Chris Paul-Harden rapporto “irrecuperabile”: CP3 chiede la trade?

mike d'antoni rockets

Chris Paul-Harden rapporti ormai irrecuperabili, situazione fuori controllo a Houston. Come riportato da Vincent Goodwil per Yahoo Sports, alcune fonti darebbero per spacciato il rapporto tra Chris Paul e James Harden.

Il sottile e delicato equilibrio che si era formato tra i due sarebbe arrivato ad un punto definibile come “irrecuperabile“. Sempre secondo le fonti, Paul avrebbe richiesto uno scambio al front office dei texani in seguito ad un’affermazione di Harden del tipo “o io o lui”, dopo l’eliminazione dagli ultimi playoffs.

Chris Paul-Harden cosa succederà oggi?

Sembrerebbe che i due, per un tratto della stagione lungo due mesi, non si siano rivolti la parola, creando un clima pessimo. Lo spogliatoio sarebbe stato segnato da dispetti e scortesie reciproche tra i due, che avrebbero influenzato anche l’umore di tutti i compagni.

Secondo quanto riportato, Paul avrebbe cercato di ristabilire un contatto con Harden in queste settimane di off-season, senza successo.

“Non c’è rispetto da nessuna delle due parti. Devono semplicemente allontanarsi. Paul non accetta il livello di Harden nella lega attuale, che a sua volta non vuole riconoscere quanto fatto negli anni dal compagno.” Ha affermato la fonte di Yahoo, che ha poi continuato tuonando: Non c’è soluzione.”

Ora i Rockets si troveranno con una situazione spinosa tra le mani. Il contratto della loro point-guard è molto pesante: circa 40 milioni di dollari a stagione fino al 2022. Non sarà facile trovare una squadra disposta a sacrificare assetti importanti in cambio di un contratto così gravoso, di un giocatore che per di più ha già ben 34 anni. Starà al GM Daryl Morey, che già nelle settimane scorse aveva dichiarato cedibile l’intero roster dei suoi, riuscire a strappare un’operazione decorosa, che non consegni il suo numero 3 ad un’altra franchigia in cambio di poco o nulla.

Intanto, mentre CP3 si dichiarava estraneo e all’oscuro dei fatti su Instagram, erano iniziati a circolare rumors riguardo un possibile accordo a tre squadre con Boston Celtics e Minnesota Timberwolves. Come riportato, i giocatori coinvolti sarebbero, oltre a Paul, Gordon Hayward e Andrew Wiggins.

Daryl Morey ha però voluto mettere immediatamente un freno alla questione, smentendo ogni voce riguardo la richiesta di CP3, che a detta sua rimarrà saldamente ai Rockets. Si proverà a ricostruire il rapporto?

Houston Rockets – Jimmy Butler: affare possibile?

Si prospetta una free agency di grandi cambiamenti in casa Houston Rockets. Nonostante il general manager Daryl Morey abbia recentemente dichiarato che Chris Paul non lascerà la squadra, infatti, in molti riportano che CP3 non sia più contento alla corte di Mike D’Antoni, in particolar modo a causa di un rapporto ormai logoro con l’uomo franchigia James Harden. L’ex point guard dei Los Angeles Clippers potrebbe dunque partire, una mossa che avrebbe senso anche e soprattutto alla luce del quadriennale al massimo salariale firmato dal classe ’85 la scorsa estate (160 milioni fino al 2023, di cui circa 35 guadagnati nella passata stagione).

“Chris Paul vuole andarsene dagli Houston Rockets, non è felice.”, ha rivelato il giornalista di ESPN Stephen Smith in merito alla situazione del nove volte All-Star in quel di Houston. Stando a numerosi rumors, pare che quest’ultimo abbia avuto un confronto acceso con Harden dopo l’eliminazione in sei gare per mano dei Golden State Warriors nei recenti playoff.

Houston Rockets – Jimmy Butler: Harden fa da mediatore

Duello tra James Harden e Jimmy Butler nella sfida tra Houston Rockets e Philadelphia Sixers in regular season.

Il Barba, dal canto suo, sarebbe in contatto con Jimmy Butler per convincerlo a raggiungerlo agli Houston Rockets, squadra della sua città natale. Il prodotto di Marquette University, reduce da un’annata più che positiva con la maglia dei Philadelphia Sixers – i quali possono offrirgli un quinquennale al massimo salariale da 188 milioni di dollari – si trova attualmente a Tomball, in Texas, e potrebbe prendere seriamente in considerazione Houston come sua prossima meta.

