Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsMiami HeatMiami Heat, la free agency è stata davvero un successo?

Miami Heat, la free agency è stata davvero un successo?

di Francesco Catalano
miami heat

La free agency NBA 2021 non ha fatto nemmeno in tempo ad iniziare che subito è esploso il primo colpo: Kyle Lowry ai Miami Heat. Poi ecco che sono arrivati dettagli: sign-and-trade che ha spedito Goran Dragic e Precious Achiuwa in Canada.

E fin qui si potrebbe davvero esultare, ma prima di farlo serenamente è interessante dare un’occhiata al contratto e alle cifre che l’ormai ex Raptors andrà a percepire in Florida. Lowry, infatti, ha firmato un triennale da 90 milioni di dollari… che già sono tanti soldi, ma per un 35enne lo sono ancora di più.

Non è nemmeno troppo vera la vulgata secondo cui Lowry sia un giocatore finito o in netta fase calante. E’ un giocatore che ha perso un po’ di smalto (com’è giusto che sia a 35 anni), ma che ha dimostrato di saper comunque giocare ad altissimi livelli (vedi la cavalcata dei Raptors nel 2020 nella bolla di Orlando; mentre la passata stagione fa poco testo vista l’aria che tirava presso Toronto – o meglio, Tampa Bay).

Bisogna poi valutare se Lowry sia davvero un upgrade rispetto a Goran Dragic. Ovviamente lo è per quanto riguarda la leadership e la fase difensiva: l’ex Raptors è un mastino della difesa, mentre lo sloveno riesce solo ad arrabattarsi in qualche modo nella sua metà campo. Tuttavia, in attacco le cose cambiano: Dragic era una delle fonti primarie di punti per gli Heat con la sua versatilità tra tiro dall’arco e penetrazioni a canestro per non parlare delle sue maggiori doti di playmaking. Lowry, dal canto suo, è un attaccante mediocre con poco tiro e visione di gioco non così eccelsa. Chiariamoci subito: non è un creatore di gioco, o almeno non lo è quanto Dragic.

La volontà degli Heat probabilmente è stata quella di scegliere un nome forte, che porta in dote tanta “garra” e tanta voglia di vincere, però non è che detto che sia stato per forza un grande affare. Anzi, a quelle cifre può essere che non lo sia stato. Domanda provocatoria: Lowry vale ancora 30 milioni a stagione?

Free agency Heat, le cifre del rinnovo di Duncan Robinson sono folli?

Un quinquennale da 90 milioni non è cosa da prendere alla leggera: significa legarsi a doppio nodo con un giocatore. E il giocatore di cui stiamo parlando è Duncan Robinson. Il quale si può riassumere in pochissime parole: tiratore cristallino, ma solo quello. Davvero solo quello.

Robinson è un tiratore letale dall’arco, però per stare in campo deve mantenere delle buone percentuali (cosa che nella scorsa stagione ha fatto sì e no rispetto a quella precedente). Se in attacco non ti dà quel qualcosa, allora diventa una tassa troppa salata da pagare. Il ragazzo da Michigan State, infatti, in difesa rasenta l’impalpabilità: spesso sono troppi gli sforzi di Spoelstra per tentare di nasconderlo agli avversari che vorrebbero attaccarlo sistematicamente. Insomma, tutte queste mancanze e questi limiti valgono i quasi 18 milioni a stagione? Mah…

Ottimo, invece, il biennale da 15 milioni firmato da PJ Tucker. Veterano, reduce dal titolo con i Milwaukee Bucks, che sa fare tante cose e le sa fare bene: leadership, difesa arcigna, tiro dall’arco e lotta a rimbalzo. Insomma, un giocatore che in squadra fa sempre comodissimo. E’ delle ultime ore, poi, la notizia della firma di Markieff Morris: presa giusta, che va ad allungare il reparto ali degli Heat (quel reparto che quest’anno era più vuoto ed ha fatto più fatica).

Da segnalare, inoltre, le uscite di Kendrick Nunn che ha firmato con i Lakers (qui non ci sono troppi rimpianti: Nunn ha dimostrato di essere un giocatore con tanti limiti), di Nemanja Bjelica (che ha firmato al minimo con gli Warriors) e di Victor Oladipo che è ancora senza contratto ma sembra fuori dal progetto Heat.

La panchina a disposizione di Spoelstra, ai nastri di partenza, non appare eccelsa ma potrebbe rivelarsi sufficiente per arrivare fino in fondo. Dewayne Dedmon porta solidità sotto al ferro, mentre Gabe Vincent, KZ Okpala e Max Strus hanno fatto vedere di poter giocare diversi minuti in modo qualitativo, ma ancora delle perplessità rimangono. Il vero colpo per Miami sarebbe quello di revitalizzare Tyler Herro che, dopo una stagione stratosferica nella bolla di Orlando, ha passato un’annata incolore più a causa di alcuni demoni personali che per ragioni tecniche: sarebbe il sesto uomo designato della squadra.

Riassunto? I Miami Heat 2020/21 sembrano essere una squadra con tanta “garra” (forse troppa: tanti cagnacci come Lowry, Butler e Tucker, ed uno che potrebbe subirli come Adebayo) e tantissimo senso di abnegazione e di sacrificio. C’è anche la qualità, ma il segno distintivo di questo gruppo sarà la tenacia, la rognosità.

Quindi free agency convincente? . Sono stati spesi tanti soldi, forse troppi per giocatori che non ne valevano forse altrettanti. Per il resto, come sempre, bisognerà aspettare la parola del campo.

You may also like

Lascia un commento