Home NBA, National Basketball AssociationNBA News76ers, coach Brown: “Sixers, non siamo tra le grandi della Eastern Conference”

76ers, coach Brown: “Sixers, non siamo tra le grandi della Eastern Conference”

di Michele Gibin
Markelle Fultz

Secondo Brett Brown, head coach dei Philadelphia 76ers, la sua squadra ha ancora “parecchia strada da fare, prima di essere considerata un seria pretendente al titolo della Eastern Conference”.

I Brooklyn Nets hanno inflitto domenica notte ai Sixers (6-5) la peggior sconfitta stagionale.

Dopo un primo tempo equilibrato, i Nets sono volati via trascinati dal sempre più incisivo Caris Levert, dal lungo al secondo anno Jarrett Allen e dall’impatto dalla panchina di Rondae Hollis-Jeffefson.

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Dall’altra parte, la panchina dei Philadelphia 76ers non è quella dell’anno scorso, come si è già ampliamente detto in sede di analisi pre-stagionale.

Marco Belinelli ed Ersan Ilyasova non ci sono più (ed ora fanno le fortune di San Antonio e Milwaukee, che li hanno riaccolti a braccia aperte), sacrificati per salvare spazio salariale per un grande free agent, poi mai arrivato. La mossa di Brown di far partire dalla panca J.J. Redick è stata quasi obbligata.

Phila aveva un disperato bisogni di punti dalla panchina (sono 17.9 sinora i punti di media dell’ex Clippers), ed un ancor più disperato bisogno di trovare un ruolo per Markelle Fultz, l’oggetto misterioso numero 1 al draft 2017.

Ora come ora, non siamo tra le grandi della Eastern Conference, ovvero ciò che vogliamo essere e diventare. Ne abbiamo tutte le qualità, ma ora dopo 11 partite semplicemente non lo siamo. Questo è un gruppo che ha orgoglio e volontà di lottare, e troverà il modo di crescere e salire di rendimento. E’ mio compito rendere possibile ciò

– Brett Brown, coach dei Philadelphia 76ers –

Tre delle cinque sconfitte stagionali dei Sixers sono arrivate con Toronto, Milwaukee e Boston, le rivali dirette per un posto tra le  – almeno – prime quattro ad est.

La disfatta di Brooklyn è arrivata secondo coach Brown in maniera “inaccettabile”:

Per vincere fuori casa, non si possono accumulare così tante palle perse. Non si possono concedere così tanti rimbalzi. La capacità di rimanere uniti, di incassare, superare e rispondere ad ogni colpo duro che arriva dall’avversario è cosa a cui si arriva. Ora questa capacità non l’abbiamo

Philadelphia 76ers, Ben Simmons: “Siamo soft”

Ben Simmons sintetizza con la parola “soft” (molli) ll Brown-pensiero. Come riportato da Brian Mahoney di AP, l’australiano avrebbe così definito la prestazione dei suoi contro i Nets:

I Sixers hanno concesso a Brooklyn 15 rimbalzi offensivi e perso 27 palloni, season high NBA ad oggi, e la difesa di Philadelphia non ha fatto di meglio, sinora.

I 76ers sono 20esimi per punti a partita concessi (112.9), ed il net defensive rating di Joel embiid e soci è oggi ben inferiore rispetto alle rivali di conference Boston, Milwaukee, Indiana e Toronto, e solo leggermente superiore a quello delle inseguitrici Charlotte e Detroit (via NBA.COM)

Se è vero che i numeri di Joel Embiid sono saliti a dismisura in questo inizio di stagione (28.4 punti e 12.6 rimbalzi a gara), quelli di Simmons sono in leggero calo rispetto alla stagione passata, complice anche qualche piccolo acciacco fisico.

Ben Simmons ha sinora segnato meno e distribuito meno assist, rispetto alle medie tenute l’anno scorso. Tante sono invece le palle perse, 3.5 a partita.

Philadelphia 76ers: Simmons, Fultz e gli spazi

Il capitolo Fultz meriterebbe trattazione più ampia, probabilmente. La transizione del prodotto di Washington da trattatore della palla primario a shooting guard (senza esserlo) prosegue a rilento.

Fultz garantisce alla difesa di Philadelphia la presenza di un difensore potenzialmente d’elite sugli esterni avversari, e permette in certe situazioni a Ben Simmons di giocare da ala pura, se utilizzato da point guard.

Markelle sta però tirando con un tremendo (anche da vedere) 39% dal campo.

Liberare campo e spazi per Embiid e Simmons diventa un problema quando l’ex Huskies è in campo. Gli avversari giocano sulla sua riluttanza a prendersi tiri aperti dalla distanza.

Questa cosa non si può certo definire “un tiro”:

Nella NBA del 2018, nessuna squadra può permettersi di tenere in campo assieme per minuti estesi due assoluti non tiratori, per quanto giocatori di livello assoluto, come Fultz e Ben Simmons, e pretendere di vincere le partite.

Markelle Fultz a segno contro i Nuggets

Markelle Fultz a segno contro i Nuggets

Un tale assetto offensivo costringe Embiid ad un super-lavoro.

La panchina dei Sixers è nettamente peggiore rispetto a quella di sei mesi malcontati fa (Wilson Chandler sta per tornare, e la sua pericolosità dall’arco sarà preziosa, condizioni fisiche permettendo).

I Sixers di oggi danno l’impressione di essersi fermati.

Il tentativo di valorizzare Fultz era e rimane cosa buona e giusta, nonostante la crisi d’identità dell’ex scelta numero 1 al draft NBA 2017 (pare ormai cosa nota il problema psico-motorio che ha travolto Fultz la stagione scorsa, e che ha costretto lo staff dei Sixers ha ricostrure da capo il gesto tecnico del giocatore).

La situazione tecnica in cui è costretto a muoversi non lo aiuta di certo (non esiste oggi giocatore meno adatto per giocare di fianco a Simmons ed Embiid, probabilmente), e certo lascia qualche dubbio sull’operato in sede di scout dei 76ers, e sull’opportunità di scegliere una point guard nella squadra di Ben Simmons.

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