Dal punto di vista tecnico, Butler potrebbe essere il giocatore ideale per far coppia con Harden e rilanciare le quotazioni degli Houston Rockets in ottica titolo. Resta però da capire la fattibilità dell’operazione, anche perché se Chris Paul restasse in Texas, i Razzi dovrebbero sborsare un’esorbitante luxury tax per potersi permettere di ingaggiare l’ex Chicago Bulls e Minnesota Timberwolves. In questo senso, il fatto che sia nato a Houston e che con i Rockets potrebbe avere la chance di competere concretamente per l’anello sono i due fattori che fanno ben sperare la franchigia texana.

Gli Houston Rockets, però, dovranno fare attenzione alla concorrenza: oltre ai già citati Sixers, infatti, anche i Los Angeles Lakers della neonata coppia LeBron James-Anthony Davis potrebbero puntare alla guardia free agent, così come i Brooklyn Nets, i New York Knicks e i Los Angeles Clippers.

Houston Rockets: Chris Paul vuole restare, è caccia alla terza stella

Al termine di una stagione in cui, per il secondo anno consecutivo, gli Houston Rockets sono usciti di scena dai playoff per mano dei Golden State Warriors, stavolta per 4-2 in semifinale di Conference, numerosi rumors di mercato hanno riguardato la franchigia texana in queste prime settimane di off-season.

Tra questi, molti erano incentrati sulla possibile partenza di Chris Paul, anche e soprattutto in virtù dell’età che avanza (34 anni compiuti lo scorso 6 maggio), del rendimento che cala gradualmente e dell’esorbitante contratto che l’ex play di New Orleans Hornets e Los Angeles Clippers percepisce in quel di Houston (poco più di 124 milioni fino al 2022).

Nonostante le tante indiscrezioni, i gravi infortuni occorsi a Kevin Durant e Klay Thompson (il primo salterà ufficialmente tutta la stagione 2019-2020, il secondo potrebbe rientrare in tempo per i playoffs) hanno indebolito considerevolmente la squadra che da cinque anni a questa parte domina la Western Conference, proprio quei Golden State Warriors che si sono rivelati l’unico vero ostacolo di rilievo tra gli Houston Rockets e il loro obiettivo di riportare il titolo NBA in Texas.

In attesa che la free agency apra ufficialmente i battenti, un’altra possibile rivale degli Houston Rockets nella corsa all’anello ha annunciato un colpo che potrebbe cambiare gli equilibri della Western Conference e della lega in generale: i Los Angeles Lakers, infatti, si sono assicurati Anthony Davis via trade, affiancando l’ex Pelicans a LeBron James. Houston, dal canto suo, lavora sottotraccia per migliorare la squadra e compiere quell’ulteriore passo di qualità per diventare la prima forza a Ovest.

Houston Rockets su una terza stella, Paul verso la conferma

Houston Rockets
Chris Paul, trasferitosi due anni fa agli Houston Rockets, potrebbe restare alla corte di D’Antoni anche l’anno prossimo.

In questo senso, i Razzi avevano comunicato di essere disposti ad ascoltare offerte per tutti i giocatori presenti nel proprio roster e sotto contratto per la stagione 2019-2020, eccezion fatta ovviamente per l’MVP in carica James Harden, reduce dalla miglior annata della sua carriera e insostituibile uomo franchigia per Houston. Tra i papabili partenti spicca Clint Capela, che per età e contratto risulta essere uno dei giocatori di punta più facili da piazzare altrove e piace molto ai Boston Celtics.

E Paul? Le voci riguardanti la sua intenzione di partire, magari per tornare a L.A., stavolta sponda giallo-viola, e giocare per la prima volta in carriera al fianco del suo grande amico LeBron James, sono state smentite dal general manager degli Houston Rockets Daryl Morey. “Non è affatto vero che Chris Paul abbia chiesto di essere scambiato, né che noi vogliamo cederlo. La nostra intenzione è quella di aggiungere un’altra stella a questo gruppo.”, ha dichiarato infatti quest’ultimo in merito alle mosse di mercato che vedranno protagonista la squadra texana.

