Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsDetroit PistonsCoronavirus, Christian Wood irritato per la fuga di notizie, Casey lo difende: “Non deve più accadere”

Coronavirus, Christian Wood irritato per la fuga di notizie, Casey lo difende: “Non deve più accadere”

di Gabriele Melina

La rapida diffusione del Sars-CoV-2 ha generato una serie di problematiche a livello globale, coinvolgendo anche il campionato NBA e tutti coloro che ne fanno parte. Uno dei primi casi di contagio all’interno della maggiore lega di pallacanestro americana si è verificato nei confronti di Rudy Gobert, centro degli Utah Jazz. Successivamente, anche il suo compagno di squadra, Donovan Mitchell, è risultato positivo al virus probabilmente trasmessogli dal lungo di nazionalità francese.

Nei giorni successi, sono stati resi pubblici altri nomi di atleti che avrebbero contratto il virus, tra cui: Christian Wood dei Detroit Pistons, Kevin Durant assieme ad altri tre membri dell’organizzazione dei Brooklyn Nets, Marcus Smart dei Boston Celtics, e due giocatori appartenenti ai Los Angeles Lakers i cui nomi non sono stati resi noti.

Secondo il decreto HIPAA (Health Insurance Portability and Accountability Act), emanato e siglato nel 1996 dall’allora presidente degli Stati Uniti Bill Clinton per proteggere le informazioni private e di tipo sanitario di ogni paziente, ciascuna società dovrebbe prima consultarsi con il diretto interessato nel caso si volesse condividere pubblicamente l’esito di un controllo medico, che in questa situazione riguarderebbe un’eventuale positività al virus.

Tuttavia, sembra che qualche franchigia NBA non abbia aderito a rispettare questo tipo di legge.

Christian Wood, trapelata senza preavviso la notizia della sua positività al coronavirus

Christian Wood, militante alla corte di Dwane Casey in quel di Detroit, è rientrato nella lista dei giocatori contagiati dalla minaccia che ha messo l’intero mondo alle strette.

Il nativo di Long Beach non avrebbe però acconsentito a diffondere la notizia della sua positività, gesto che l’organizzazione dei Pistons ha svolto senza prima consultare il suo giocatore. Difatti, Christan Wood non ha avuto a disposizione neanche il tempo di comunicare la notizia ai suoi cari, dato che questi probabilmente ne erano già venuti a conoscenza tramite i mass media.

Casey, capo allenatore dei Pistons, si è schierato al fianco del suo giocatore: “La società è stata avvisata dall’ospedale in merito alle norme HIPAA che andavano applicate, ed è per questo che siamo rimasti ancora più sconcertati quando la notizia è trapelata. Christian era sconvolto, non ha avuto neanche il tempo di comunicarlo a sua madre. Ho riferito al nostro staff che ciò che è accaduto non è per niente professionale, ed in futuro non dovrà più succedere“.

Il prodotto di UNLV stava vivendo una delle migliori stagioni della sua quinquennale carriera. Dopo quattro anni di vagabondaggio tra squadre come i Philadelphia 76ers, gli Charlotte Hornets, i Milwaukee Bucks ed i New Orleans Pelicans, i 13.1 punti a serata lo avevano aiutato a ritagliarsi un posto in rotazione al fianco di Blake Griffin e compagni.

A ciò si aggiungono i 6.3 rimbalzi catturati a gara, il 56.7% dal campo ed un massimo percentuale in carriera dalla lunga distanza con il 38.6%, il tutto in 21.4 minuti di presenza sul parquet.

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