L’evoluzione del tiro da tre punti: come si è arrivati alla situazione attuale? E’ stato un processo lento, ma che ha subito una accelerazione negli ultimi anni. La linea del tiro da tre, onnipresente per forza di cose in ogni campo da basket, dal peggior campetto di quartiere al Toyota Center di Houston. Questa squadra non è stata nominata a caso ma capiremo più avanti. Ma prima di analizzare il tiro dall’arco nel presente è meglio capirne le origini e il perché è stato veramente introdotto.
Le origini del tiro da tre punti
La linea da tre fu introdotta nell’American Basketball Association, nel 1961. Ma fu veramente valorizzata nella stagione 1967/1968 quando il commissioner George Mikan dichiarò:
“The three point line would give the smaller player a chance to score and open up the defense to make the game more enjoyable for the fans”.
In parole povere, è stata introdotta per aiutare i giocatori un po’ più piccolini a segnare e ad aprire di più il campo. La NBA la introdusse qualche anno più tardi, parliamo della stagione 1979/1980, ma ancora gli allenatori non ne vedevano un vantaggio concreto. Pensiamo solo che nella stagione 1987/1988 il leader di triple segnate era Danny Ainge, l’attuale GM dei Boston Celtics con 148 bombe a bersaglio. Si preferiva cento volte di più una giocata in post basso oppure un tiro dalla media, tiro che oramai viene snobbato da molte squadre NBA. Ma dagli anni ’90 in poi la tendenza si è completamente invertita, soprattutto grazie all’avvento di tiratori del calibro di Reggie Miller e Steve Kerr, che sono stati per certi versi alcuni dei primi veri iniziatori dell’utilizzo così massiccio del tiro da tre. Basti pensare che Reggie nella stagione 1996/1997 racimolò il suo personale record di triple segnate che fu di 229, una differenza abbastanza marcata da Danny Ainge in neanche 10 anni.

Grafico di Towards Data Science che mostra l’utilizzo sempre più massiccio del tiro da tre.
Come si può vedere dal grafico ,dalla stagione in cui è stata introdotta la linea da tre in NBA se n’è avuto un uso sempre più massiccio mentre abbiamo il tiro da due resta più o meno sempre costante. Il tempo passa ed il gioco si evolve, come si è passati da partite che finivano con 50-60 punti a partite da 90-100, è questione di evoluzione sia del gioco sia degli stessi giocatori. Da fine anni ’90 e inizi del 2000, giocatori sempre più formati e specializzati entrano nella lega. Come atleti del calibro di LeBron, Carmelo Anthony e Dirk Nowitzki… E proprio quest’ultimo si può considerare un game changer. La regola de “il tiro da tre l’abbiamo introdotta per aiutare i più piccoli a segnare” non vale più, è superata. Entra nella lega un giocatore di 213 centimetri con braccia lunghissime che può tirare da tre con le percentuali di una guardia. Ma nel suo arsenale offensivo non c’è solo questo anzi, il mitico fadeaway di Dirk è ancora oggi uno dei suoi tiri più immarcabili.
Lui è uno dei giocatori che probabilmente vi ha fatto cambiare idea sul fatto che i lunghi non possano tirare da tre, e probabilmente non solo a voi. Tanto che sempre più lunghi o comunque giocatori ampiamente sopra i 205 centimetri, hanno iniziato ad aprire sempre di più il campo arrivando fin oltre l’arco. Siamo in età contemporanea e di esempi ne abbiamo in quasi tutte le squadre NBA. Abbiamo Chris Bosh (purtroppo ritirato per via di un problema di salute), DeMarcus Cousins, Anthony Davis, Kristaps Porzingis e molti altri.
NO THREE, NO WIN: il tiro da tre punti oggi
Ma senza soffermarsi troppo al concetto di singoli, torniamo al concetto di squadra. Quasi tutte le squadre ad oggi si basano sul tiro da tre ma una in particolare lo sfrutta tanto, e questi sono certamente gli Houston Rockets. Allenati da Mike D’Antoni, che ha costruito un sistema che predilige un tiro da tre piuttosto che un tiro dalla media. Un sistema in cui si corre tanto e che tira non appena si apre uno spiraglio verso canestro. Nella stagione corrente i Rockets sono la squadra che ad oggi segna di più da tre con 1125 triple nel momento della stesura di questo articolo. Mentre per quanto riguarda James Harden è anch’esso il giocatore che segna di più da tre con 248 triple ad ora. Ad ulteriore conferma del fatto che sono una squadra che preferisce il tiro da tre a qualsiasi altra conclusione, è che sono la ventisettesima squadra su 30 per quanto riguarda i punti nel pitturato con appena 41.2. Inoltre è prima nella statistica che calcola la percentuale dei punti totali derivanti dai tiri oltre l’arco con il 40% abbondante.

Certamente non sono l’unica squadra che tira tanto da tre, un altro esempio è quello dei Golden State Warriors, ma con una leggera differenza. Il loro sistema non è basato sul tiro dall’arco. Cercano di prendersi e soprattutto costruire tiri ad alta percentuale, che certamente possono arrivare dal perimetro con i tiratori mostruosi che si ritrovano nel roster: Klay Thompson, Stephen Curry e Kevin Durant su tutti. Hanno la percentuale più alta nella lega nel tiro dal campo con il 50.7 %, nel tiro da tre con il 39.2 % ed anche nei punti per partita con 114.8. Questo solo per far capire le differenze tra due sistemi che sfruttano tanto il tiro da tre e che hanno tanti tiratori a roster.
Insomma, in 20 anni il gioco si è rivoluzionato completamente passando da un gioco prettamente composto da penetrazioni, post basso e tiri dalla media a uno in cui il tiro da tre è fondamentale per il successo di una franchigia. Questo aspetto è stato molto criticato dai puristi ma è una cosa inevitabile, il tempo passa e il gioco si evolve. Quanto potrà ancora rivoluzionare questo gioco non lo sappiamo, ma sicuramente le triple di Curry ed Harden continueranno a farci saltare dalla sedia ancora per molto tempo.

