Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsChicago BullsBill Wennington ricorda i 55 punti di Michael Jordan ai Knicks, 25 anni dopo

Bill Wennington ricorda i 55 punti di Michael Jordan ai Knicks, 25 anni dopo

di Lorenzo Brancati

Solo alla quinta partita giocata dopo il suo ritiro durato 17 mesi, Michael Jordan rifilò ben 55 punti ai New York Knicks di Patrick Ewing. Nella giornata di sabato è ricorso il venticinquesimo anniversario di quel 28 marzo 1995 e l’allora giocatore dei Chicago Bulls Bill Wennington ha ricordato quella magica nottata al Madison Square Garden.

Wennington era approdato in Illinois nel 1993, dopo la breve esperienza in Italia, proprio durante la stagione del primo ritiro di Jordan. “Avevo sentito come funzionavo le cose durante il primo three-peat, e come ci si allenava. Appena è tornato lui le storie sono diventate realtà. Portò fin da subito l’intensità a livelli altissimi.” ha ricordato di quel ritorno in NBA “E già senza di lui le cose erano ben più intense rispetto alle altre squadre dove ero stato, grazie a Scottie Pippen. Ma con lui le cose raddoppiarono.”

Pat Riley, all’epoca capo allenatore dei Knicks, commentò così quella prestazione: “Ci sono alcuni giocatori semplicemente unici e che trascendono ogni aspetto del gioco. E lui è l’unico giocatore della storia ad aver avuto un impatto così grande, sotto tutti i punti di vista.”

“Vederlo tornare a giocare così bene e così in fretta fu incredibile.” ha continuato Wennington “Ne aveva parlato. Voleva giocare al Garden. Gli piaceva. Gli piaceva soprattutto la rivalità che si era creata tra Knicks e Bulls.”

Come detto, si trattava solo della quinta partita giocata dopo ben 17 mesi di assenza dal parquet. Per raggiungere quota 55, Jordan segnò 21 di 37 tiri tentati dal campo. Il tutto mentre stava ancora cercando di recuperare la forma giusta, in seguito a mesi di allenamento e preparazione per giocare a baseball, non a pallacanestro.

La gara, tuttavia, fu decisa proprio da un canestro di Bill Wennington. Non si trattava di un giocatore chiave delle rotazioni di Chicago, con un media di 14 minuti a notte in 6 stagioni, ma quella sera sia Will Perdue che Luc Longley erano usciti per falli. Come raccontato da lui stesso, la bravura di coach Phil Jackson fu quella di mantenere i suoi sempre consapevoli del loro ruolo e pronti a contribuire alla causa.

“Non credevo che avrei dovuto fare molto per come stava giocando Michael, semplicemente stare attento e creare le giuste spaziature.” ha raccontato Wennington. Invece, sul 111-111 pari fu proprio lui a segnare i due punti decisivi.

“La giocata era intesa per fargli segnare il canestro decisivo. Era una di quelle giocate nelle quali io andavo sul lato debole e Ewing mi lasciava. Perciò mi piazzai sotto il canestro per afferrare un rimbalzo o per ricevere un passaggio… E Michael me la passò.”

Proprio alla fine dell’ultimo time-out Phil Jackson aveva fatto notare al suo allora numero 45 come Ewing tendesse sempre a lasciare l’uomo per raddoppiarlo. Jordan commentò: “Mentirei se dicessi che volevo passarla. Io volevo segnare.”

Durante i playoffs di quella stagione i Bulls furono eliminati dagli Orlando Magic. Ma nelle tre stagioni successive vinsero per la seconda volta ben tre titoli consecutivi.

Intanto ESPN ha annunciato una serie su Jordan da non perdere…

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