Con il proprietario Tilman Fertitta che circa un mese fa ha annunciato di essere disposto a pagare la luxury tax per migliorare il roster a disposizione di Mike D’Antoni – che potrebbe rinnovare con i texani – e la quasi certezza della permanenza di Chris Paul, le strade possibili per arrivare a una terza stella, non avendo grossa disponibilità economica per agire in free agency, portano alle trade dei vari Clint Capela, Eric Gordon e P.J. Tucker, che potrebbero essere scambiati per aggiungere al quintetto un altro giocatore in grado di spostare gli equilibri e rendere ancor più competitivi gli Houston Rockets.

Miami Heat tra le squadre potenzialmente interessate a Chris Paul, Tucker ed Eric Gordon

miami heat chris paul

Ci sarebbero i Miami Heat tra le squadre potenzialmente interessate ad una trade per Chris Paul, point-guard degli Houston Rockets.

Come riportato da Barry Jackson del Miami Herald, gli Heat hanno intenzione di sondare il terreno con i Rockets per Paul, P.J. Tucker e per Eric Gordon, resi virtualmente disponibili sul mercato dal general manager di Houston Daryl Morey, che nei giorni scorsi avrebbe dato inizio ad una profonda operazione di rinnovamento del roster dei texani.

Seppur titolare di un contratto pesante (ancora 3 anni e circa 123 milioni di dollari complessivi) ed ormai giunto alla soglia dei 34 anni, Chris Paul potrebbe rappresentare un upgrade immediato per il roster dei Miami Heat.

L’intenzione del presidente della squadra Pat Riley rimane quella di condurre una ricostruzione “morbida” della franchigia, navigando attraverso la stagione 2019\20 in attesa che i ricchi contratti di Hassan Whiteside e Goran Dragic (player option sulla prossima stagione per entrambi) vadano a scadenza, liberando spazio salariale in quello che è al momento uno dei payroll più onerosi dell’intera lega.

Secondo Jackson, un’alternativa valida di Chris Paul potrebbe essere Mike Conley, in uscita da Memphis già probabilmente durante la presente off-season.

Un altro nome eccellente, seppur davvero in là con gli anni come Vince Carter potrebbe considerare Miami quale metà prediletta per la sua ultima stagione NBA. Dopo 22 stagioni, Carter appenderà infatti le scarpette al chiodo al termine dell’annata 2019\20.

Houston Rockets, Daryl Morey “aggressivo” sul mercato, rivoluzione in vista?

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Gli Houston Rockets pronti a mosse radicali? Come riportato da Adrian Wojnarowksi di ESPN, il general manager dei Rockets Daryl Morey sarebbe pronto a mettere pesantemente mano al roster attuale, nel tentativo di migliorare la squadra.

Fonti riportate da Wojnarowski riferiscono di un Morey “aggressivo” sul mercato, e pronto a mettere in discussione praticamente ogni pezzo della squadra allenata da coach Mike D’Antoni con la sola eccezione dell’MVP in carica James Harden, con lo scopo di rimodellare una squadra pronta a lottare di nuovo per il titolo NBA.

Persino Chris Paul, al secondo anno di un ricco contratto quadriennale da 158 milioni di dollari complessivi, potrebbe essere considerato sacrificabile in caso di offerta vantaggiosa. Come riportato da Marc Stein del NY Times, Clint Capela è uno dei giocatori su cui i Rockets avrebbero raccolto maggior interesse in giro per la lega. Il lungo svizzero è – al pari di Paul – fresco di ricco rinnovo contrattuale.

Dopo aver blindato la posizione di D’Antoni, gli Houston Rockets hanno provveduto a smantellare lo staff tecnico, non rinnovando il contratto di Jeff Bzdelik, e dando il benservito agli assistenti Mitch Vanya e Roy Rogers ed al video-coordinator John Cho.

Per la stagione 2019\20, oltre a Paul e naturalmente Harden saranno ancora sotto contratto Eric Gordon, Clint Capela, P.J. Tucker, Gary Clark e Nené (che aveva paventato il ritiro nelle scorse settimane). Le recenti acquisizioni Iman Shumpert, Austin Rivers ed il veterano Gerald Green diventeranno invece free agent.

