Jordan e ai consigli di Barack Obama) ha fatto rientrare la situazione.
I playoffs NBA riprenderanno sabato, da dove si erano fermati con gara 5 tra Bucks e Magic.
Sergio Scariolo sulle parole di Donald Trump: “Siamo in campagna elettorale. Ma il razzismo in America è reale”
Il presidente USA Donald Trump ha parlato di iniziativa politica della NBA, liquidando lo sciopero dei giocatori con poche parole.
“È una definizione pre-elettorale, non credo sia azzeccata“, così Sergio Scariolo a repubblica. “La tendenza a politicizzare i problemi è comune a tutto il mondo, dal punto di vista europeo dobbiamo avere un po’ più di prudenza, non ci rendiamo conto che negli Stati Uniti il problema razzismo è assolutamente reale come la violenza della polizia“.
“Bisogna vivere qui per capire che il razzismo esiste, non solo verso i neri. Anche verso gli ispanici. Il suprematismo, purtroppo, fa parte della cultura americana. È una nazione molto giovane dal punto di vista della teorica giustizia razziale. Le leggi razziali sono state abolite quando nascevo io, voglio dire, in tempi relativamente attuali. Guardarla con l’occhio europeo non aiuta“.

