Se il titolo vi dà la sensazione di un déjà-vu, non vi sbagliate. Dei Thunder si è parlato con parole molto simili anche nella preview dell’anno passato, e sappiamo tutti come le cose siano andate in maniera totalmente differente. Una squadra quotata dalla ESPN con una possibilità dello 0,2% di accedere ai playoffs, ha sorpreso tutti trovando un’ottima quadratura di squadra, con uno stile di gioco versatile e piacevole. Sulle ali dei propri giocatori di punta, OKC ha meritatamente raggiunto il 5° posto nell’ostica Western Conference, per poi uscire solo in una combattutissima gara 7 contro i Rockets dell’ex Russell Westbrook. In questo articolo, analizzeremo quello che saranno i Thunder nella stagione 2020-2021, che avrà inizio proprio poco prima della fine del mese di dicembre.
Thunder preview 2020/2021: I movimenti della off-season

I leader dei Thunder 2019-2020 sono andati via, tutti tranne Shai Gilgeous-Alexander
In questa singolare off-season autunnale, OKC ha sostanzialmente smantellato gran parte del gruppo che ha fatto sognare i propri tifosi tra stagione regolare e playoffs, allenatore compreso.
Che l’idea della dirigenza fosse quella di ripartire da 0 era abbastanza chiaro anche nello scorso anno, dove solo i grandi risultati di squadra hanno scongiurato uno smembramento del roster già nella trade deadline invernale. Via quindi molti dei pezzi da 90 di Oklahoma, a partire da Chris Paul, finito misteriosamente ai Suns, a discapito della propria volontà di competere finalmente per l’anello. Molto doloroso per i tifosi è l’addio di Steven Adams, arrivato in Oklahoma come rookie sbarbato (è proprio il caso di dirlo) nel 2013, ed ora accasatosi ai New Orleans Pelicans. Tra le altre cessioni eccellenti anche il nostro Danilo Gallinari (Atlanta Hawks) ed il sesto uomo Dennis Schroeder (Los Angeles Lakers). Insomma, delle punte di diamante della stagione precedente, è rimasto il solo Shai Gilgeous-Alexander.
Ma cosa ha ricavato OKC da tutte queste trade? Che domande, scelte al draft!
Il percorso era già stato tracciato l’anno scorso con le cessioni di Westbrook, George e Grant che, oltre ai nomi di cui sopra, aveva già portato la bellezza di 15 posti al draft per i prossimi 3-4 anni. Gli ultimi movimenti hanno notevolmente accresciuto il numero di scelte, “costringendo” da una parte la franchigia ad alcuni anni di bassi piazzamenti, ma dall’altra ponendo le basi per l’acquisizione di molti dei migliori prospetti dei futuri draft.
Per l’annata in corso, gli effettivi nuovi giocatori a roster, sono i veterani Al Horford, George Hill e Trevor Ariza, votati a fare da nave scuola alla moltitudine di giovani in rampa di lancio presenti quest’anno. Dal draft, da segnalare la point-guard Quickley, e due europei molto interessanti come Pokusevski e Krejci, ricavati liberandosi dei contratti appena sottoscritti da Rubio e Oubre Jr.
Thunder preview 2020/2021: il gioco
E’ alquanto complicato capire come potrà giocare la nuova truppa del giovane Mark Daigneault nella stagione ormai imminente. Senza la leadership di Paul, le scorribande di Schroeder e la mano di Gallinari, gran parte delle opzioni offensive vengono a mancare.
Il peso offensivo sarà principalmente in mano a Shai Gilgeous-Alexander, chiamato al definitivo salto di qualità dopo un’ottima annata da principale scorer di OKC nella regular season. L’idea della franchigia è quella di trasformalo in una point-guard, in grado di guidare la squadra portando palla fin dalle prime fasi dell’azione.
Tra i veterani, molti palloni passeranno dalle mani di Al Horford che, partendo dal post-basso e dal post-alto, dovrà produrre punti e creare spazio per i propri compagni. A 34 anni gli anni migliori sono passati, ma può ancora dire la sua.
La visione a 360° dal post alto di Al Horford
Molto spazio avranno le due sorprese dei scorsi playoffs, Luguentz Dort e Darius Bazley. Il primo ha tutte le carte in regola per diventare un giocatore totale, dominante in difesa e solido in attacco, dove dovrà mostrare miglioramenti nelle scelte e al tiro. Il secondo, ha un ampio arsenale offensivo, potendo colpire sia dall’arco che in penetrazione. Anche per lui tanto margine di crescita, in un anno da sfruttare con molti minuti in campo. Da loro due, passerà gran parte della stagione offensiva e difensiva del team.
