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L’impatto di Chris Paul agli Houston Rockets

di Alessandro Ranieri
Chris Paul NBA Passion

L’ultima campagna di mercato NBA ha messo in atto degli affari quasi impensabili, al giorno d’oggi. Tanti fan sono rimasti traumatizzati quando hanno scoperto che gli Houston Rockets erano riusciti a portarsi a casa Chris Paul nell’ambito di una sign and trade coi Los Angeles Clippers. Uno scambio fuori da ogni programma più plausibile, che ha innalzato ancora di più il volume d’affari di quest’ultima postseason.

I Rockets hanno dovuto fare i conti nelle proprie tasche per assicurarsi il nove volte All-Star, lasciando partire Patrick Beverley, Lou Williams, Sam Dekker,  Darrun Hilliard, DeAndre Liggins, Kyle Wiltjer e una prima scelta per il 2018 (protetta dalla 1 alla 3). Vedendo questa miriade di giocatori andar via da Houston, il primo pensiero non può che far sorgere molti dubbi. Paul sta rispondendo sul campo e sta dando la piena dimostrazione di valere il grosso sacrificio fatto dai texani. La sua grande volontà di giocare accanto a James Harden è stata determinante, tanto che si sono parlati e si sono confrontati sulla possibilità di giocare nella stessa rosa. La voglia di provare nuove sfide su un palcoscenico inedito nella sua carriera ha contribuito in questa scelta.  All’inizio si pensava che la convivenza tra le due stelle potesse essere negativa perchè avrebbe messo a confronto un playmaker puro e uno atipico.

Mike D’Antoni, grazie alla sue grandi abilità di tecnico stratega, ha saputo far convivere i due nella maniera migliori. Un gioco fluido, veloce e spacca-difese. Paul e Harden riescono ad essere complementari l’uno con l’altro, giocando molto in pick and roll: l’aiuto di Clint Capela è fondamentale nei blocchi e nelle azioni con penetrazioni implacabili, che molte volte permette di liberare il tiratore dall’arco. Rispetto alla stagione passata, i Rockets hanno a disposizione un’altra superstar abilissima nel gestire la manovra ed essere utile in situazioni di spot up shooting. Paul sa bene quando prendere l’iniziativa (anche con un isolamento) oppure quando è meglio stare in disparte aspettando un suggerimento. L’attacco con lui è sempre vivo ed imprevedibile, con una verve costantemente pulsante e si tende a ragionare di più nel momento in cui la difesa avversaria è schierata. Un’evoluzione completa che si sta affermando pian piano e l’arrivo di Chris Paul è riuscito ad avere un impatto micidiale che lega individualismo e gioco di squadra. Difensivamente i Rockets stanno tenendo botta soprattutto grazie al contributo del playmaker, che copre attentamente le linee di passaggio giocando d’anticipo e prendendo in consegna l’esterno avversario tendenzialmente più pericoloso.

 

Difesa e attacco: l’impatto di Chris Paul è tangibile su entrambe le metà campo.

Tornando in Texas, mentre CP3 era fuori ai box, Harden non ha avuto problemi a prendersi la scena del gioco, candidandosi fortemente tra i vincitori del premio MVP a fine stagione. Lo ha fatto per tanti anni ad agire come traghettatore indiscusso e la temporanea assenza di Paul non si è fatta sentire in modo pesante: Harden ha registrato 32.1 punti e 10 assist nelle partite in cui il prodotto di Wake Forest è mancato, e ora guida i Rockets con undici vittorie e quattro sconfitte. Dopo tutto queste considerazioni è facile dedurre come la loro unione sia un mix micidiale per tutto il team e gli schemi di D’Antoni.

Dal suo ritorno, Paul ha messo a referto 16.8 punti, 9.8 assist e 2.1 palle rubate  di media e Houston sta registrando strisce di vittorie incredibili. Gli ingranaggi girano eccome, ma ancora più sorprendente è la sua imbattibilità a Houston. Fino ad ora, solo successi e zero sconfitte. I peggiori pronostici sul suo arrivo alla corte di D’Antoni stanno svanendo sempre più, che non ha risposto alle critiche in conferenze stampa, ma con ciò che sa fare meglio: giocare e far divertire.

 

 

 

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