Il Fiserv Forum di Milwaukee sarà pronto a esplodere quando Bucks e Suns scenderanno in campo per gara 6 delle finali NBA 2021, con la squadra di Giannis Antetokounmpo e compagni in vantaggio per 3-2 nella serie e con la possibilità di vincere in casa il secondo titolo NBA della loro storia, a ben 50 anni dal primo.
Un onore, e anche un onere per i Bucks che hanno ribaltato la situazione dallo 0-2 al 3-2 con tre vittoria di fila, ma che potrebbero avvertire della naturale tensione a pochi passi dal traguardo.
E’ quello in cui sperano perlomeno i Suns, battuti in volata a Phoenix in gara 5 dopo aver quasi compiuto una rimonta disperata. Solo la grandezza di Jrue Holiday ha impedito probabilmente a Devin Booker di segnare il canestro del +1 a 16 secondi dal termine, la partita è invece finita con Holiday e Antetokounmpo a confezionare i 10 secondi di basket tra i più memorabili della storia recente delle NBA Finals.
La legge dello sport mondiale vuole che, dopo una “mazzata” del genere, trovare energie per risalire e vincere una serie di playoffs NBA sia impresa davvero ardua. Eppure gli stessi Bucks l’hanno compiuta al secondo turno contro i Nets: beffata da Kevin Durant in gara 5 a Brooklyn, Milwaukee ha finito per vincere gara 6 e gara 7 in trasferta per passare il turno.
Per i Phoenix Suns c’è però una questione tattica che nelle ultime tre partite della serie è diventata quasi irrisolvibile: come contenere il big three dei Milwaukee Bucks?
Bucks-Suns, la preview di gara 6: come Phoenix può vincere la partita
I Suns hanno un problema enorme in questa serie: il plus\minus dei minuti giocati senza Devin Booker in campo recita -31 dopo 5 partite.
In gara 5 dopo un primo quarto da 37-21 Suns, Milwaukee ha approfittato del giro di riposo in panchina di Booker (bello lungo, da 6 minuti) per un parziale da 25-12 che ha rimesso in gara i Bucks. Booker in panchina non ci è più tornato per l’intera partita e Phoenix è andata vicinissima alla rimonta.
Monty Williams ha tentato di risparmiare qualche minuto a Chris Paul, che è rimasto in campo per 35′ in gara 5. Una mossa che ha pagato, con CP3 arrivato più fresco nel quarto quarto e che ha segnato 11 punti, e che Williams riproporrà probabilmente in gara 6.
Paul ha 36 anni e va gestito, dopo una stagione lunga e faticosa. Chi può permettersi di non pensare alla fatica è il 25enne Devin Booker, che – partita permettendo – non ci stupiremmo veder andare the distance, ovvero in campo per 48 minuti in gara 6.
Tenere sempre in campo Booker presenta però dei rischi difensivi. Il figlio dell’ex Olimpia Milano Melvin Booker ha la responsabilità di marcare spesso uno tra Jrue Holiday e Khris Middleton, e in gara 4 i problemi di falli lo hanno limitato dopo un terzo quarto da 18 punti segnati. Per Williams è quasi impossibile “nascondere” in difesa sia Paul che Booker contemporaneamente, e oltre al rischio falli vi è quello di vedere un Devin Booker boccheggiante proprio al momento peggiore, ovvero un finale punto a punto.
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Dunque, come possono i Phoenix Suns resistere ai minuti in cui Booker è in panchina, e quando dall’altra parte almeno due tra Holiday, Middleton e Antetokounmpo sono in campo?
Una risposta potrebbe risiedere nel 13 su 19 con cui i Suns hanno tirato da tre punti in gara 5.
68.4% da tre, un dato probabilmente mai visto in una partita recente di finali NBA, da quando il tiro da tre punti è diventato predominante. A stridere in una statistica del genere sono i soli 19 tentativi, però. I Milwaukee Bucks hanno concesso 34.6 tiri da tre punti a partita ai loro avversari in questi playoffs, ma soli 29.4 ai Suns in finale. Nelle ultime tre partite il dato è sceso addirittura a 24.3 tiri di media, ma col 39.7%!
I Bucks sono stati bravissimi a limitare i tiri da tre punti avversari (tratto difensivo tipico delle squadre di Mike Budenholzer, di scuola Spurs) ma la percentuale dei Suns sembra gridare a Williams, Paul e Booker: “Qualsiasi cosa accada, tirate di più“.
Devin Booker, uno dei nuovi maestri del gioco midrange, ha tentato sole 7 triple nelle ultime due partite (2 su 7), ai playoffs la sua percentuale da tre punti è appena discreta, 33.8%. In gara 6 e soprattutto nell’ultimo quarto, Booker è finito spesso “in bocca” alla difesa dei Bucks che lo aspetta ai gomiti e dai 4-5 metri, la sua “mattonella” preferita in attacco. Il risultato? 5 su 16 dal campo nei tiri presi nello spazio tra l’area dei 3 secondi difensivi e la riga dei tre punti.
In gara 6 Booker potrebbe provare a saggiare perlomeno la sua mano dalla distanza: un paio di triple ben assestate potrebbero avere l’effetto di aprirgli grandi spazi in attacco.
Dove però i Suns devono fare meglio è nel creare buoni tiri per giocatori come Mikal Bridges, Cam Johnson, Jae Crowder e Torrey Craig. L’attacco dei Suns gira al massimo quando genera tanti tiri dagli angoli, soluzione che Milwaukee è riuscita a togliere quasi del tutto a Phoenix (solo 2 in gara 5!). Parte della responsabilità è stata però di Chris Paul.
CP3 ha chiuso con una sola palla persa, ma in almeno tre occasioni un suo passaggio mal eseguito verso Cam Johnson e Jae Crowder ha impedito ai Suns di tirare, dopo essersi costruiti un vantaggio. Chris Paul e Booker sono due grandi creatori di gioco dal pick and roll, per Paul questa serie è una delle più dure mai giocate con difensori alti e grossi che lo aspettano dietro a ogni blocco, e pochissimo tempo per prendere una decisione.
Booker e Paul hanno chiuso gara 5 con 5 su 8 da tre: perché non iniziare particolarmente aggressivi da dietro l’arco in gara 6? In gara 2 i Suns hanno segnato 20 triple, Milwaukee teme che Phoenix possa accendere la miccia da tre punti e come accaduto nella seconda sfida della serie potrebbe finire per “collassare” troppo su dei Booker e Paul particolarmente ispirati. Seppur nel solo primo quarto, in gara 5 ha funzionato.
La situazione ideale per i Suns per tentare il “blitz” in gara 6 risiede nella capacità di creare spazio, in definitiva, per Chris Paul e Devin Booker.
Serviranno tanti tiri (e tanti canestri) da tre punti che aprano la scatola difensiva dei Bucks, tempi ed esecuzione dei passaggi impeccabile nel servire Deandre Ayton a centro area sui cambi difensivi (Milwaukee è stata fin qui efficace nel rendere quasi ogni tiro da sotto di Ayton un’avventura: 4.7 tiri di media nella “restricted area” per il lungo dei Suns, esattamente come Jrue Holiday, che è una guardia).
Quando Ayton riceve a centro area e si gira, davanti a sé trova spesso 2-3 difensori in aiuto. Questo significa che qualcuno negli angoli è probabilmente libero, e in gara 2 due triple decisive di Chris Paul sono arrivate in situazioni analoghe. Ayton deve provare ad alzare la testa e tornare a punire gli aiuti forti su di lui, giocando “da sponda”.
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