George Hill sarà presumibilmente la point guard titolare, mentre Trevor Ariza dovrà dar fiato sia da ala piccola che da ala forte in una small-ball. Con Hill e Horford in campo, vedremo molto gioco a metà campo, con i tiratori Bazley e Ariza pronti sul perimetro, quando i lunghi riusciranno ad attirare l’attenzione della difesa. Quintetti più freschi, con Shai da point guard, e giocatori atletici sugli esterni come Dort e Robertson, avranno un impronta più simile alla passata stagione, con un pace elevato, ed una ricerca più frequente del contropiede.
Saranno infine da valutare in entrambi i sistemi, anche gli interessanti giovani acquisiti tra draft e trade, con l’obiettivo di tirar fuori dal cilindro un nuovo prospetto da inserire nell’ingranaggio.
Un potenziale fattore: Luguentz Dort
Fino all’inizio della post-season, il canadese Luguentz Dort aveva fatto bene, più di quanto ci si aspettasse, ma senza impressionare.
6.8 punti e 2.3 rimbalzi in 22 minuti di pura sostanza, uscendo dalla panchina per dare fiato ai titolare e portare un pò di atletismo in campo. L’esplosione è arrivata quando meno ce lo si poteva aspettare, nei playoffs, quando solitamente i role player trovano meno spazio per dare i minuti ai giocatori più talentuosi del roster. L’idea dell’ex coach Billy Donovan di mandarlo in missione su Harden fin da gara 1 è stata azzeccata, ed è stata la chiave per permettere a OKC di giocarsela fino alla fine, contro una squadra molto più attrezzata.
Dort si è esaltato nello scontro diretto, annullando il fenomeno in maglia Houston in molte occasioni. Basti pensare che prima di gara 5 (sul 2-2 di parziale) il tabellino di Harden nelle azioni in cui è stato marcato dal rookie, parlava di un pessimo 5 su 34 al tiro.
Nel faccia a faccia con il Barba si sono viste le incredibili doti atletiche di Dort, in grado di arrivare a stopparlo con un guizzo nonostante lo svantaggio , e di tenere egregiamente l’uno contro uno del miglior giocatore della Lega in isolamento.
Se a questo aggiungiamo la performance offensiva super di gara 7 (30 punti), gli ingredienti per la nascita di un gran giocatore ci sono tutti. Certo, non è tutto oro quello che luccica. Fino al fenomenale ultimo capitolo, Dort ha tolto in attacco quello che dava in difesa.
Per 6 gare, infatti, Houston ha deliberatamente scelto di battezzare gran parte delle conclusioni dal perimetro del canadese, il quale ha risposto con errori a ripetizione. La sicurezza nel riprovare senza paura c’è stata, ma se le percentuali dall’arco sono come quelle di gara 2 (2 su 8) o peggio ancora gara 5 (0 su 9), vuol dire che c’è tanto lavoro da fare.
Lavoro che sarà sicuramente già iniziato in questi mesi di pausa, con l’obiettivo di trasformare Dort in qualcosa di molto simile ad un ‘Draymond Green’, per essere un fattore nei rampanti Oklahoma City Thunder del prossimo futuro.
Thunder preview 2020/2021: le aspettative stagionali
Come detto, il rebuilding è la strada intrapresa dalla franchigia.
L’annata 2020/2021 verrà utilizzata per far maturare i tanti giovani a roster, sotto la guida dei pochi veterani acquisiti tramite trade. Shai Gilgeous-Alexander è il leader designato, a cui verranno affidate le chiavi della squadra. Intorno a lui i vari Bazley, Dort e Diallo sono chiamati ad una crescita esponenziale, senza le pressioni date dal raggiungimento di un qualsivoglia obiettivo stagionale. Da testare, anche le capacità nella Lega più prestigiosa del giovane Daigneault, dopo le buone cose fatte vedere in D-League con gli Oklahoma City Blue.
Chissà se proprio la vecchia guardia, supportata dall’esplosione di alcuni dei rookie acquisiti, possa far divertire ancora i tifosi di OKC anche in questa stagione.


