Dopo aver visto le top 5 guardie ad Est, passiamo ad Ovest, dove sicuramente sono presenti le SG più forti della lega!
Partiamo dal numero 5
5) Monta Ellis, 1985, Dallas Mavericks: dopo l’ottima stagione in quel di Milwaukee, la guardiada Mississipi è passata ai Mavericks, portati ai playoff disputati alla grande e conclusi solo a gara 7 contro i campioni finali degli Spurs. Che sia un enorme realizzatore lo dice la carriera, visto che dopo il primo anno ai Golden State (nel 2005-06) con 7 punti scarsi ad allacciata di scarpe, solo 1 volta nelle ultime stagioni è sceso sotto i 19 di media, addirittura se escludiamo anche la stagione da sophemore abbiamo un incredibile striscia di 9 stagioni consecutive a 19 punti almeno, culminate nei 25.5 del 2009-10. A Dallas, il giocatore ha potuto sicuramente migliorare le sue doti di passatore (5.7 assist a partita) e rubatore di palle (1.7 a partita). A differenza del resto della carriera poi, viene da due stagioni consecutive con neanche una partita saltata. L’80% ai liberi, il 33% dall’arco e il 48% da 2 rappresentano risultati da podio nella sua carriera, a testimonianza proprio del suo essersi perfettamente adattato al basket di Carlisle e di essere pronto anche a sacrificare qualche scorribanda offensiva senza peggiorare in termini di efficienza realizzativa.
4) Jamal Crawford, 1980, Los Angeles Clippers: se serve fare canestro, farlo nei modi più impossibili e da più lontano possibile, lui è l’uomo giusto. Sesto uomo dell’anno 2014 e 2010, una carriera in giro per la Lega (6 squadre), ma numeri da capogiro ovunque, e quasi sempre dalla panchina. L’ultima annata, pur partendo dalla panca, si è conclusa a 18.6 di media, migliore statistica dalla stagione 2007-08, e il tutto nonostante un’età non più floridissima, con 34 primavere a gravare sulle ginocchia. L’impressione è che in dei Clippers per il titolo, cosa che viste le mosse in ottica free agency possiamo attenderci, il ruolo di Jamal sarà fondamentale e probabilmente a raccogliere gli scarichi di CP3 troveremo lui.
3) Klay Thompson, 1990, Golden State Warriors: il prodotto di Washington State University, 11° scelta nel draft di 3 anni fa, ha dimostrato con solidissime prestazioni di non essere solo ed esclusivamente lo specialista tiratore che tutti credevano, sminuendo le sue qualità da giocatore completo. Certo, i 3.5 rimbalzi di media e i 2.4 assist sono cifre basse, ma se si considera quanto materialmente abbia poco la palla nelle mani, ci rendiamo conto di come riesca a essere tremendamente efficiente ogni qualvolta viene chiamato in causa. A livello realizzativo poi, parliamo di un giocatore con pochissimi eguali nella Lega: 12.5, 16.6, 18.4 punti a partita, con una crescita è sotto gli occhi di tutti. Le 29 partite in quintetto al primo anno sono diventate 82 e 81 nei due anni successivi, a testimonianza della sua importanza nel divertente gioco dei Warriors. La speranza di Kerr ovviamente è tenerlo ancora a lungo accanto al fratello gemello Curry, e tutti i pacchetti richiesti dalle squadre di mezza Lega per prendere il pesante contratto di Lee chiedendo anche Klay T come aggiunta, sono stati giustamente rispediti al mittente. L’impressione è che la prossima sarà davvero la stagione del definitivo salto di qualità, con una media che probabilmente raggiungerà i 20 a match.
2) Manu Ginobili, 1977, San Antonio Spurs: eterno, immenso, un piacere vederlo giocare e vederlo vincere. Sono di parte ma ho un debole per questo giocatore, fermo restando che se si vuole essere oggettivi e valutare le statistiche non si può mettere al primo posto perché solitamente la stagione regolare è vissuta sempre in sordina dall’argentino, ma se ci fosse una top 5 dei soli playoffs non ci sarebbe storia. A dimostrazione di quanto detto: 12.3 in stagione regolare con 23 minuti di media in campo, 14.3 e 26 di media nei playoff. Incremento, ma comunque vedere i numeri per valutare un giocatore del genere diventa secondario. Io dico che per lui vale la carriera, i titoli, e la probabile chiamata nell’Hall of Fame, sperando che il prossimo (probabile ultimo) anno sia un’altra cavalcata trionfale o quasi.
1) James Harden, 1989, Houston Rockets: il barba è sicuramente il giocatore più nel pieno degli anni rispetto al forse ancora acerbo Thompson e agli esperti e navigati Ellis, Crawford e Ginobili. Proprio per questo vediamo lui sul gradino più alto del podio, forte dei 25.4 e 25.9 delle ultime due stagioni, conditi da quasi 5 rimbalzi e quasi 6 assist di media e da una quantità impressionante di tiri liberi conquistati, a dimostrare la sua dimensione totale e non solo perimetrale. Certo, chi vuole criticarlo troverà come motivo principale l’uscita al primo turno contro Portland, ma chi scrive considera Houston una squadra che nel giro di 2-3 anni competerà per il titolo, vista l’enorme mole di talento e i margini anche salariali che daranno le cessioni di Lin e Asik. A guidarli, ovviamente, ci sarà il mancino più barbuto d’America.
Menzione speciale: Kobe, fortissimamente Kobe, e chi altro? Chi ama questo sport e il basket a stelle e strisce non può non soffrire nel vedere il nome di Kobe fuori da questa classifica, ma volendo essere realisti e non avendo per ora certezze sul suo stato fisico (viene da due infortuni ma c’è da giurare che sarà ancora il leone di sempre), è più che legittimo tenerlo fuori. Diciamo che il suo è un 1-2 posto con riserva, e con la speranza di vederlo in campo per 50-60 partite al top. Un sesto anello da raggiungere, una squadra ancora da costruire, ma con la sicurezza di vedere il Mamba al timone almeno per il prossimo biennio. Anche qui, come per Ginobili, nominare i numeri non rende l’idea, fermo restando che anche citare i 25.5 punti di media in CARRIERA potrebbe bastare. Un in bocca al lupo per il rientro, che lo vedrà sicuramente tornare nell’èlite della Lega.
Per NBA Passion,
Luca Mazzella






