Il piano NBA, ideato per la ripresa delle operazioni in quel di Orlando, ha coinvolto solo ventidue franchigie sulle trenta totali. Ovviamente, dovendo seguire delle regole molto precise così da poter negare la diffusione del Sars-CoV-2, Adam Silver ha dovuto inevitabilmente ridurre anche il numero delle squadre partecipanti, limitando quindi l’accesso alla bolla solo ai gruppi con maggiori speranze di accedere ai playoffs.
Per tutte le otto franchigie escluse dalla ripresa, ovvero Charlotte Hornets, Chicago Bulls, New York Knicks, Detroit Pistons, Atlanta Hawks, Cleveland Cavaliers, Minnesota Timberwolves, e Golden State Warriors; non è ancora stato designato un piano che consenta loro di mantenersi in forma nel corso di questo periodo prolungato di assenza dal gioco del basket. Difatti, se una seconda location sicura in cui isolare le squadre non venisse trovata, allora le otto scartate dalla ripresa sarebbero costrette ad astenersi dalle sessioni di squadra fino a dopo il mese di ottobre.
Un periodo ovviamente troppo lungo, insostenibile per una qualsiasi società della maggiore lega di pallacanestro statunitense. A tal proposito, alcune franchigie hanno avanzato un’ipotesi che, al momento, non è ancora stata approvata in modo definitivo ed ufficiale dalla lega.
NBA, per le squadre escluse dalla ripresa si ipotizzano sessioni di allenamento da metà agosto
Il piano ipotizzato per la ripresa delle otto squadre escluse riporterebbe il seguente programma: una settimana di allenamenti di gruppo, e, in seguito, due settimane di partitelle tra una squadra e l’altra a partire da metà agosto. Ovviamente, per concedere ai vari gruppi di scontrarsi l’uno con l’altro, bisognerà identificare almeno una location, simile se non uguale alla bolla di Orlando, dove isolare gli atleti e lo staff.
Al momento, l’ipotesi avanzata prenderebbe in considerazione non uno ma due “punti di ritrovo” per le otto franchigie. Una decisione definitiva potrebbe essere presa entro la prossima settimana, tuttavia, la delibera per questa seconda ripresa necessita l’autorizzazione di diversi organi amministrativi. In primis, sarà l’associazione giocatori NBPA, tutelando la salute dei rispettivi atleti, a dare un’eventuale autorizzazione.
Al momento, in carica come direttore esecutivo per l’associazione giocatori è Michele Roberts. Dalla sua dichiarazione si può notare come, giustamente, la ricerca della totale ed assoluta sicurezza delle strutture è al momento l’obiettivo principale. Se l’NBA dovesse concedere alle otto squadre escluse di riunirsi, allora dovrebbe cercare di ricreare nei minimi dettagli una bolla simile a quella situata in Florida, il che comporta non solo vari processi di organizzazione ma anche un certo costo economico.
“Comprendo il punto di vista di certi giocatori, specialmente quelli un po’ più giovani, che credono di non essere abbastanza coinvolti, di non ricevere il giusto allenamento per poter rimanere in forma nel corso di questo lungo periodo. Però, la nostra preoccupazione principale rimane la sicurezza delle strutture. Se dovessimo dare alle squadre una possibilità di riunirsi, allora bisognerà replicare le stesse identiche condizioni di sicurezza della bolla di Orlando. Non si può assolutamente procedere senza raggiungere un tale livello di organizzazione, pulizia, sanificazione, ed isolamento dei membri coinvolti“.
Per ora, i giocatori possono allenarsi al massimo con due allenatori che li seguono da vicino, senza però poter prendere parte a sessioni di allenamento di gruppo. Secondo James Borrego, capo allenatore degli Charlotte Hornets, e Mitch Kupchak, general manager dell’omonima franchigia, “L’assenza di pallacanestro in questi momenti pone gli Hornets e le altre squadre in completo svantaggio fisico e mentale rispetto alle altre ventidue, è impossibile attraversare otto mesi consecutivi senza prendere parte ad un singolo incontro“.

