Home NBA, National Basketball AssociationNBA NewsSe la NBA torna in campo? “Almeno un mese di preparazione per i giocatori”

Se la NBA torna in campo? “Almeno un mese di preparazione per i giocatori”

di Gabriele Melina
giocatori nba

La rapida diffusione del Sars-CoV-2 ha messo l’intero mondo alle strette, causando una serie di complicazioni a tutti i livelli della società globale. Anche la NBA, il massimo campionato di pallacanestro statunitense, ne ha risentito in negativo, essendo stato costretto ad attuare delle misure piuttosto ferree per limitare il numero dei contagi.

Una prima ipotesi riguardava la sospensione del campionato d’annata 2019\20 per un periodo della durata di trenta giorni, ma, vista l’evidente complicatezza della situazione, tali provvedimenti sono stati prolungati a tempo indefinito. L’assenza di una data precisa entro cui far ripartire la gigantesca macchina che è la NBA, ha portato al formularsi di svariate teorie che cercherebbero più di salvaguardare l’economia della lega anziché la salute stessa dei giocatori. Su questo, il Commissioner della lega Adam Silver ha deciso di porre chiarezza, sottolineando che le attività non riprenderanno mai se gli atleti dovessero essere esposti ad un rischio, anche minimo.

Col passare delle settimane però, è sorta un’altra domanda a cui, in questo momento, è ancora molto difficile dare una risposta: quanto tempo servirà a ciascun giocatore per riacquistare il massimo della propria forma fisica?

NBA, quanto tempo servirà ai giocatori per tornare in forma?

Premettendo che ogni franchigia ha già fornito ad ogni suo membro una scheda con degli esercizi da dover effettuare per rimanere in forma, personalizzata a seconda dell’atleta, è comunque impossibile supporre che i giocatori appena rientrati si trovino tutti allo stesso livello, sia fisico che mentale.

E’ per tale motivo che alcuni general manager, dopo essersi consultati con i relativi preparatori atletici, avrebbero fatto richiesta di attendere almeno un mese, una volta che le circostanze si siano stabilizzate, prima di dare il via alla stagione. In questi trenta giorni quindi, ciascuna squadra avrebbe la possibilità di dedicare il proprio tempo alla salute degli atleti, creando una sorta di training camp in forma ridotta.

Le modalità di ripresa sarebbero dunque chiarite, eppure, per completare il quadro generale manca ancora qualche tassello. Terminata la fase di preparazione fisica, da quale periodo della stagione si dovrebbe proseguire?

NBA, da dove si proseguirà se la stagione dovesse ripartire?

L’idea che ad oggi appare più sensata sarebbe quella di aprire le danze direttamente con i playoffs, saltando quel poco rimanente della stagione regolare che non si è riusciti a disputare. Tuttavia, questa mossa costringerebbe lo staff di ogni franchigia a far lavorare i propri giocatori in maniera più dura, essendo poco il tempo a disposizione e tanta la voglia di vincere le gare che finalmente contano. I giocatori NBA sarebbero quindi sottoposto ad una maggiore tensione muscolare, che, a seguito del notevole periodo di fermo, porterebbe ad una maggiore esposizione agli infortuni.

Come riportato da un general manager NBA, il cui nome non è stato reso pubblico, ci sono alcuni giocatori che possono godere anche in queste situazioni di strutture regolamentari direttamente installate in casa loro, ed altri che non dispongono di questo privilegio. “Certi giocatori possono isolarsi nelle loro abitazioni di lusso, praticando pallacanestro ed allenandosi in strutture da livello quasi olimpico. Altri, invece, sono in isolamento nelle loro case oppure con i propri genitori, e non hanno questi privilegi. Bisognerà prendere una decisione difficile che coinvolgerà tutti all’unisono“, ha riportato il GM.

Sta di fatto però che, oltre al lavoro in palestra, servirebbe qualche incontro “amichevole” per far si che i giocatori rientrino nel pieno ritmo della pallacanestro ai massimi livelli. Sarebbe una mossa alquanto ambiziosa e rischiosa quella di passare dalle partitelle d’allenamento direttamente all’azione concreta, ed è per questo motivo che altri responsabili interni alla lega hanno espresso il desiderio di convogliare le squadre in una sola località, per una competizione di riscaldamento simile alla Summer League. Ciò ci porta all’ultimo vero quesito da porci. I match di qualsiasi natura che verranno disputati, prevederanno campi neutri senza tifosi, oppure l’entrata al palazzetto da parte dei fan sarà consentita?

NBA, si riprenderà a giocare in campi neutri o i tifosi potranno entrare?

La chiave di risposta a questa domanda sta, probabilmente, nella parola vaccino. Le arene di livello NBA, specialmente quelle riguardanti franchigie di successo, riempono quotidianamente i loro posti a sedere con una media di 19.000 spettatori a serata. Inutile dire che questo dato è un chiaro esempio di un notevole assembramento di persone, prima cosa da evitare se si vuole combattere in modo efficiente il virus. Secondo Adrian Wojnarowski di ESPN, la lega ed il suo comitato potranno aprire le porte ai tifosi solo quando sarà disponibile un vaccino al Sars-CoV-2. Al momento, la scienza e le organizzazioni addette alla sanità hanno ancora, e purtroppo, poche risposte da fornirci.

Inoltre, affinché un vaccino possa essere utilizzabile deve prima passare sotto un periodo di test dalla durata variabile dai 12 ai 18 mesi, e ciò andrebbe a compromettere anche le future stagioni sportive in programma. Il dottor Anthony Fauci, membro dell’Istituto nazionale specializzato in allergie e malattie infettive e membro della task force anti-virus della Casa Bianca, ha comunicato il processo che ogni vaccino deve attraversare prima di poter essere reso pubblico: “Lo sviluppo del vaccino è avvenuto, e sta avvenendo in un modo piuttosto veloce, sin da quando si è inizialmente diffuso. Però, quando si effettuano dei test, il vaccino deve passare attraverso più fasi. La prima cosa che devi fare è assicurarti che sia sicuro, e l’abbiamo iniziato a fare un paio di settimane fa. La fase 2 è cruciale per determinare se funziona. Questo è il processo che richiederà altri otto mesi circa. Quindi, sommando i tre o quattro mesi per la Fase 1 più i sette o otto mesi, si ottiene da circa un anno a un anno e mezzo“.

Poi, il dottor Fauci ha aggiunto: “Se continuiamo davvero a spingere al meglio delle nostre capacità, speriamo di sapere entro il prossimo inverno se avremo o meno qualcosa che funzioni. Un vaccino sarà molto importante se il virus si dovesse manifestare anche nella prossima stagione, cosa che credo avverrà dato che è facilmente trasmissibile. Non riesco ad immaginare una sparizione immediata e casuale di questa minaccia. Quindi, i vaccini saranno anche importanti, se non sopratutto, per difenderci in futuro“.

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