Pochi giorni fa Shams Charania di The Athletic aveva riportato di tensioni tra James Harden e Chris Paul nei minuti successivi alla sconfitta casalinga di gara 6 delle semifinali della Western Conference contro dei Golden State Warriors privi di Kevin Durant. Tensioni che sarebbero nate e cresciute nel corso della stagione, e che avrebbero riguardato il sistema offensivo di D’Antoni ed il ruolo di Chris Paul.

Rockets, tensioni tra James Harden e Chris Paul al termine di gara 6?

Chris Paul su James Harden-Houston Rockets

Tensione al termine di gara 6 delle semifinali della Western Conference contro i Golden State Warriors tra James Harden e Chris Paul.

Come riportato da Shams Charania di The Athletic, le due star degli Houston Rockets avrebbero avuto uno “scontro verbale” a seguito della pesante sconfitta casalinga contro degli Warriors privi di Kevin Durant, e maturata nei minuti finali grazie alle grandi giocate di Steph Curry.

Oggetto della discussione la gestione dei possessi chiave della partita. Come ricostruito da Charania, Chris Paul avrebbe in più di un’occasione durante la stagione chiesto alcune modifiche stilistiche, e maggior movimento di palla in un sistema offensivo basato sull’efficienza e sugli isolamenti di James Harden ed i pick and roll dell’ex point-guard dei Los Angeles Clippers.

Le tensioni sarebbero sfociate in un unico momento, al termine ufficiale di una stagione difficile per i Rockets, vittime di tanti infortuni, avvicendamenti di giocatori (Carmelo Anthony, e le addizioni in corsa di Iman Shumpert, Austin Rivers, Kenneth Faried e Danuel House) e – a quanto pare – divergenze tecniche tra James Harden, Chris Paul e coach Mike D’Antoni.

Dopo la sconfitta di gara 6, il proprietario della squadra Tilman Fertitta aveva parlato di “sconfitta inaccettabile”, confermando però la guida tecnica di coach D’Antoni. I Rockets sono stati eliminati per il secondo anno consecutivo dai Golden State Warriors, perdendo la scorsa stagione la decisiva gara 7 in Texas, gara che Paul non poté giocare a causa di un infortunio muscolare.

James Harden è assieme a Paul George e Giannis Antetokounmpo finalista per la corsa al titolo di MVP della stagione. Per “il Barba” sarebbe il secondo riconoscimento di fila.

Warriors, Paul allontana Curry dall’allenamento, Cousins verso il rientro

finali di conference NBA Sky Sport 2

Questa notte i Golden State Warriors sono riusciti a sbancare il Toyota Center degli Houston Rockets, chiudendo la serie sul 4-2 e volando in finale della Western Conference. Nelle ultime ore sta circolando un particolare curioso riguardo il pre-partita di gara 6. Sembrerebbe che Chris Paul abbia allontanato Steph Curry dal Toyota Center, giovedì sera. A riferirlo è Marcus Thompson di The Athletic.

Curry avrebbe chiesto ad Eric Housen, suo manager, di prenotare il campo giovedì sera per una sessione di tiro privata dalle 19 alle 20. La notizia sarebbe arrivata alle orecchie di Chris Paul, che avrebbe prenotato a sua volta il palazzetto nella stessa fascia oraria del rivale. Arrivato al palazzetto, Steph si sarebbe trovato davanti il giocatore dei Rockets, che lo avrebbe dapprima intimato di andarsene dall’arena, e successivamente avrebbe anche rifiutato la proposta di Curry di dividere il campo.

Sappiamo poi tutti come il numero 30 degli Warriors, questa notte, sia riuscito a risollevarsi nel secondo tempo dai pessimi primi due quarti giocati. Ecco quindi spiegato il motivo del perché Curry abbia festeggiato con queste parole a fine partita:

“Kick me off the court again, boy!”,  tradotto: “Cacciami di nuovo dal campo, coraggio!”

DeMarcus Cousins potrebbe tornare dall’infortunio

Le buone notizie per i Golden State Warriors non si fermano al turno superato. Secondo quanto riportato da Marc Stein, se il recupero dell’infortunio da parte di DeMarcus Cousins sarà costante, il pivot dei Golden State Warriors potrebbe rientrare anche per le finali di Conference, che inizieranno martedì prossimo.

Cousins si è infortunato al quadricipite sinistro durante la serie contro i Los Angeles Clippers. La sua stagione sembrava anzitempo conclusa, ma già qualche giorno fa alcuni reporter davano per possibile un suo rientro in questa postseason. Oggi la conferma in seguito a gara 6: DeMarcus Cousins probabilmente sarà in campo per quest’ultima volata verso il titolo del three-peat.

