Panathinaikos, Olympiacos, Partizan Belgrado, Stella Rossa, Real Madrid, Barcellona, CSKA Mosca, Maccabi Tel-Aviv, Fenerbahçe. Le polisportive professionistiche che hanno segnato la storia delle coppe europee sono qua. Manca qualcuno all’appello, dei nomi che siamo abituati a sentire in ambito pallonaro? Sì, si chiama Bayern Monaco e sapendo chi la concorrenza non dovrebbe dormire sonni troppo tranquilli.
Deutsche welle
Se è impensabile che polisportive come Feyenoord, Benfica, Porto, Dinamo Bucarest, APOEL Nicosia o Levski Sofia possano diventare nel breve contender per la massima corona cestistica continentale, è pur vero che invece il Bayern Monaco negli ultimi tempi si è rimboccato le maniche.
Tornato in Basketball Bundesliga nel 2011 dopo anni di seconda divisione, ha conquistato un titolo nel 2014 e due di fila nell’ultimo biennio.
Non solo: negli ultimi tempi i bavaresi si sono accaparrati talenti giovani o maturi come Lucic, Radosevic, Koponen, a cui si sono uniti negli ultimi tempi il nostro Diego Flaccadori e il lungo francese Mathias Lessort. Sotto le plance coach Radonijc, che ha rilevato lo scettro da Sale Djordjevic dopo che quest’ultimo è uscito dal Bayern per i ben noti contrasti con Marko Pesic, può schierare addirittura un ex-NBA.
Trattasi di Greg Monroe, che nella lega dove accadono meraviglie non ha mai davvero mostrato il potenziale fatto balenare a Georgetown. Non tutti possono essere Patrick Ewing, chiaramente, ma 16.0 nel terzo anno ai Pistons e 10.2 nel quinto come career high rispettivamente in punti e rimbalzi mostrano come il giocatore originario di New Orleans potesse fare qualcosa in più. Così, quando a giugno non è stato rifirmato dai Philadelphia 76ers la scappatoia verso la Germania, che resta comunque il paese europeo più simile agli Stati Uniti come mentalità, è sembrata un buon viatico per il rilancio.

Greg Monroe è stata la grande firma estiva del Bayern Monaco
Deutschland uber alles
La Wille zur Macht del Bayern Monaco dunque si esprime anche così, con la ricerca di grandi nomi in grado di attirare pubblico. Fisiologico, visto che la pallacanestro in Germania sta iniziando a risvegliare interessi prima dedicati all’onnipresente pallone, alla pallamano o al football americano. Invece, dopo l’Eurobasket vinto nel 1993 sotto la guida di Svetislav Pesic, per capirci quello che seguì l’immediata scomparsa di Drazen Petrovic, qualcosa ha iniziato a muoversi.
L’inaspettato alloro continentale ha fatto da apripista all’esplosione di Dirk Nowitzki e alle medaglie che sono seguite a livello di nazionali, mentre invece per quanto riguarda i club i teutonici sembrano essere ancora indietro rispetto a quelli spagnoli, russi, greci e turchi. Proprio a proposito di questi ultimi, i rapporti tra la Germania e la Sublime Porta sono storicamente eccellenti, sin dalla costruzione della ferrovia Berlino-Baghdad a fine Ottocento, la cui concessione nel tratto turco fu data in toto ai tedeschi. Quindi perché non pensare che l’era cestistica turca nel breve periodo possa passare la mano proprio alla Germania? Iniziando magari da chi ha pesantemente influenzato la prima delle due.
Per chiarire: verso inizio estate il sempre ben informato Claudio Pea ha affermato sul suo blog personale che questo sarà l’ultimo anno per Zelimir Obradovic. Ipotesi non peregrina, vista soprattutto la situazione politica del Paese e quella economica del Fenerbahçe, che sta uscendo dalle secche dell’estate 2019 con molta fatica. È fantabasket, ma forse neanche troppo: la storia di Zeljko dice che ha quasi sempre allenato in contesti polisportivi professionistici, con l’eccezione di Joventut Badalona e Pallacanestro Treviso.
È sempre stato magistrale nel coordinare tempi e luoghi dove esercitare, scegliendo di volta in volta (Real Madrid, Panathinaikos, Fener) le situazioni che erano in rampa di lancio. Basti pensare che la compagine ottomana prima che arrivasse Obradovic era una squadra che prendeva il meglio delle rimanenze che i club d’Europa con più appeal lasciavano sul piatto. La Turchia aveva tutto: possibilità finanziarie, tribune piene, competenza. Mancava solo qualcuno che ne canalizzasse le potenzialità.
Ribadiamo, è speculazione bella e buona, ma nulla vieta di pensare che la prossima destinazione di Obradovic possa essere un paese che il suo collega Andrea Trinchieri durante l’esperienza al Bamberg ha descritto come una lega in espansione, con palazzetti nuovi e sempre pieni. Aggiungiamo poi che la Basketball Bundesliga stando alle cifre fornite sarebbe attorno ai 128 milioni di euro di entrate complessive, che le Final Four di quest’anno saranno a Colonia e che la Germania in generale, e il Bayern in particolare, hanno una connection molto forte con la ex-Jugoslavia cestistica e davanti prende forma un’ipotesi forse difficile, ma non impossibile.
Come diceva Winston Churchill, nessun popolo è più preciso dei tedeschi nella preparazione e nella pianificazione. D’altra parte, il concetto di “Volontà di potenza” l’ha espresso proprio un tedesco, no?

