Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimentiCinque giocatori in cerca di identità: da Dunn a Noel

Cinque giocatori in cerca di identità: da Dunn a Noel

di Alessandro Ranieri
Kris Dunn, uno dei cinque giocatori in cerca di identità

Individuare ragazzi con un impatto poco notevole in NBA richiede sempre maggior attenzione a tutti i fattori: ambiente, allenatore, squadra, aspetto mentale. Cerchiamo di capire perchè i cinque giocatori seguenti sono in difficoltà e come stanno reagendo a queste situazioni.

 

KRIS DUNN

Difficile smorzare sul nascere una carriera appena iniziata. Se è arrivato tra i professionisti, non è un caso. L’ex star di Providence, arrivato lo scorso anno ai Minnesota Timberwolves, aveva lasciato ottime impressioni prima del Draft e le aspettative erano alte. La presenza di Ricky Rubio e di Tyus Jones lo hanno messo subito in una posizione di concorrenza con questi ultimi, ma i numeri hanno detto altro: solo 7 partite da titolare su 82 e 3.8 punti di media. La rinascita sarebbe dovuta partire sin da subito con il trasferimento ai Chicago Bulls, ma un infortunio lo ha tenuto fuori dai giochi per un po’. Il suo estro, la sua rapidità e il suo atletismo gli hanno permesso di essere paragonato a Westbrook e forse ciò lo ha un po’ segnato. Deve trovare una certa affinità con la palla perchè le sue capacità al tiro glielo permettono (percentuale del 39% in carriera): perciò potrebbe diventare il trascinatore dei Bulls.

 

BUDDY HIELD

Buddy Hield

Buddy Hield.

Il suo arrivo ai New Orleans Pelicans è andato piuttosto bene, si è inserito sin da subito nelle rotazioni di squadra. Poi, viene ceduto ai Sacramento Kings a febbraio 2017. Qualcosa sarà andata storta? Per chi lo vedeva giocare al college, rimaneva estasiato per le sue abilità nel tiro da tre punti e un buon palleggio e velocità. Anche qui i paragoni si sprecano, per poi non riuscire a mantenere le aspettative. Hield ha avuto periodi di grande forma e il suo talento è venuto fuori, soprattutto nella metà campo offensiva, ma in difesa è confusionario e quasi un’altra persona a quella dei tempi universitari. Uno dei maggiori talenti degli ultimi anni riuscirà a riprendersi e dimostrare il suo valore?

 

THON MAKER

I Milwaukee Bucks stanno sorprendendo tutti, ovviamente e soprattutto per Giannis Antetoukounmpo, ma nel complesso è una squadra che gira bene. Jason Kidd ha voluto sperimentare Maker come centro titolare, piazzandolo sul parquet con una media di 18 minuti, per cercare di conquistare quella zona di campo con fisicità e verticalità. Il suo pacchetto abilità lo mette nella lista dei prospetti più promettenti della lega, grazie alle sue lunghe leve e alle sue doti difensive. Tuttavia, i numeri non sono quelli che ci si aspettava: appena 1.6 blocchi di media e 12 punti in 36 minuti di gioco a partita. Ha il tempo per migliorare tanto e consacrarsi definitivamente. C’è Kevin Garnett come mentore ad aiutarlo, oltretutto.

 

ALEX LEN

Il posto del centro ucraino potrebbe essere a rischio. Greg Monroe è il primo indiziato che potrebbe sostituirlo, quindi deve già dalle prossime gare dare una svolta alle sue prestazioni se non vuole compromettere il suo andamento. Al Maryland College la sua grande stazza lo ha reso dominante, attirando l’attenzione dei Phoenix Suns che ha voluto puntare su di lui. Però, la NBA è diversa e il gioco viene proiettato verso il basso perlopiù. Ora, tocca a Len dimostrare di meritarsi la sua posizione in squadra. Il tempo scorre velocemente.

 

NERLENS NOEL

Nerlens Noel in canotta Mavs

Nerlens Noel.

Il suo cavallo di battaglia appena arrivato in NBA era la protezione del ferro e nelle stoppate, ma ha dimostrato tutt’altro. L’esperienza ai Sixers nel momento peggiore della franchigia non lo ha aiutato, specialmente con l’assenza di Joel Embiid che lo ha costretto ad adattarsi in un ruolo di leadership non nelle sue corde. Noel potrebbe essere un difensore di alta fascia, ma continui infortuni e circostanze non favorevoli lo hanno fermato in un percorso di crescita complessivo. A Dallas, sta giocando con soli 13 minuti e 4 punti di media, segno di come i Mavericks non siano la sua scelta migliore per cominciare ad affermarsi.

 

Non ci resta che sperare nella risalita di questi giovani promesse o comete già pronte al tramonto? Il campo darà la risposta.

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