Ora che i Rockets sono stati eliminati e che Golden State recupererà tutti i suoi indisponibili, forse risulterà difficile trovare qualcuno che riuscirà ad impensierirli. In ogni caso sarà il campo a parlare.

Chris Paul si salva dalla squalifica dopo l’espulsione in gara 1, sarà multa

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A 19 secondi dalla fine di gara 1 della serie tra Golden State Warriors e Houston Rockets il punteggio è sul 100-103 per i padroni di casa di Oakland. La palla è in mano a Kevin Durant, ma Chris Paul gliela ruba e lancia il contropiede dei suoi.

James Harden tenta allora la tripla del pareggio, che scheggia solo il ferro. Paul raccoglie il rimbalzo offensivo, tenendo in vita le speranze dei suoi. Il playmaker dei Rockets viene però tamponato da Klay Tomphson, costretto allora a scaricare la palla, la lancia a Eric Gordon, che aveva un piede fuori dal campo.

 

Risultato, palla persa Houston e furia di Paul verso l’ufficiale di gara più vicino. Il numero 3 pretendeva di ottenere un fallo a favore per il contatto con Tomphson. Così non è stato, e tutto quello che ha ottenuto è stato il secondo fallo tecnico della sua serata, valevole l’espulsione dalla partita.

In alcuni casi, espulsioni del genere possono portare alla sospensione per una gara. L’assenza di Chris Paul sarebbe stata pesantissima per i suoi, vedere le Western Conference Finals dell’anno scorso per credere.

Tuttavia la squadra, e lo stesso giocatore, sono stati fortunati: la punizione per il comportamento sopra le righe si limiterà ad una multa da 35.000 dollari e il fuoriclasse dei Rockets sarà libero di prendere parte a gara 2.

Nel frattempo gli strascichi delle polemiche sull’arbitraggio della partita non accennano a calmarsi, con i Rockets che annunciano azioni legali, e con Coach Steve Kerr che prende in giro i rivali in conferenza stampa.

L’ultima di Dwyane Wade, LeBron James, Chris Paul e Carmelo Anthony lo applaudono: “Come un fratello”

E’ una sconfitta l’ultima partita NBA in carriera di Dwyane Wade. Sconfitta indolore per dei Miami Heat già eliminati dalla corsa playoffs, e l’occasione per un’ultima passerella per il 3 volte campione NBA, alla presenza di famiglia, amici e tra i tanti omaggi degli avversari di sempre.

La “Banana Boat Crew” – LeBron James, Carmelo Anthony e Chris Paul – è tutta in prima fila per Wade, che in una partita priva di motivazioni agonistiche chiude con una tripla doppia da 25 punti, 11 rimbalzi e 10 assist in 36 minuti di gioco, con 10 su 28 al tiro.

Non sono abituato a tirare così tanto” Scherza Wade a fine gara “Non ero proprio a mio agio nel prendere tutti quei tiri, non è il mio stile di gioco (…) ma sono anche riuscito a coinvolgere i miei compagni e fare tanti assist, poi con tripla doppia… è andata“.

Sulla presenza di James, Anthony e Paul a bordo campo: “E’ importante averli avuti qui, significa molto per me. Loro sanno che potranno contare a loro volta su di me in momenti come questo. Qualsiasi cosa dovesse accadere, farò in modo di esserci quando giocheranno la loro ultima partita. Sono contento che siano venuti, anche se continuavano a dirmi di tirare ogni volta che avevo la palla in mano! Ma è stato bello, i ragazzi sono come dei fratelli per me“.

Il pubblico di Brooklyn tributa più d’una standing ovation a Dwyane Wade, la prima all’annuncio dei quintetti base. La partita è naturalmente un “contorno” alla passerella di Wade, con i Nets che scappano subito e chiudono il primo tempo in vantaggio di 19 punti (63-44).

Il vero show lo mettono in piedi James, Paul e Anthony in prima fila, che si divertono ad agire da coach aggiunti per Wade e “pressano” coach Eric Spoelstra durante i time-out: “Abbiamo iniziato le nostre carriere assieme” spiega LeBron James “Abbiamo sviluppato negli anni un legame fraterno, che va oltre la pallacanestro. CP (Paul, ndr) ha giocato ieri (martedì, ndr), la nostra stagione è finita e Melo (Anthony, ndr) era già qui a New York, quindi abbiamo deciso di esserci“.

