Sembravano passati anni dalla sua ultima volta recente su un parquet. Anni che diventano secoli cercando di ricordare l’ultima stagione davvero in salute. Dopo giorni di stallo e (s)fortunati eventi, per Derrick Rose rientro prudente (ma con scivolone iniziale e paura tra gli spalti), quasi da corpo estraneo, tra i Minnesota Timberwolves di Tom Thibodeau. Per lui poca pallacanestro e numeri irrisori, in soli 6 minuti di gioco, nella gara della straordinaria vittoria per 109-103 contro dei Golden State Warriors mutilati dagli infortuni. Ciononostante, grande iniezione di fiducia dal Target Center e dalle parole del suo allenatore. L’ennesima, in una carriera segnata tanto dal tempo trascorso in campo, quanto da quello passato fuori.
Il “suo” Thibs lo difende da sempre. Per Derrick Rose rientro al sicuro
Coinvolto nella serie di scambi che hanno portato a rivoluzionare i Cleveland Cavaliers, Rose era finito agli Utah Jazz in occasione della trade deadline, per poi essere prontamente tagliato. Si vociferava un interesse dei Timberwolves, ma non sembrava decollare nessuna trattativa. Poi però, l’infortunio di Jimmy Butler (con cui Rose non avrebbe mai avuto un rapporto idilliaco) ha aperto uno spiraglio per il “vagabondo” D-Rose. Tra i sostenitori dell’affare coach Tom Thibodeau, allenatore dei Chicago Bulls del Rose delle meraviglie, l’MVP, quello che lasciava a bocca aperta. Thibodeau ha spiegato ad ESPN cosa pensa sia cambiato in Rose dai bei vecchi tempi ad oggi:
Soltanto la salute. È un ragazzo diverso, ma non si può dimenticare cosa Derrick abbia dovuto attraversare. Ovviamente quando era a livello MVP era all’apice, ma nel mio ultimo anno a Chicago ha fatto una grande annata, quella squadra era davvero buona. […] L’anno scorso, se si risale alle sue varie gare, viaggiava a 18 punti a partita, e se lo si sfrutta in un’ottica di squadra ha ancora il potenziale per far molto bene.
Nuovi T-Wolves, vecchi Bulls. A Minnie l’eredità della Windy City
Rose è solo uno step del piano che coach Thibodeau e il front office dei Minnesota Timberwolves hanno elaborato per rendere la squadra un’outsider da titolo. Il gruppo all’apparenza giovane ed inesperto di un paio d’anni fa, ricco di sbarbati dal talento grezzo, si sta trasformando in un vero incubo su entrambe le metà campo. Merito soprattutto degli innesti d’esperienza: Jamal Crawford, Taj Gibson e il nuovo leader Jimmy Butler hanno messo il turbo ad una squadra che aveva giusto bisogno di una guida.
Gibson, Butler e Rose hanno rappresentato sul parquet la vera essenza dei Chicago Bulls nel recente passato, così come Thibodeau in panchina. Ora, con Butler fuori dagli schemi in un momento cruciale per una lesione del menisco destro, Rose può da un lato dare continuità al “filone Bulls” nella chimica dei Wolves, dall’altro compensare con l’esperienza accumulata non solo in campo ma anche nel fronteggiare momenti difficili e situazioni scomode. Ironia della sorte, per Derrick Rose rientro nella NBA dalla porta principale forse grazie ad un infortunio, dal retrogusto dolceamaro. Almeno per una volta non suo.
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