Se è stata l’ultima partita di Kyle Lowry in maglia Raptors, allora doveva essere in grande stile.
I Toronto Raptors hanno travolto i Denver Nuggets per 135-111 e spezzato una serie di 9 sconfitte consecutive nell’ultima partita prima della trade deadline del mercato NBA. Lo hanno fatto con una prova di squadra “vintage”, di quelle che in questa stagione disgraziata e passata in esilio a Tampa Bay se ne sono viste poche.
Lowry ha giocato l’intero primo tempo, ha chiuso con soli 8 punti ma con 9 assist e un +42 (!) di plus\minus. OG Anunoby ha segnato 23 punti con 5 su 9 al tiro da tre, Pascal Siakam rimesso in quintetto base dopo una lite pesante con coach Nick Nurse e una multa di 50mila dollari, ha reagito e segnato 27 punti con 8 rimbalzi e 6 assist.
I Nuggets hanno resistito ben poco, fino al 38-32 Raptors di inizio secondo quarto. Da lì in poi solo Raptors, con Anunoby, Fred VanVleet e Norman Powell a punire la difesa (e la second unit) di Denver. Powell, assieme a Lowry l’uomo mercato di questa trade deadline e che potrebbe aver giocato allo stesso modo l’ultima in maglia Raps, ha chiuso con 22 punti in 25 minuti.
Che l’atmosfera alla Amalie Arena di Tampa Bay fosse da “ultimo giorno di scuola” per i Toronto raptors, se n’è avuta l’impressione. La squadra di coach Nurse finalmente al completo dopo i problemi con il Covid ha giocato probabilmente la miglior partita dell’anno, chiuso con 24 su 48 al tiro da tre e tenuto Nikola Jokic a soli 20 punti con 10 rimbalzi e 5 assist.
Abbastanza per trattenere sia Lowry che Powell e tentare di agguantare i playoffs, sempre alla portata, della Eastern Conference? Dipenderà, banalmente, dalle offerte che arriveranno entro le 20:00 (ora italiana) di giovedì. E di offerte per i due ne arriveranno parecchie.
Kyle Lowry: “Sensazione strana”, Norman Powell: “Vorrei restare”
“Non mentirò, mi sento abbastanza strano per non sapere che cosa accadrà domani (oggi, ndr)” ammette Kyle Lowry dopo la partita “Di solito non do peso a queste cose ma capisco che l’organizzazione debba fare le sue valutazioni, su di me come sugli altri ragazzi. Per cui si, è una situazione strana ma è stato bello tornare a vincere, sarebbe stato il massimo farlo a Toronto, a casa. Sicuramente una situazione diversa, ora vedremo che cosa accadrà. Io sono pronto, vedremo“.
“Davvero, vorrei avere una risposta“, prosegue Lowry “Alla fine prenderò atto di quello che accadrà e agirò di conseguenza. Se succede, succede. Se no, va bene così. Tutto accade per una ragione, io cerco di non pensarci troppo, mi fido del mio agente che sa fare il suo lavoro“.
A Toronto Kyle Lowry è diventato campione NBA nel 2019 e il miglior giocatore della storia della franchigia davanti a Vince Carter, Chris Bosh e DeMar DeRozan, ai Raptors Lowry è stato 6 volte All-Star partendo dal basso, da riserva di Jose Calderon nel 2012\13 dopo due fermate a Memphis e Houston. Nel 2017 è stato inserito nel terzo miglior quintetto stagionale NBA, una carriera che in futuro gli varrà certamente l’ingresso nella Hall of Fame del basket.
Una trade, per quanto probabile, non è però da dare per scontata. I Raptors (18-26) sono a sole 2 partite dell’ottavo posto a Est e a Lowry e compagni basterebbe agganciare il decimo posto per qualificarsi ai play-in. Nessuna delle squadre oggi davanti a Toronto (Bulls, Pacers, Celtics, Hawks) ha dato prova di essere una corazzata, i Raptors al completo possono valere anche il sesto posto ora in mano ai New York Knicks (22-22).
Masai Ujiri, presidente dei Raptors, valuterà le offerte e non intende cedere né Lowry né Powell a prezzo di saldo. Chi vorrà due giocatori importanti come loro dovrà pagarli, Kyle Lowry sarà comunque free agent a fine stagione e questo complica le trattative, tanto inciderà anche la volontà del giocatore.
Powell non si potrà permettere il lusso di “scegliere” la squadra di destinazione in caso di trade, il prodotto di UCLA è la miglior guardia\ala disponibile sul mercato e ha un contratto vantaggioso, in scadenza nel 2022 e con una player option. “Le mie radici sono qui“, spiega “Io ho dato tutto per questa squadra e vorrei restare qui. Non cerco altre squadre in cui vorrei giocare (…) ma so che è un business e sono che i sentimenti non contano, le persone deputate a prendere le decisioni prenderanno le decisioni più adatte per la squadra. E tu devi essere in grado di incassare il colpo e andare avanti. Io? Ho dato tutto qui e non c’è altro posto in cui vorrei giocare, mi spiacerebbe che tutto finisse con una trade“