E’ tempo di bilanci dunque per Dwyane Wade:

Sono contento della mia stagione. Non abbiamo raggiunto i playoffs, che erano il nostro obiettivo, ma sono felice di essere stato in grado di completare la stagione (…) sono grato per tutto quello che ho avuto, mi ritiro da uomo e da giocatore felice, felice per la mia carriera e per tutto quello che sono riuscito a realizzare

L’ultimo momento della carriera di Dwyane Wade, prima di abbandonare il campo, è tutto per Carmelo Anthony, fermo dallo scorso dicembre dopo una breve e negativa parentesi agli Houston Rockets.

L’ultimo, rituale scambio di magliette della stagione è proprio tra Melo e Dwyane, al centro del campo: “Quest’anno non ho avuto l’opportunità di affrontarlo in partita (…) era l’ultima cosa che mancava da fare in questa stagione, ed oggi abbiamo riparato“.

Ripensamenti?” Risponde Wade a chi gli chiede se la decisione di ritirarsi sia definitivaNo, non ho mai dubitato, ed ho avuto il totale supporto da parte di tutti, qualcosa di straordinario. La decisione è presa, e non tornerò indietro“.

James Harden scrive la storia, CP3: “Quello che sta facendo è incredibile”

Se ci fosse qualche dubbio su chi vincerà il premio di MVP della regular season la prestazione irreale di James Harden di questa notte chiude ogni discorso. La guardia dei Rockets segna 61 punti nel derby contro gli Spurs trascinando i suoi alla vittoria, sfornando una prestazione irreale (qui il recap di Houston San Antonio).

Il 29enne californiano, al momento, sta mantenendo una media di 36.1 punti, 7.7 assist e 6.5 rimbalzi ed è in pole position per conquistare il riconoscimento per il secondo anno consecutivo. Una stagione, quella che sta per concludersi, ricca di gioie personali, di record infranti e di prestazioni monstre che lo hanno portato ad essere riconosciuto da tutti, ormai, come un punto di riferimento all’interno della Lega.

CP3 e Gordon “spingono” James Harden al titolo di MVP

L’unica argomentazione valida per la non assegnazione dell’MVP a James Harden resta quella del record di squadra visto che i texani, ad oggi, sono terzi ad Ovest con 46 vinte e 27 perse, decisamente sotto a Golden State e Denver nella propria Conference (49-22 il loro score) e ai Milwaukee Bucks dell’altro serio candidato, Giannis Antetokounmpo, che guidano ad Est con 54 vinte e 19 perse.

Tutto questo, però, va preso con le pinze visto che i Rockets sono partiti davvero a rilento in questa stagione a causa sia dei tanti infortuni che da alcune modifiche nel roster, con coach D’Antoni che ci ha messo un po’ di tempo a trovare la giusta quadratura.

A proposito dell’MVP i compagni del Barba, Chris Paul e Eric Gordon, si sono schierati ovviamente a suo favore, pensando che la prestazione del 13 della notte abbia di fatto chiuso la corsa a questo premio. “Devi apprezzarlo, non puoi fare altro. Sta facendo qualcosa di incredibile”, ha dichiarato CP3 al termine del derby texano con gli Spurs.

 

 

 

 

Warriors-Rockets, DeMarcus Cousins è la chiave per Golden State: “Nessuno può marcarmi”

Se significa qualcosa? NoCosì Kevin Durant a chi chiedeva se lo 0-3 stagionale nella serie accumulato contro gli Houston Rockets preoccupasse i Golden State Warriors: “L’importante sono i playoffs“.

Gara 4 della serie di stagione regolare tra Warriors-Rockets è arrivata, e Durant non ne ha preso parte a causa del leggero infortunio alla caviglia patito due giorni prima contro i Phoenix Suns.

DeMarcus Cousins si fa carica dell’assenza di KD e sforna la miglior prestazione stagionale personale, portando i suoi alla vittoria per 106-104 al Toyota Center di Houston.

32 minuti di gioco, 27 punti, 8 rimbalzi, 7 assist e 2 stoppate per “Boogie” (con 11 su 16 al tiro), che sopperisce alle difficoltà al tiro di Steph Curry (24 punti con 8 su 20 dal campo) ed innesca un Klay Thompson da 30 punti e 5 su 10 dalla lunga distanza.

