Nel 2008 l’impressione era stata fin da subito di essere in presenza di un personaggio sportivo unico e indimenticabile; impressione ampiamente confermata nel 2011 dal titolo di MVP, come se non bastasse in qualità di più giovane di sempre ad ottenerlo. Questo e tanti altri motivi, fanno sì che per ridimensionarsi e accettare le proprie ormai perenni condizioni Derrick Rose debba fare ogni giorno un lavoro straordinario. Affrontare una carriera di 10 anni nella quale l’ammontare di ore trascorse in riabilitazione praticamente eguaglia il tempo speso in campo, non è certo facile.
D-Rose ha subìto diversi infortuni in grado di terminare la carriera di un giocatore, ma non si è mai arreso. Di recente però la sua caviglia ha ripreso a dargli preoccupazioni, stavolta per via di uno sperone osseo sulla cui formazione la verità è ancora oggi indecifrabile. Di certo, stavolta il giocatore ha un umore diverso dal passato, come dice lui stesso a Marc J. Spears di The Undefeated.
“Tanta gente pensa che io sia depresso per via di ciò che sto attraversando, è l’esatto opposto. Ho imparato dai miei errori di tre o quattro anni fa, quando mi ero chiuso nella mia corazza. E adesso che sono in questa posizione, l’unica cosa giusta è che io ne prenda il meglio. Sto con la squadra, con la mia famiglia, comunicando e semplicemente rimanendo aperto a tutto. Il ritiro? È stupido.”
In queste particolari condizioni Derrick Rose si è ritrovato più volte, da quella “maledetta” lesione del crociato anteriore sinistro nel 2012; in occasione dell’ultimo infortunio erano però cominciate a circolare insistenti voci su una presunta possibilità di ritiro dell’ex Chicago Bulls e New York Knicks. Sapere da Rose stesso che questa ipotesi non fosse stata nemmeno lontanamente considerata, può sicuramente essere di conforto per i tifosi e gli addetti ai lavori che tanto hanno penato insieme al ragazzo di Chicago, ma soprattutto è l’ennesima, fondamentale prova che Derrick Rose non si abbatte e c’è ancora. Con più criterio, ma fino alla fine.

