Non sono molte le volte in cui abbiamo visto Michael Jordan piangere: una di queste è stata dopo la vittoria del primo titolo NBA nel 1991 con i suoi Chicago Bulls; l’altra è stata a causa di coach Bobby Knight.
Era l’estate del 1984 ed allora andavano in scena le Olimpiadi a Los Angeles. Per quella edizione gli Stati Uniti avevano deciso di selezionare una squadra di soli ragazzi universitari, ossia provenienti dal college. Nel team finale non mancavano nomi stellare e futuri campioni NBA. Su tutti si ricordano Michael Jordan, Patrick Ewing, Sam Perkins e Chris Mullin. A guidare quel gruppo di ragazzi c’era, appunto lo storico coach Bobby Knight.
Quest’ultimo è passato alla storia nel mondo cestistico come uno degli allenatori più severi e rigidi di sempre. La sua carriera si è sempre mossa negli ambienti collegiali, senza mai approdare in NBA. Tuttavia, il suo grande valore era ovunque riconosciuto. Lo storico coach di Indiana University era stato, quindi, proprio scelto per guidare quel team USA “universitario”.
Dopo la vittoria al primo turno contro la Germania Ovest di 11 punti, coach Knight si avvinò a Jordan e gli disse: “Dovresti vergognarti per il modo in cui hai giocato”. Parole secche e dure che hanno scalfito anche la solida corazza del giovane Michael. Ha ricordato questo episodio con precisione anche Sam Perkins nel 2016. “Disse a Michael che era la peggior partita che avesse mai giocato. Ora, Michael negherà ma si mise a piangere”. E infatti nel marzo del 1991 Jordan aveva dichiarato “Non so se avrei fatto quelle Olimpiadi se avessi saputo che Knight fosse così”.
Forse questo è stato uno dei pochi smacchi subiti da MJ. Ma, già allora, il ragazzo del North Carolina non era uno che si faceva facilmente abbattere. Anche verbalmente. Infatti, prima della gara finale che poi gli USA vinsero per 96 a 65 contro la Spagna, lasciò un messaggio al suo coach. Infatti, mentre Knight era nello spogliatoio per preparare l’incontro trovò un bigliettino giallo in mezzo ai suoi fogli che recitava così: “Coach: non si preoccupi. Ce la siamo cavata con così tanta m***a che non perderemo ora”.
Lo stesso Knight ricorda quell’episodio nel suo libro uscito nel 2002. “Ho ancora il biglietto. E non ho nessun dubbio su di chi fosse. Sapevo com’era la calligrafia di Michael Jordan. Lessi quel messaggio e tutti stavano guardando. Michael aveva la testa bassa, ma non seppe resistere e mi guardò per vedere che faccia facessi. E io dissi: “Okay, andiamo a giocare”.
In ogni caso, quella tirata d’orecchie forse servì a MJ nel suo percorso di crescita. In quella finale segnò 20 punti e nella competizione fu il miglior marcatore della squadra con una media di 17.1 punti a partita.
Poco dopo fu selezionato al Draft dai Chicago Bulls con la terza scelta assoluta. Il resto della storia lo conoscete.