Andre Iguodala sostituisce in quintetto base l’infortunato Durant, i Rockets si ritrovano sotto di 13 punti nel quarto periodo (100-87) ma rimontano sino a -1, siglato da Chris Paul, a 10 secondi dal termine. Curry non sbaglia dalla lunetta, Harden si e proprio Iguodala cattura il rimbalzo ad assicura la vittoria ai suoi.

La sconfitta interrompe a 9 la serie di partite vinte consecutivamente dagli Houston Rockets (42-26), ora quarti ad Ovest a mezza partita di distanza dai Portland Trail Blazers (41-26). “La partita no ci ha detto nulla che no sapessimo già, su di loro” Così Chris Paul a fine gara “Ormai ci conosciamo fin troppo bene“.

Warriors-Rockets, Cousins: “Nessuno può marcarmi”

DeMarcus Cousins, rientrato in campo lo scorso 18 gennaio dopo un anno di assenza per infortunio, non aveva preso parte alle prime due sfide tra Warriors-Rockets. La terza partita, quella del 23 febbraio scorso, aveva visto un Cousins in difficoltà, soprattutto in difesa, falloso e poco attento (6 palle perse), in una partita casalinga persa dai Golden State Warriors nonostante l’assenza di James Harden.

Il DeMarcus Cousins presentatosi al Toyota Center è un giocatore in condizioni atletiche migliori, un problema insormontabile per la frontline avversaria formata da Clint Capela  e Kenneth Faried.

Non credo ci sia nessuno che possa marcarmi uno contro uno, semplicemente. Potete mettermi contro chiunque, il risultato non cambia. Le sconfitte nelle partite precedenti? Ogni giorno attorno a questa squadra (gli Warriors, ndr) c’è qualcosa, ogni cosa diventa una storia, un caso. E’ come in una vecchia soap-opera che guardava mia nonna, ogni giorno succedeva qualcosa… i cronisti fanno il loro lavoro, io faccio il mio,gioco a pallacanestro

– DeMarcus Cousins dopo Warriors-Rockets –

DeMarcus ha giocato la partita più completa ed efficace da quando è qui” Così Klay Thompson “Ha aggiunto una dimensione tutta nuova alla nostra squadra, oggi avrò ricevuto almeno 3 o 4 assist per un tiro comodo dal lui“.

Coach Steve Kerr è riuscito a nascondere i problemi difensivi di Cousins, spesso coinvolto nella partita di febbraio in pick and roll alti tra Chris Paul ed i lunghi dei Rockets, “dirottandolo” sul meno pericoloso P.J. Tucker per larga parte della gara: “Ho dovuto imparare e trovare il modo migliore di impiegare Cousins in difesa. Stasera è andata meglio, in attacco ha fatto un gran lavoro semplicemente posizionandosi in post e controllando la partita da lì“.

Problema al ginocchio destro per Luka Doncic: “Ho sentito uno scricchiolio…” Salterà gli spurs?

Dallas Mavericks, problema al ginocchio destro per Luka Doncic, le condizioni del giocatore sloveno verranno valutate nella giornata di lunedì.

Doncic, candidato principale per il premio di Matricola dell’Anno, ha accusato il problema durante la sfida dell’American Airlines Center di Dallas contro gli Houston Rockets, partita vinta da James Harden e compagni per 94-93.

Luka Doncic ha riferito nel post gara di aver avvertito uno “scricchiolio”, una volta atterrato dopo un comodo rimbalzo difensivo, come riportato da Gerry Frakey di DallasNews.com.

Doncic ha comunque portato a termine la partita, chiudendo con 19 punti, 15 rimbalzi e 9 assist nonostante le cattive percentuali di tiro (5 su 16 dal campo). E’ proprio Doncic nel finale di partita, con il punteggio fissato sul 94-93 Rockets, a servire al compagno Jalen Brunson l’assist per il tiro della vittoria allo scadere, stoppato però da Chris Paul.

L’infortunio di Doncic è occorso nel quarto periodo, con 4:17 ancora da giocare: “L’abbiamo visto zoppicare dopo il rimbalzo” così coach Rick Carlisle “Spero non sia nulla di serio, domani (lunedì, ndr) ne sapremo di più“.